Su Gioia si dice che..

gioiaIn treno, tra una mail e l’ altra si sfoglia la rivista Gioia e zac: si legge l’ editoriale di M.Elena Viola e ci si  riflette fino all’ arrivo in  Stazione Centrale. Aveva ragione B.Bettelheim a dire che il mestiere del genitore è davvero qualcosa di complicato…leggete qui: “C’era un tempo in cui i bambini facevano i bambini. Abitavano un loro mondo, dove i grandi non entravano. Era un mondo di giochi da bambini, sogni da bambini, pensieri piccoli e immensi, gioie improvvise, paure deflagranti, ozi favolosi e segreti, belli e brutti. Anche ora i bambini, soprattutto quelli che bambini non lo sono quasi più, hanno i loro segreti, ma sono segreti dentro i quali si perdono, a volte, in mancanza di qualcuno a cui dirli per renderli meno spaventosi. Piuttosto li condividono sui social. E diventano segreti mancati, o richieste d’ aiuto lanciate nel vuoto. Ecco i bambini di oggi mi sembrano più soli. Anche se ci sforziamo di essere genitori più attenti e consapevoli dei nostri, più tolleranti e comprensivi, più ‘imparati’, con tutti i manuali di pedagogia tascabile che ci siamo letti. E’ che nel tentativo di comprendere più che educare, assecondare più che guidare, compiacere più che vietare, abbiamo un po’ abbassato la guardia…”

Vi ritrovate anche voi? Dal nostro punto di vista psicopedagogico il quadro sociale sopra narrato ci appare reale e vero. Cosa possiamo fare in concreto per restituire ai nostri bambini un tempo più vero, una dimensione da bambini? Iniziamo a giocare, condividere e dialogare. Questo vale per tutte le fasce di età. Dalla prima infanzia all’adolescenza e oltre..#crediamocinsieme #grazieGioia