Mamme che fatica… farli mangiare! (parte I)

 

Care Mamme,
talvolta ci capita di incontrare madri molto preoccupate per il fatto che i propri figli fanno fatica a mangiare. Cosa fare in queste situazioni comprensibilmente allarmanti per una mamma? Prima di tutto consigliamo di rivolgersi al pediatra di riferimento del piccolo perché possa valutarne la situazione fisica globale. Se il medico non dovesse riscontrare problemi fisici (per esempio celiachia o problemi di deglutizione) è utile considerare il comportamento alimentare del bambino sotto una luce più psicologica. Ciò significa provare ad interrogarsi sul significato del comportamento del bimbo, che talvolta può rappresentare una sorta di messaggio rivolto ai genitori rispetto ad un malessere del suo mondo interno. In altre parole, una selezione atipica dei cibi, un rifiuto di mangiare con un genitore in particolare, o, ancora, un ostinazione nel non masticare possono rappresentare un segnale d’allarme da non sottovalutare (i bambini molto piccoli infatti non hanno ancora le parole per esprimere i loro disagi, ma utilizzano il pianto o il comportamento).

W le mamme…imperfette !!!

Vorremmo inaugurare questo blog con un concetto che ci sta molto a cuore e che, a nostro parere, non è mai abbastanza sentito dalle persone coinvolte, in quanto non legittimato dalla società in cui viviamo.

Secondo noi è importante che i genitori riconoscano di essere persone imperfette, con i loro pregi e difetti. Questo vale in particolare per le madri che inevitabilmente si sentono maggiormente coinvolte (e delle volte anche maggiormente responsabili) nella crescita dei propri figli.

Può sembrare banale, ma vi assicuriamo che le mamme si sentono perennemente in colpa per non essere all’altezza del loro difficilissimo compito: forse ripeterselo all’infinito guardandosi allo specchio può essere un buon inizio per convincersi davvero. La stanchezza e la sensazione di inadeguatezza sono percezioni assolutamente normali: ricordiamoci che colei che le sperimenta non è un extraterrestre, né un’incapace! Tutte le relazioni umane sono infatti caratterizzate da una sorta di ambivalenza affettiva, cioè dalla presenza di affetti completamente opposti e contradditori: attaccamento, cura, tenerezza, amore, ma anche rabbia, impotenza, solitudine, odio; tutte emozioni che generalmente nascondono la paura di non farcela.

Le mamme perfette, da pubblicità televisive non solo propongono un modello irraggiungibile e falso, ma sono anche quelle più nocive perché fanno inconsapevolmente soffrire di più il loro bambino. Infatti la tendenza alla perfezione compromette la sintonizzazione con i bisogni reali di un bambino piccolo. Inoltre il voler essere perfette implica anche un bassissimo livello di autostima spesso mascherato da un’apparente sicurezza.

Ricordiamoci invece che nessun bambino ha bisogno di genitori perfetti, ma dei propri genitori, che sono insostituibili, con le loro qualità, ma anche con le loro insicurezze e fragilità.

Si impara a fare il genitore dai propri errori e dalle proprie esperienze. Nei nostri asili c’è stato chiesto più volte (da madri completamente diverse fra loro): “Non esiste un manuale di istruzioni per l’uso?”. Purtroppo la risposta è negativa poiché il mestiere del genitore dipende da moltissime variabili che coinvolgono la sfera affettiva, culturale, sociale, ma anche dalla capacità di sintonizzarsi con il bambino che c’è in noi.

Cosa ne pensate? Anche voi avete sperimentato queste sensazioni?
Aspettiamo i vostri commenti !!!