La solitudine dei bambini a casa…

Tempi bui per i bambini (e i genitori!) a casa alle prese con la DAD e il peso di giornate infinite  a dir poco strane. Bisogna fare i conti con il senso di solitudine e smarrimento dei bambini che dietro uno schermo cercano di riempire un grande vuoto. Se possibile coinvolgeteli anche in altre mansioni casalinghe, come occasione per stare un po’ con loro tra una call e l’altra e organizzate insieme a loro questa nuova quotidianità cercando comunque di darle un senso. Anche se in casa è importante comunque non sottovalutare l’aspetto dell’igiene personale e del prendersi cura: da un punto di vista mentale “il tenersi” è un gesto pratico per cercare comunque di non appiattirsi e imbruttirsi troppo ricordandoci che i bambini e i preadolescenti assorbono dai nostri comportamenti e da come ci poniamo noi in primis. Non si tratta di doversi vestire e abbandonare la comodità della tuta ma nemmeno non lavarsi neanche i denti perché tanto si sta in casa!. Fate spazio anche ai giochi da tavolo, alle carte e agli Shanghai come pausa alternativa allo smartphone. Inventate cacce al tesoro. Piccole gare per riordinare al meglio la stanza e tutto ciò che vi viene in mente: offrite loro tante piccole idee e proposte quotidiane per saper trasformare insieme l’ordinario in straordinario. 

Buon 8 Marzo

Auguri a Tutte le Donne: a quelle adulte ma anche a quelle che lo diventeranno presto e alle più piccole! L’8 Marzo vuole essere una giornata simbolica che è sempre bene ricordare (al di là del valore commerciale della Mimosa) in particolare come riflessione sulla posizione della Donna e della figura femminile in genere con un riferimento specifico e doveroso anche al tema delicato e spinoso dei femminicidi e della violenza contro le donne che crediamo fortemente debba essere discusso e affrontato da noi tutti e restituito ai bambini con parole adatte all’età e alla loro fase di sviluppo. Parlatene e affrontate questi temi a scuola, a casa e quando vi capita.  Devono diventare pane quotidiano per tutti, e per tutti intendiamo anche gli uominipapà inclusi. Tutti dobbiamo sentirci responsabili verso queste tematiche e se può servire allora si, sfruttiamo i simboli e le date per far parlare e far sentire la nostra voce.

 

Scuole chiuse: ci risiamo

Scuole chiuse per diverse regioni. Ci risiamo. Immaginiamo il disagio per tantissime famiglie che dovranno organizzarsi improvvisamente nella gestione dei figli ancora piuttosto piccoli, dato che le scuole dell’Infanzia sono anch’esse chiuse. Si ricomincia con una settimana difficile tra DAD da incastrare e gestione dello smartworking e del resto. * Il nostro pensiero va: a tutti i bambini e ragazzi che si sentono ancora una volta esclusi e poco considerati e a tutti i genitori e le famiglie che devono ingegnarsi nel trovare la soluzione migliore per gestire questa situazione. Ancora una volta dipende tutto dalle forze e dalle risorse delle famiglie, ancora una volta nessuno pare preoccuparsi delle conseguenze che questa situazione può determinare in particolare nelle adolescenze più fragili. State vicino ai ragazzi: condividete e dialogate, accogliete rabbie e silenzi. Date loro l’esempio e responsabilizzateli anche in casa. Devono comunque – anche se in modo più rilassato – prendersi cura di loro e degli altri membri della famiglia per come possono. (i gesti pratici come buttare la pattumiera o preparare la tavola o riordinare la stanza) sono fondamentali come gesti di presenza e collaborazione ad esempio.

* Come ci ricorda una nostra follower segnaliamo che si può richiedere la scuola in presenza per esigenze familiari e per bambini con bisogni educativi speciali.

Preparare i bambini al cambiamento

  • Preparare e allenare i bambini al cambiamento è sempre importante se consideriamo tutti gli imprevisti che la vita ci riserva. Già ma come si può fare per farli sentire comunque sicuri per qualcosa che non conoscono? Sicuramente valorizzare e promuovere un atteggiamento curioso anche nei confronti della novità partendo sempre da dettagli piccoli e per questo più accettabili e comprensibili. Per i più metodici e poco inclini alla flessibilità inventare delle storie dove vi sono dei personaggi che devono affrontare delle novità può essere un gioco a costo zero fatto mentre si cammina o si è in macchina ad esempio. L’adulto può dare delle tracce o delle parole e il bambino inventa oppure a turno ognuno dà il suo contributo. (Può anche contenere un problema o una criticità che stiamo sperimentando anche noi in questo periodo)
  • Raccontare anche la nostra esperienza in modo diretto può essere utile.  “Sai che anche io quando avevo la tua età facevo fatica ad accettare le cose nuove? Persino i biscotti a colazione dovevano essere sempre quelli figurati il resto..!”.
  • È importante per far capire al bambino che non è l’unico a sentirsi a disagio per le situazioni nuove ma che capita a tutti e capiterà tante volte anche crescendo
  • Rassicurarlo sul fatto che “una soluzione si trova”. Una frase che è bene avere in testa (come una sorta di mantra!) che deve servirci per dare e darci coraggio e forza soprattutto nelle situazioni nuove che possono metterci a disagio e per questo preoccuparci maggiormente
  • Ricordarsi insieme come ci sentivamo quando ci si trovava di fronte a una situazione nuova che ci spaventava e come è stata affrontata

Bravo,anzi Bravissimo

“Ma che bravo che sei, bravissimo” quante volte al giorno diciamo al nostro bambino questa frase? È importante lasciare un rinforzo positivo ma senza esagerare troppo.  Ci sono azioni, gesti, movimenti che una volta interiorizzati vengono spontaneamente in modo automatico e per i quali non ha senso esclamare “bravo” e invece vi sono tutta una serie di conquiste quotidiane o di dettagli che fanno la differenza e che se valorizzati possono essere un ottimo feedback per migliorare e crescere potenziando il senso di sicurezza e autostima. Quando vi è una conquista significativa: verbalizzarla più volte nel corso dei giorni è sempre piacevole e significativo sia al nido che a casa. Battere le mani, complimentarsi e lodare il piccolo è fondamentale per offrirgli più sicurezza ma non deve essere un atteggiamento ricattatorio: deve emergere il piacere della scoperta e della conquista. (Il piacere quindi di provare e riprovare a prescindere senza il bisogno esclusivo di una continua e incessante conferma da parte dell’adulto su tutto). Ogni tanto è importante fermarsi un attimo e chiedersi: ha senso continuare a dire sei stato bravo? O corrisponde di più a un nostro bisogno di conferma???? Sappiamo che non è facile rispondere a questa domanda ma provare a sviluppare una certa consapevolezza in merito è fondamentale per scindere le esigenze specifiche del bambino dalle nostre….

Non parla ancora: come fare

 

Un altro tema molto cliccato riguarda il linguaggio, più precisamente la frase “il mio bambino non parla ancora”. Molti genitori si preoccupano molto e cercano in rete eventuali suggerimenti. Di seguito scriviamo alcuni punti importanti di cui tenere sempre conto, primo tra tutti: evitare di fare paragoni tra fratelli o pari perché davvero ogni bambino ha i suoi tempi dettati da una serie di fattori socioambientali. Il linguaggio si forma prima nelle mente del piccolo poi si esprime con le prime parole e i primi tentativi che non devono essere mai corretti o forzati. Provate nel frattempo a stimolare e ancora meglio incuriosire il piccolo verso il linguaggio raccontando sempre ciò che state per fare “adesso ci prepariamo per la nanna, ci cambiamo e poi una filastrocca” “oggi sei in po’ stanco eh, dai che domani sarai in forma” provando a interpretare anche gli stati d’animo del piccolo che ancora non riesce ad esprimerli con le parole. Il racconto di storie brevi e di canzoncine rappresenta un ottimo esercizio: va fatto in modo quotidiano, più volte al giorno, ripetendo sempre la stessa melodia per un certo periodo per aumentare la capacità di concentrazione e di ascolto. Non forzate mai il bambino anche più pigro perché potrebbe reagire al contrario delle vostre aspettative. Dategli il giusto tempo continuando invece a proporre racconti interessanti e prestando attenzione alla scelta dei vocaboli. Evitate di storpiare le parole e i termini e esprimetevi sempre in modo chiaro per favorire un miglior ascolto e comprensione. Quando il piccolo si sentirà pronto inizierà a trovare piacere nell’ elaborare le prime parole che si faranno sempre più complesse e articolate nel corso dei mesi.

Promuovere l’autonomia fin da piccoli

Promuovere l’autonomia fin da piccoli è importante per favorire il senso di curiosità verso le cose e il mondo che li circonda. Il senso di autonomia si misura attraverso tanti punti di vista: acquisire una maggiore sicurezza nella posizione seduta, provare a muovere i primi passi, sperimentare le prime parole, giocare con ciò che è a disposizione, accettare i primi distacchi dalla figura materna ecc. Incoraggiare e promuovere l’autonomia significa anche favorire e incentivare una maggior sicurezza e disinvoltura nell’affrontare le relazioni con il mondo adulto e con i pari. Quando e come va promossa? Si può iniziare fin da subito offrendo sempre tanto senso di sicurezza e protezione al piccolo, anche a parole e a seconda dell’età organizzare dei momenti di gioco in cui il bambino ha la possibilità di sperimentare, di fare e disfare e ha come regia la figura genitoriale pronta a incoraggiare, dare fiducia e apprezzare ciò che sta facendo. Solitamente se vi è questo approccio di sicurezza in casa il bambino riesce a sentirsi pronto a vivere nuove esperienze anche in ambienti nuovi o che conosce meno. Ricordiamo che i piccoli non funzionano a comando..“adesso stai qui e fai così” non ha molto senso poiché viene vissuto come un rimprovero e una costrizione e il bambino può avvertire il senso di abbandono della figura genitoriale/che si sta prendendo cura di lui. Meglio proporgli un’attività o un gioco e spiegargli sottovoce ciò che avverrà, valorizzando sempre il senso di scoperta e conquista che sta alla base di ogni processo di crescita. Cosi’ che la stessa azione può essere ripetuta quotidianamente nel tempo e questo  permette anche al bambino stesso di sentirsi contento e pienamente soddisfatto per ciò che ha imparato, anche da un banale infilo e sfilo un paio di scarpe!

 

Smartphone: bambini e preadolescenti

Sulla base dei fatti di cronaca dei giorni scorsi (la morte della bambina di 10 anni a Palermo) occorre una riflessione collettiva sull’uso e sul significato dei vari dispositivi ai bambini e ragazzi. Purtroppo l’utilizzo e anche per tante ore consecutive è diffusissimo. Si tratta di un atteggiamento ormai consolidato da tempo al quale ci è completamente sfuggito di mano il controllo. Cosa può fare l’adulto? Come può intervenire? Il compito dell’adulto non consiste- come si pensa- di controllare e peggio ancora di spiare ciò che fa il bambino, piuttosto di attivare un continuo rapporto basato sulla fiducia e sul dialogo che deve iniziare già durante la Prima Infanzia. Inutile negare la realtà, dove siamo tutti alle prese con cellulari, smartphone e compagnia bella (non solo per lavoro ma anche per svago e noia). Proviamo invece a far capire loro quanto è importante e necessario valorizzare i rapporti umani (con la famiglia, i pari,la scuola ecc) e dare sempre loro la priorità. Isolarsi e rifugiarsi su internet per ore non è salutare per nessuno. Meglio creare i presupposti per una passeggiata insieme o trascorrere del tempo con i pari facendo qualcosa in grado di coinvolgerci in modo attivo e concreto.

  • Il tempo che si trascorre sui dispositivi invece va mediato e organizzato insieme a seconda dell’età e delle necessità accettando il monitoraggio dell’adulto (non tanto per dare limiti autoritari piuttosto per proteggere il minore). 
  • Non deve mai essere vissuto come un elemento fondamentale e indispensabile alla nostra esistenza ma come un elemento aggiuntivo dal quale dobbiamo e possiamo staccarci senza sviluppare forme di dipendenze e isolamento.

 

 

Come spiegare la morte e la perdita ai bambini

In questo lungo e faticoso periodo storico post Covd uno degli argomenti più richiesti è stato ed è tutt’ora quello riguardante il concetto della perdita e della morte di una persona cara. Come spiegare tutto questo ad un bambino piccolo? Aspetto che mi faccia la domanda e intanto passa il tempo oppure glielo dico? E se poi soffre di più? Questi e altre ancora sono gli interrogativi più ricorrenti. Premesso che trattare questo argomento non è mai semplice, perché comunque porta anche l’adulto su un piano di sofferenza e di dolore, crediamo sia fondamentale spiegare e raccontare al bambino a seconda della sua età con l’intento di dire sempre la verità senza dover nascondere la realtà circostante offrendo nel contempo un forte sentimento protettivo. Nella pratica suggeriamo di:

  • parlarne insieme in un tono sempre tranquillo
  •  accogliere tutte le domande anche le più strane e misteriose
  • leggere insieme un libro che tratta questo argomento
  • spiegare che si tratta di un evento universale che ci riguarda tutti in quanto esseri umani
  • non vergognarsi di piangere o manifestare tristezza
  • salutare la persona cara in foto o al cimitero  e parlarle talvolta è un modo per sentirla sempre vicino
  • rassicurare e offrire protezione nei gesti e nella quotidianità nonostante la situazione
  • mettere in conto un periodo un po’ più difficile ed emotivamente complesso per tutti, piccoli e grandi necessario e fondamentale per elaborare il lutto

Come affrontare il distacco a casa (parte II)

Nel post precedente si parlava di come affrontare il distacco a casa in particolar modo dalla figura materna. Come può interagire invece la figura paterna/ i nonni ecc..? Sappiamo quanto sia difficile entrare in gioco, specie se il piccolo preferisce stare tra le braccia della mamma, ma talvolta può essere necessario. Quando prendete voi in mano la situazione fate capire che non siete da meno, sottolineando sempre che la mamma arriva, (evitando di distrarre senza spiegarne il reale motivo). 

  • E’ importante che il bambino senta e percepisca la vostra sicurezza.
  • Proporre una canzoncina o un rituale già conosciuto aiuta inevitabilmente ad entrare più velocemente in sintonia (come ad esempio il gioco del cucù, le bolle di sapone)
  • Il bambino non ha bisogno di premi o regalini o biscotti:  ha bisogno di un adulto sicuro e rassicurante in grado di contenere anche il probabile pianto
  • Quando piange e piange forte occorre tenere duro e non andare in pezzi altrimenti il piccolo lo sente e piangerà ancora di più
  • Mai dire: “Basta piangere”. Piuttosto saper accogliere e accettare il pianto e riuscire a tradurlo in parole: se un bambino piange, un motivo c’è sempre. Va capito e aiutato a passare dalla dimensione malinconica ad uno stato di maggior fiducia e serenità anche in casa: provando a giocare e trascorrere del tempo insieme pur aspettando la propria mamma.