Quando e perchè chiedere aiuto per i figli

genitori da psicologaTutti, prima o poi, incontrano nella loro vita delle difficoltà, come donne, uomini, ma anche come madri e padri. Essere genitori è un mestiere meraviglioso, ma difficilissimo: si deve imparare a conoscere il proprio bambino, che a volte è così diverso da come ce lo siamo immaginato o come speravamo che fosse. Con la crescita poi si incontrano frequentemente ostacoli che possono sembrare insormontabili se non veniamo capiti dagli altri, ma anzi ci sentiamo giudicati. Ecco che allora è importante interrogarsi, farsi delle domande e valutare la possibilità di chiedere un parere ad un esperto. Non perchè noi non ce ne intendiamo o non siamo all’altezza della situazione, ma perchè siamo talmente “dentro” al problema, che abbiamo la vista offuscata e solo un estraneo, competente, può aiutarci a trovare la giusta strada da percorrere.  Chiedere aiuto non significa essere incapaci di risolvere la questione da soli, ma, anzi, implica coraggio, maturità e responsabilità nei confronti dei nostri figli.

La mission di MammeCheFatica è proprio quella di sostenere la genitorialità attraverso colloqui psicologici individuali (anche via skype) ed osservazioni sui bambini per valutazioni psicodiagnostiche. Per maggiori informazioni scrivete a: info@mammechefatica.it

Fare i compiti insieme è una lotta!

studioSpesso capita che i genitori non riescano ad aiutare serenamente i figli nel fare i compiti. Non perché non siano in grado o non abbiano gli strumenti giusti per farlo, ma semplicemente perché tra genitori e bambini è frequente che si instaurino delle lotte continue che portano solo confusione e nervosismo. oppure spesso i genitori tendono involontariamente a sostituirsi ai bambini, non facendo sperimentare loro anche l’errore e la frustrazione. Qual è quindi la soluzione ideale? Farli aiutare da qualcuno di esterno, che sia un amico di famiglia o una ragazza o un ragazzo che sappia approcciarsi correttamente ai bambini insegnando loro il metodo di studio più adatto a quella specifica situazione. A maggior ragione è importante chiedere aiuto a professionisti esterni nel caso di disturbi specifici dell’apprendimento dove è necessario un bagaglio teorico maggiore per venire incontro alle difficoltà del bambino.

Come capire se mio figlio è iperattivo? (parte I)

 

La diagnosi di iperattività, emessa non prima dei 7 anni, naturalmente tocca ad un esperto (psicologo o neuropsichiatra infantile). Il genitore tuttavia può capire se i suoi timori sono fondati o no e dunque procedere con una valutazione psicodiagnostica affidando il proprio bambino nelle mani di un professionista. L’iperattività non è solo una questione di vivacità, ma è un disturbo dall’esordio precoce (intorno ai 5 anni) caratterizzato da una tendenza a cambiare di continuo attività senza terminarla mostrando quindi un’incapacità a perseverare in quei compiti che implicano un impegno cognitivo. I bambini iperattivi inoltre spesso mettono in atto azioni poco regolate ed organizzate caratterizzate da impulsività e imprudenza. Più che disobbedienti si può dire che non si soffermino abbastanza prima di commettere una qualche infrazione perciò vengono spesso ripresi. Per queste caratteristiche vengono talvolta isolati dai loro coetanei, cosa che non fa che peggiorare la loro giò scarsa autostima.