Come passare dal pannolino al water

Il passaggio pannolino- water rappresenta un punto cruciale per i neogenitori che spesso spaesati e smarriti dopo averle provate tutte perdono ogni speranza. Di nuovo un post dedicato a tutti i genitori che sono in situazioni simili e che magari hanno anche l’ansia perché in fondo a Settembre non manca molto e la situazione deve rientrare poiché il bambino deve essere il più autonomo possibile anche nel controllo sfinterico. Prima di tutto per ottenere un vero cambiamento occorre in primis modificare il nostro atteggiamento nei confronti del problema e del bambino. Quindi eliminiamo velocemente la nostra ansia e preoccupazione in merito ed evitiamo di chiedere ogni due minuti se si deve andare in bagno e se scappa qualcosa. Tanto il bambino se è piacevolmente impegnato a giocare difficilmente interrompe il gioco per tempo.Evitiamo di mettere al centro la difficoltà, piuttosto raccontiamo una storia, mettiamo il peluche sul water, togliamo il pannolino anche a lui, chiediamogli come mai non riesce più a fare la cacca in pace. Concentriamoci così facendo sul suo punto di vista e offriamogli un aiuto pratico e concreto perché questa fase non sia un problema ma piuttosto uno dei mille cambiamenti per diventare grande nella vita.

Paura del water? Ecco come affrontarla

La paura del water è uno dei post più seguiti e amati dal 2010!!!! Rispondiamo qui a tutte le mail ricevute cercando di affrontare insieme tutte le difficoltà che i vostri bambini possono riscontrare. Preferiamo parlare di difficolta’ e non di problemi, anche perché è importante trasmettere ai piccoli l’dea generale che gli ostacoli si possono superare insieme; crescendo quelle che erano delle paure possono invece diventare delle opportunità. Per quanto riguarda nello specifico la paura del water vi lasciamo qualche suggerimento:

  • cosa può fare un genitore/figura adulta: 
  • affrontare la paura/terrore del water con il bambino, senza ignorare questo segnale.
  • trasmettere naturalezza quando si e’ in bagno, coinvolgendo il piccolo in varie mansioni: carta igienica, sistemazione di creme o prodotti vari
  • mostrare il bagno e il water: toccarlo,pulirlo con una spugnetta e cercare di “affrontare il nemico” piuttosto che evitarlo. Anche il semplice gesto del tirare l’acqua rappresenta nella mente del bambino è  un modo per imitare i grandi ed entrare progressivamente in sintonia con l’oggetto temuto
  • portare in bagno dei peluche/bambole e rassicurarli. “Venite anche voi in bagno, e a turno vi mettiamo vicino al water. Non dovete avere paura, ci siamo noi con voi,forza!”.
  • parlate e affrontate il discorso senza minacce né premi: deve essere un traguardo naturale che ognuno affronta a modo suo
  • cosa può fare il bambino che ha paura del water:
  • cercare di trascorrere del buon tempo in bagno (senza paure,senza piangere)
  • salutare il water: per acquisire maggior confidenza con l’oggetto
  • cercare di sedersi e accettare di provare a fare come le mamme e i papà
  • giocare o guardare un libretto in bagno provando a salire sul water in modo sempre più autonomo e sicuro

 

 

 

Convegno Nazionale “Dalla parte dei Genitori”: vi aspettiamo!

Siamo sempre molto contente di parlare e annunciarvi la data del Convegno Nazionale del CPPP (Centro Psicopedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti), “Dalla parte dei Genitori“, che si terrà a Piacenza il 13 Aprile 2019.  Quest’anno il tema centrale sarà appunto relativo ai Genitori. Si parlerà di quanto sia difficile e dispersivo fare il genitore oggi. Di quanto ci si affidi ad altro piuttosto che alle proprie risorse interiori. Vi saranno diversi relatori e tutti di notevole spessore tra cui: Daniele Novara (pedagogista e fondatore del CPP di Piacenza), Paolo Ragusa (pedagogista e formatore del CPP), Silvia Vegetti Finzi (psicologa e autrice di diversi testi), Alberto Pellai (psicoterapeuta e scrittore), Susanna Mantovani (pedagogista), Bruno Tognolini (autore e poeta) solo per citarne alcuni.

Ne parliamo perché: crediamo sia fondamentale (specie di questi tempi) un confronto autentico con figure esperte per riportare i genitori al loro ruolo educativo. Per aiutarli e sostenerli nel processo di crescita dei loro figli. Per non sentirsi soli e senza strumenti. Partecipare, da genitore o educatore, è un modo per condividere, ascoltare,prendere spunti nuovi per affrontare la difficile impresa della crescita. Per questo vi aspettiamo! 

*ps fino al 15 febbraio la quota di adesione è di 60€. Info e contatti: info@cppp.it / segreteria:

 

 

 

 

 

La scuola materna..non è come il nido..

La scuola materna? Non è come l’asilo nido.. È un ambiente più ampio che mette a dura prova i piccoli treenni, che nel primo periodo devono confrontarsi con la grande novità. Non sempre si tratta di un passaggio facile e immediato nonostante la preparazione mentale svolta durante l’estate. Il rapporto con le nuove maestre, i nuovi compagni di gioco, le nuove regole di convivenza, per non parlare dei saluti e dei distacchi dalle figure primarie (mamma e papà). Se al nido tutto ciò sembrava assodato, può capitare che si debba fare un’elaborazione ulteriore, nonostante sia trascorso già del tempo dall’inizio di Settembre. Probabilmente due mesi non sono sufficienti per una completa sintonizzazione tra il bambino e l’ambiente. Proviamo a vedere sul piano pratico invece come fare:

– non parliamo sempre della scuola, ed evitiamo di chiedere “Come e’andata oggi?” Piuttosto raccontiamo al bambino la nostra giornata e le nostre difficoltà. Sarà più semplice per lui organizzare un discorso, ed è utile per capire che anche i grandi hanno le loro difficoltà con le quali confrontarsi

– cerchiamo di capire dai racconti e con la collaborazione preziosa delle Maestre cosa effettivamente non piace al bambino. (Sappiamo che di solito una cosa non piace al bambino quando non è al centro dell’attenzione,o quando non riesce come gli altri, o quando ha delle aspettative che non è in grado di soddisfare)

– trasformiamo in situazione positiva il/i momento/i  descritti come brutti e insopportabili facendo capire che è capitato anche a noi quando eravamo all’asilo ai tempi..

– utilizziamo il gioco come chiave di lettura e di cambiamento: perché non creare un gioco dell’oca sull’asilo o il lavoro e ogni sera lanciare il dado? (Non concentratevi sul gioco e la sua struttura, ma su quanto può restituire Fiducia e Sicurezza al vostro bambino)

Non mollate e tenete duro anche nei momenti di maggiore sconforto. I cambiamenti richiedono tempo..

La capacità ludica..

Cosa significa saper giocare? Quanto è importante mantenere vivo il bambino che è in noi durante la routine con i piccoli? Sono domande importanti che ogni educatrice deve tenere in mente durante tutto l’anno, anche quando inizia a farsi sentire un po’ di stanchezza non solo fisica ma anche mentale. Riteniamo da sempre che sia fondamentale parlarne e condividere piuttosto che dire “va tutto bene”. Ne parliamo apertamente con tutti, genitori ed educatrici poiché l’unico modo per lavorare sull’alleanza scuola-famiglia è quello di aprirsi al dialogo e spiegare il proprio punto di vista. Per chi lavora tutti i giorni sul tappeto con i bambini inizia ad arrivare un momento di forte stanchezza e ‘apatia intellettuale’ che va capita e nutrita con nuovi stimoli formativi e culturali. Invitiamo chi si trova in questa situazione a reagire, iscrivendosi ad un corso di formazione, facendo rete con le colleghe di altre strutture per condividere e sentirsi capite. Talvolta anche un buon libro o uno spettacolo di teatro per bambini sono piccoli stimoli significativi per rompere lo schema della solita routine.

Avanti! Abbiate cura di voi e del vostro prezioso lavoro!

Mangiamo tutti le verdure!?!

L’unica vera soluzione per far mangiare ai bambini sapete qual è? È mangiarle a tavola insieme ai piccoli. Se abituiamo i vari sensi in particolare la vista e l’olfatto (ma nel caso di bambini piccoli anche il tatto) sarà più semplice e naturale apprezzarle e assaggiarle senza capricci o minacce. MammeCheFatica vi suggerisce di sfruttare la stagione estiva per sperimentare la frutta e la verdura con i vostri bambini a casa. Talvolta un po’ di fantasia è necessaria però per incuriosire anche i più diffdenti..

– Portate i piccoli al mercato: si tratta di una esperienza importante e ricca di stimoli, voci e colori

– lavate la verdura insieme a loro: poter toccare i vegetali è un gesto importante per acquistare fiducia verso quelle strano colore verde..

– unite le verdure (o la frutta) con del formaggio grana: acquistano più gusto

– divertitevi a creare delle simpatiche facce (utilizzando le olive per gli occhi, una carota tagliata a julienne per la bocca e una fogliolina di basilico per una lacrima nel caso in cui fosse triste).

– preparate un frullato tutto verde da offrire con la cannuccia, è più buono!

– fate in modo che l’esperienza sia naturale e positiva, senza irrigidirvi di fronte ad un eventuale rifiuto o pianto del bambino, come tutte le novità vanno metabolizzate.

 

 

Pro e contro dell’era digitale per i nostri bambini

Ormai è ufficiale: siamo entrati nell’era digitale e non possiamo più fare a meno di smartphone, tablet e pc. Anche i nostri bambini sono stati influenzati da questi cambiamenti: basti osservare i più piccoli durante un gioco simbolico e vedrete come ci imitano in modo impressionante! Proprio per questo mamma e papà devono essere coerenti fra quello che dicono e quello fanno: non si può chiedere di interrompere un gioco perché la tecnologia fa male se noi adulti siamo continuamente connessi al cellulare.

Quali sono gli aspetti positivi di queste trasformazioni? App e giochi educativi possono favorire delle conoscenze, stimolare la curiosità  e aggirare alcuni ostacoli per gli apprendimenti per bambini con dislessia o discalculia.

Ci sono anche dei rischi insiti nell’ utilizzo di questi devices? Purtroppo si, è stato rilevato come una lunga sovraesposizione possa comportare disturbi visivi e posturali, ma anche difficoltà di concentrazione, del sonno e facile oscillazione dell’umore. In generale poi c’è il rischio che l’utilizzo eccessivo di cellulari e tablet a lungo andare sostituisca lo scambio relazionale affettivo con gli adulti o con i pari.

Come regola generale: ci sentiamo di sconsigliarne un utilizzo senza controllo da parte dell’adulto, e senza limitazioni di tempo o di navigazione libera su Internet.

 

 

Troppa ansia…

Essere genitori non è un ruolo semplice soprattutto di questi tempi. Immaginare di lasciare il proprio bambino in posti nuovi o con altre persone suscita sempre delle domande interiori molto forti del tipo:” riusciranno gli altri ad intuire ciò di cui avrà bisogno?” “Ce la farà a stare senza di me?”. Sono tutti pensieri che un genitore (spesso la madre) fa inevitabilmente. L’aspetto importante è cercare di contenere l’ansia e non farla trasparire quando non è necessario. A volte basta ascoltarsi quando parliamo con i bambini e capire quanta ansia trapela dalle nostre ripetizioni..Ricordiamo che ai piccoli servono gli esempi e i gesti concreti dei genitori che valgono più di mille parole e che si porteranno con sé da adulti.

Proviamoci insieme.

 

Mamme…si diventa!

neo-mammaMamme si diventa. Con il tempo, con l’esperienza, con gli errori, gli aggiustamenti, i tentativi, le frustrazioni, le delusioni, la confusione. Ma anche con la gioia immensa che un nuovo arrivato – anche se sconosciuto- può regalare, un’emozione indescrivibile che fa crescere come persona, arricchisce le conoscenze e i punti di vista. D’ora in poi si impara a vivere per due: anzi, prima di tutto si mette il bambino. Lui ha la priorità assoluta su tutto, spesso anche sul benessere della madre nei primi momenti. Con il tempo, poi, aiutati da un partner attento e sensibile, bisogna imparare a ritagliarsi i propri spazi, senza sensi di colpa. Continuare a coltivare le amicizie, le proprie abitudini e passioni, il lavoro: tutte cose importanti che fanno stare bene non solo la mamma, ma, di riflesso, anche il figlio. Infatti se la madre e il padre sono sereni (nonostante l’immensa stanchezza di crescere un neonato), il bambino ne trarrà giovamento, si rispecchierà nei volti felici dei propri genitori trovando un buon equilibrio. L’importante è fare squadra, essere sempre alleati, parlarsi sinceramente, non accollarsi tutto il peso di un bambino e della casa, ma chiedere aiuto se ci fosse bisogno. E c’è sempre bisogno di una mano perché è logicamente impossibile fare tutto. Non esistono le Super Mamme, esistono le Mamme che fanno quello che possono, dando il meglio di sé. E quando l’aiuto del compagno, degli amici e dei parenti non è sufficiente a trovare il giusto equilibrio fisico e mentale, ci si può rivolgere a degli esperti, senza timori. Siamo qui per questo, per noi è una professione, oltre che una grande passione.

Salutatevi. Sempre.

saluti“Se gioca non lo saluto perché poi piange”. Mammechefatica dice “No!”. È importante invece salutarsi e salutare prima di andare via il propria bambino, anche se piccolo. Deve capire che la mamma/il papà torneranno dopo qualche ora. Altrimenti si sentirebbe tradito. ” Perché non mi hanno avvisato?” Penserebbe lui. Sulle dinamiche del saluto e del distacco vi sono diversi stili di pensiero molto soggettivi e personali. Possiamo garantire per esperienza, che un bambino salutato è un bambino in grado di interiorizzare il distacco e farlo proprio col passare del tempo e con l’aiuto delle figure adulte pronte a sostenere la sua mancanza e la sua tristezza. Non abbiate paura e non temete il suo pianto. Incoraggiatelo  e spronatelo al gioco, affinché possa riprodurre la medesima situazione in chiave ludica.

Quando il bambino ritroverà la figura di riferimento desiderata (mamma o papà) verbalizzate insieme il piacere di ritrovarsi. Sottolineando il fatto che “ci si rivede” sempre. Imparate a raccontarvi come è andata la giornata, senza aver paura delle emozioni anche negative. 

Ciao, Ciao! A più tardi! 😉

 

 

 

 

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