Imparare ad andare a letto presto..

 

Insegnare ai piccoli ad andare a letto presto è un’impresa che tocca ai genitori ma come tutte le cose, se imparate da piccoli diventano meccanismi naturali e automatici. “Mia figlia prima delle 23.00 non si spegne, è impossibile!”. Quante volte ascoltiamo frasi di questo genere. Di seguito riportiamo alcuni punti che secondo la nostra esperienza sono fondamentali per impostare nuovi atteggiamenti educativi utili a migliorare la relazione:

1. Cari genitori la parola impossibile non esiste: col tempo, con perseveranza e con il ragionamento si possono fare grandi cambiamenti da un punto di vista educativo

2. Non è il bambino a decidere quando andare a nanna, ma è l’adulto che deve intuire quando è il momento adatto, creando dei rituali che aiutano il piccolo, senza tensioni e ricatti.

3. È importante mantenere un atteggiamento coerente e non cambiare idea in base alle reazioni del bambino. Andare a nanna non deve essere una tragedia, né tantomeno deve essere vissuta come una punizione. Si tratta di un bisogno fisiologico da rispettare.

4. Trasformare i possibili lamenti e reazioni contrarie in giochi e scherzi affettuosi in grado di valorizzare la vostra azione e fare in modo che diventi progressivamente veloce e rapida; l’utilizzo della stessa musica o della storia è utile all’ inizio per riconoscere il momento dell’addormentamento.

Avanti, e buon lavoro!

 

Lettone: si o no?

lettoneIl tema del lettone è sempre molto dibattuto: ci sono i sostenitori e gli oppositori che si confrontano ogni giorno su questo argomento così caro ai genitori. Chi lo favorisce pensa che:

  • il cosleeping sia un buon metodo di condivisione affettiva
  • sia comodo per evitare di perdere totalmente il sonno
  • sia utile per non far piangere tutta la notte il bambino (come invece suggeriscono certi libri che sono diventati famosi in tutto il globo)

Chi invece è fermamente convinto che condividere il lettone con il proprio figlio sia una cosa di evitare ritiene che:

  • abitui male il bambino
  • sia dannoso per l’autostima (un figlio si convince che senza i genitori non è in grado di affrontare la notte)
  • sia dannoso per la coppia
  • non si riesca a dormire nulla comunque

Noi riteniamo che sia importante che il piccolo sia abitui da subito a dormire nel suo lettino, se possibile nella sua stanzetta, ma certamente bisogna ricordarsi che esistono le eccezioni che confermano la regola! Infatti quando il piccolo è malato o particolarmente scombussolato per qualcosa che è avvenuto nella sua quotidianità, è importante accoglierlo nel proprio letto facendogli sentire la vicinanza di mamma e papà. E voi, da che parte state??!

#MI – Le difficoltà della nanna: come trascorrere una notte serena

nannaEccoci ad un ciclo di incontri rivolti a Mamme e Papà su temi inerenti lo sviluppo dei bambini e le difficoltà che si possono riscontrare. Il primo appuntamento riguarda la nanna: come preparare i bambini fin da piccoli a stare nel loro lettino evitando così il passaggio nel lettone?

Marta (pedagogista) e Sara (psicologa infantile) di MammeCheFatica proveranno a rispondere a questa e altre domande, dando suggerimenti utili per ritrovare la tranquillità di una notte riposante.

Non perdetevi anche i prossimi appuntamenti a febbraio e a marzo su capricci e pappa!

 

#RM – “Come fare bene la nanna e imparare a dormire tutta la notte”

nanna gymboLa pedagogista di MammeCheFatica, Mata Stella Bruzzone, aspetta tutti i genitori per un incontro sul tema della nanna. Si parlerà dell’addormentamento, del significato di alcune difficoltà del sonno e si troveranno assieme le strategie più adeguate per far dormire serenamente il proprio bambino. E’ necessaria la prenotazione. Non mancate!

Lettone sì o no?

 

Ognuno ha il suo pensiero..secondo MammeCheFatica la cosa migliore sarebbe che il piccolo dormisse dal primo giorno nella culla nella sua cameretta. Se non fosse possibile perché non si dispone di due stanze, allora provate a creare comunque una separazione fisica (che ne rispecchia una mentale fondamentale) fra l’ambiente in cui dormono i genitori e quello del bambino. Come resistere ai suoi pianti notturni? Questo in qualche modo è un “ricatto” che scaturisce dal comportamento stesso di Mamma e Papà. Cioè il bambino ha capito che in risposta al pianto c’è il lettone, dunque insiste fin quando non ottiene quello che desidera. Meglio dunque consolarlo, calmarlo, ma senza portarlo con sé nel letto matrimoniale perché è importante per lo sviluppo che un bambino impari ad affrontare la solitudine, la separazione e anche l’esclusione dai genitori. Ovviamente ci sono le eccezioni alla regola da valutare di volta in volta!

..SHHHHHHHHH…Sogni d’oro!

Mamma, che sonno!! (parte I)

 

I bambini anche molto piccoli sono sensibili alle sensazioni e alle emozioni dell’ambiente che li circonda, come se registrassero lo stato di serenità o di  tensione familiare.
È normale, dunque, che tutto ciò che si verifica durante la giornata si rifletta sul sonno e sui sogni. Se il clima che respira in famiglia non è rilassato, gli sarà più faticoso addormentarsi e sognare bene. Se invece il bambino dorme “troppo” può dipendere dal suo ritmo biologico o da una fase evolutiva particolare che sta attraversando in quel momento.
Situazioni specifiche che in qualche modo interferiscono con il sonno del bambino sono:

  • la crescita dei dentini;
  • lo svezzamento;
  • le visite pediatriche;
  • le vaccinazioni;
  • la nascita di un fratellino;
  • l’inserimento al nido;
  • alla materna;
  • un trasloco…ma anche le vacanze.

Come fare quindi se si sveglia nel cuore della notte piangendo?
L’unica soluzione è quella di consolarlo, rassicurarlo sulle sue paure, di giorno stargli  vicino, giocare con lui e parlargli in modo adeguato all’età per stemperare le ansie.