Togliere il pannolino: come fare

Come fare a togliere il pannolino? Come fare a gestire questo cambiamento tanto atteso?

MammeCheFatica vi invita, se portate i vostri bimbi al nido, a seguire tutti i suggerimenti del vostro nido di riferimento per cercare di fare meno fatica, e mantenere una sorta di coerenza educativa che è fondamentale in questa avventura! Nonostante l’enfasi e la voglia da parte dei genitori di anticipare le tappe,prima di procedere è bene valutare se il bambino è obbiettivamente pronto e in grado di affrontare questo step. Ricordiamoci che i cambiamenti non avvengono mai in un giorno, ma necessitano di tempo.

  • anticipare al bambino che inizierà a togliere il pannolino per un po’ di tempo (15-30 min) la prima volta è sufficiente
  • sostenere il passaggio con un libretto che affronta la medesima tematica
  • non stressare il bambino con continue domande del tipo: “andiamo in bagno? ti scappa la pipì?” vi garantiamo per esperienza che la pipì non scappa mai se non dopo che ci si è bagnati concretamente, allora sì il piccolo realizza che la pipì è scappata sul serio. (“percezione dell’esperienza”)
  • è l’adulto che accompagna il bambino in bagno senza far troppo pesare questo gesto (altrimenti che entusiasmo potrà avere il bambino stesso nel fare la pipì in modo autonomo?”)
  • non vi è bisogno nè di premi nè di privazioni per affrontare il passaggio pannolino-water. Deve essere e diventare nel tempo un rituale il più spontaneo e naturale possibile.
  • procedete per gradi, senza fretta, e mantenete il pannolino per il pisolino pomeridiano e la fase notturna.
  • è sempre importante e mai scontato sostenere il bambino restituendogli fiducia ed energia (per lui è un momento nuovo che essere fonte di timori,paure come quella di affrontare o cadere nel water, come spieghiamo in altri post del blog)

La prima estate con il bebe’: dove andare

Prendiamo come spunto le vostre mail per rispondere in modo corale come affrontare la prima estate con un bebè. In primo luogo vi suggeriamo una località tranquilla e sicura (in Italia o all’estero) con una serie di servizi comodi e vicini, per fare in modo che possiate godervi anche il tempo senza dover faticare più del necessario. Se scegliete la casa di famiglia o dei suoceri fate in modo di pianificare la vacanza affinché rimanga tale, onde evitare inutili e fastidiosi nervosismi che inevitabilmente si ripercuotono sul vostro bambino e sul vostro benessere psicofisico. Se invece siete sole anche solo per qualche giorno o settimana, perché non organizzare la trasferta con un’amica? Potrebbe essere un modo anche per voi di farvi due risate in compagnia e non sentirvi sole e disorientate in un posto nuovo o diverso da casa. La prima estate deve essere il più possibile ‘rilassante’ e serena e deve offrirvi la possibilità di stare bene e al sicuro. Mare o montagna a seconda dei vostri gusti e opportunità, l’importante che il piccolo sia a contatto con la natura e respiri una buona aria, il più possibile fresca! In entrambe le soluzioni cospargete di protezione totale il vostro piccolo che non può certo permettersi scottature.

Fateci sapere le mete prescelte e se conoscete strutture specifiche per accogliere i piccoli ospiti come si deve non esitate a segnalarle!

 

 

 

Vaccinazioni: sono importanti

Alle continue domande che ci fate sulle vaccinazioni, rispondiamo in modo fermo e convinto: si, sono importanti. Ci sembra doveroso vaccinare i piccoli, per tutelarli e proteggere chi gli sta intorno, soprattutto se si tratta di altri bambini.

Le polemiche sui vaccini ci sono da tempo e non rappresentano di certo una novità. Serve una corretta informazione a riguardo e un senso di responsabilità verso chi non può scegliere. Le vaccinazioni sono importanti e costituiscono una forma di tutela per i piccoli che fanno ingresso nella comunità per la prima volta e a maggior ragione potrebbero ammalarsi con più facilità. Stando a contatto con tante persone e bambini ogni giorno da anni riteniamo sia un dovere impegnarsi nel condividere (anche gli eventuali timori) su questa tematica. Pensiamo però che il non vaccinare il proprio bambino non sia la soluzione al problema. “I vaccini sono in grado di conferire l’immunità contro agenti infettivi senza esporre ai gravi rischi per la salute che derivano dalle infezioni contratte naturalmente”. Far vaccinare il proprio figlio non rappresenta solo una responsabilità in termini individuali ma anche in termini sociali di rispetto dell’ altro, piccolo o grande che sia.

In caso di dubbi e domande potete consultare gli opuscoli gratuiti che trovate presso le ASL di zona e i consultori familiari, scritti da Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna).

 

 

 

 

Come preparare i bambini all’inizio della primaria?

Abbiamo sentito già qualche genitore spaventato per l’inizio della scuola primaria del proprio bambino a settembre. Molti si chiedono se sia pronto o non sia ancora troppo immaturo per riuscire a stare per tanto tempo seduto, fermo e concentrato. Noi rispondiamo tranquillizzando i genitori sul fatto che nessuno è mai davvero pronto e, in ogni caso, i bambini hanno delle grandi risorse e sono in grado di affrontare al meglio i cambiamenti, se ben sostenuti. Come? Ad esempio credendo noi per primi nelle loro capacità, ma senza trasmettere ansia per le novità e i passaggi di ciclo. In fondo, se le educatrici della scuola dell’infanzia non hanno segnalato nessuna problematica particolare, significa che ritengono che il bambino non abbia bisogno di frequentare un anno in più. Inoltre è importante prepararlo spiegando che avrà nuove maestre e tanti nuovi amici, se possibile, sarebbe utile anche mostrargli la scuola, almeno dall’esterno in modo che possa prefigurarsela. Ma la cosa più importante di tutti è, come dicevamo prima, avere fiducia, tollerare l’attesa e non trasmettere ansia. Forzaaa!!

Non togliamoci il ghiribizzo!

Qualche settimana fa abbiamo sentito recitare Bruno Tognolini, l’autore del libro “Il ghiribizzo”, con le illustrazioni di Giulia Orecchia, ed. Motta Junior.

Di cosa si tratta: di un bambino salterellone, allegro e molto attivo visto dagli adulti come un disagio da risolvere.

Perché ne parliamo: è stato pubblicato già nel 2014, ma non possiamo fare a meno di parlarne dopo averlo sentito leggere direttamente dall’autore: uno scrittore geniale e irresistibile!

MammeCheFatica lo consiglia perchè: il messaggio che vuole trasmettere è esattamente in linea con i nostri pensieri! Non soffochiamo la creatività e a vivacità dei bambini perché è da qui che nasce la fantasia, l’ottimismo e la voglia di vivere! Non tutto può essere interpretato e vissuto come un problema o un malessere: qualche volta infatti, basta riascoltare i bambini che anche noi un tempo siamo stati per tornare a sorridere!

Se il piccolo balbetta: cosa fare

Può capitare che nella fase di crescita (in particolare tra i 24 e i 36 mesi) il bambino possa attraversare una fase in cui manifesta difficoltà nell’esprimersi e inizi a parlare ripetendo più volte le prime sillabe soprattutto ad inizio frase. Molto spesso un forte cambiamento (come, ad esempio, la nascita del fratellino o un trasferimento in una nuova città) possono portare ad un momento di insicurezza emotiva ed instabilità. La maggior parte dei casi si risolve in modo automatico nel giro di qualche settimana, altri casi invece, presi in tempo vengono affrontati con il supporto di un logopedista. Invitiamo i genitori e gli adulti che frequentano il piccolo ad aiutarlo adottando questa modalità:

– mai giudicare o correggere il bambino mentre sta parlando, specie se ripete sempre le stesse paroline o se non si capisce

– cercare di metterlo a suo agio, organizzando mentalmente frasi semplici

– sintonizzare lo sguardo e ascoltarlo attentamente, evitando di fare altro

– utilizzare il canto, le filastrocche (la rima baciata è di grande aiuto) e la lettura ad alta voce: fortificano la relazione e stimolano il piccolo in modo naturale ad apprendere nuovi suoni e vocaboli. Cantare insieme davanti allo specchio, mentre ci si lava i denti è da sempre un gioco che dà ottimi risultati.

Non scoraggiatevi mai, poiché si tratta di una fase passeggera, e cercate di non far pesare ‘la colpa’ su nessuno: i piccoli avvertono subito queste intuizioni e di conseguenza si portano dietro il peso..

 

 

Si può curare con l’educazione?

Sabato siamo state molto contente di aver partecipato insieme ad altre centinaia di persone al Convegno Nazionale del CPP a Milano. Abbiamo ascoltato con piacere pensieri e riflessioni di professori, poeti, pedagogisti e studiosi circa la tendenza attuale all’eccessiva medicalizzazione dei bambini. Perché si tende a fare diagnosi precoci e superficiali? Perché si assiste ad un aumento esponenziale dei certificati BES, DSA o per il sostegno didattico? Prima di dare un’etichetta non basterebbe provare attraverso gli strumenti pedagogici ad approfondire la situazione e risolvere gli eventuali problemi? Gli interventi sono stati davvero interessanti e di essi vogliamo ricordare alcune massime che ci hanno colpito:

-“Il problema non è dei bambini, ma di chi li educa! I bambini rischiano di diventare degli orfani educativi, sono confusi e non hanno punti di riferimento chiari”, sostiene il Direttore del CPP, Daniele Novara

-“Il gioco è fondamentale per nutrire, ossigenare il cervello”, afferma Alberto Oliverio, neurobiologo

-“I bambini stranieri ci ricordano che ognuno è diverso”, dice invece Milena Santerini, professoressa di pedagogia

– “L’ansia di intervenire non permette di pensare: agiamo per noi, per placarla e sentirci meglio non per i bambini”, afferma Susanna Mantovani, professoressa di pedagogia

-“Le storie curano perché rendono l’anima muscolosa”, spiega Bruno Tognolini, poeta e scrittore

-“C’è un linguaggio più semplice e vero dell’etichetta da usare a scuola, senza che il bambino si senta diverso”, sostiene Zappella, psichiatra ed esperto di autismo

Ma se ci chiedete cosa ci sia piaciuto di più in questa giornata, vi risponderemmo che ci è piaciuto il senso di ottimismo e speranza verso i genitori, ma anche verso gli insegnanti, perfettamente in grado di sostenere i bambini attraverso una buona educazione.

Nido o Baby Sitter?!

Le vostre numerose mail ci impongono una riflessione tra la scelta (complessa per alcuni) tra l’iscrizione al nido e una (brava) Baby Sitter. Lavorando da anni nel mondo degli asili è difficile tenere un punto di vista completamente oggettivo su questa scelta. Ma ovviamente ci proviamo, insieme a voi!

Perché l’Asilo: l’Asilo Nido rappresenta il primo luogo di socializzazione strutturata che il piccolo ha la possibilità di conoscere e sperimentare. Al nido il bambino ha la possibilità di entrare in contatto con una nuova realtà educativa e di imparare mediante il gioco e un sistema di relazioni interpersonali fondamentali per la sua crescita. Il nido, se ben organizzato e strutturato, è secondo noi un luogo di crescita molto significativo, non solo per il bambino in sé, ma anche per la sua mamma e il suo papà: all’interno di esso si prende consapevolezza del proprio ruolo genitoriale e lo si condivide con altri genitori e figure professioniste. Il limite del nido può essere il fatto di continue assenze dovute a malattie o influenze e dover ricorrere ad una Baby Sitter o ai nonni quando deve stare a casa.

Baby Sitter: di solito indichiamo questa figura se il bambino è molto piccolo, se gli viene sconsigliata la frequenza del nido e della comunità per ragioni di salute. La scelta è sempre difficile: bisogna trovare una persona referenziata, meglio se presentata da qualcuno, con esperienza, solare, autonoma, in grado di giocare e stare bene con il bambino in carico. Tutte queste richieste non sono mai scontate! Possiamo garantirvelo, come sottolineiamo sempre nei nostri corsi e incontri. È difficile occuparsi tutto il giorno di un bambino piccolo, talvolta in modo solitario.

Suggeriamo sempre, al di là della scelta, di poterla condividere con il partner e di farla vostra. Troverete sempre qualcuno che vi criticherà per il nido o la tata che avete scelto. La scelta giusta è quella che vi permette di sentirvi tranquilli, di tornare al lavoro senza (troppo) senso di colpa, e di veder crescere il vostro bambino attraverso piccole grandi conquiste.

Bon Courage!

 

 

 

 

 

Sabato 8 Aprile, Convegno CPP a Milano

Sapete che MammeCheFatica tiene molto alla formazione continua, ai confronti fra colleghi e agli aggiornamenti, anche quando si pensa di avere imparato già tanto. Ecco, allora Sabato 8 Aprile non dimenticatevi l’appuntamento con la formazione di alta qualità del CPP dal titolo: “Curare con l’educazione. Come evitare l’eccesso di medicalizzazione nella crescita emotiva e cognitiva”. Un convegno molto interessante, non solo per gli addetti ai lavori, in cui interverranno fra gli altri, Daniele Novara, Susanna Mantovani e Paolo Ragusa. Il tema è assolutamente attuale e stimolante ad una buona riflessione..vi faremo sapere i nostri commenti e le nostre impressioni!

Per chi fosse scomodo a raggiungere il Teatro Carcano a Milano (Fermata M3 Crocetta), può iscriversi alla diretta streaming e seguire comodamente il convegno da casa!

Togliere il ciuccio…

Aprile e Maggio nell’immaginario delle mamme sono i mesi dei cambiamenti: via il pannolino e via il ciuccio! Dal nostro punto di vista psicopedagogico però invitiamo i genitori a procedere con cautela onde evitare piccoli traumi e dover tornare indietro poiché il bambino entra in crisi. Il ciuccio ha un significato molto forte per il bambino che lo utilizza, ha un potere calmante e rassicurante che non può essere tolto da un momento all’altro, come tutti i cambiamenti va preparato nel tempo.

Iniziate per gradi a:

– diminuirne l’utilizzo, e lasciare il ciuccio solo nei momenti di forte bisogno

– fare in modo che il bambino diventi autonomo nel mettere via il suo ciuccio nell’apposito contenitore. (Iniziare durante il giorno, lasciare invece il ciuccio per il riposino pomeridiano e per la notte)

– far notare al bambino come parla bene quando non ha il ciuccio che gli      impedisce di esprimersi correttamente.

– sfogliare e leggere una storia sul ciuccio che aiuta il bambino (e l’adulto) ad affrontare il momento di passaggio.

– evitare regalini e doni poiché rappresenta una fase evolutiva di crescita obbligata. Il vero piacere sarà rappresentato dal senso di scoperta e di conquista di nuovi oggetti.