Non vuole mangiare…

 

Cosa fare e che atteggiamento avere quando un bambino non mangia? È giusto preoccuparsi ma mai allarmarsi altrimenti il momento del pasto diventa da piacere a dovere e anche il bambino piccolo lo percepisce. Di seguito qualche suggerimento se vi trovaste in una situazione simile:

  • evitare di forzare il bambino
  • preparare un piatto unico per tutta la famiglia senza dare la possibilita’ di scelta che inevitabilmente porta il bambino ad una maggiore confusione
  • non sentirsi rifiutati (pensiero rivolto alle mamme soprattutto) quando il vostro bambino non apprezza ciò che avete cucinato e pensato con tanto amore
  • mai dare troppa importanza al momento dei pasti ma viverlo con leggerezza, senza troppe aspettative 
  • offrire al bambino un gioco o un libretto se piccolo ma evitare tablet e smartphone per distrarlo! Meglio cantare, raccontare una storia
  • coinvolgere il bambino nella preparazione del pasto oppure come cameriere di sala nella distribuzione dei piatti può sempre essere un’idea utile e che piace
  • parlatene con una figura esperta se la situazione non migliora e vi sembra di averle provate tutte..

Gioco a casa: bambini piccoli

 

Come trascorrere le lunghe giornate invernali a casa con un bambino piccolo? Ne riparliamo perché il tema è sempre attuale!.  Abituare un bambino fin da piccolo a gestire una piccola porzione di tempo in autonomia con la costante conferma del genitore accanto è fondamentale per offrirgli sicurezza e fiducia. Come fare? Agite in modo graduale. All’inizio potrebbe reagire piangendo perché teme di essere lasciato e può avvertire una sensazione di disorientamento. Il trucco consiste nel cavalcare l’onda del possibile disagio insieme. Quindi sistemo il piccolo sul tappeto avendo già preparato dei giochi adatti e nel frattempo intono una canzoncina. Se preparo prima l’occorrente il piccolo evita di vivere quei pochi secondi di sospensione che potrebbero portarlo a piangere anche in modo insistente e a preferire le braccia del genitore piuttosto che l’esperienza al tappeto. Sappiamo bene quanto sia precario questo nuovo equilibrio da costruire ma se il bambino sente la nostra sicurezza il gioco è fatto! 

Occorrente sul tappeto da gioco piccoli 4-10 mesi:

  • cubi, costruzioni morbide, tappi metallo ( tipo omogenizzati, grandi e quindi più sicuri), piccolo cestino dei tesori con vari oggetti di casa, scatole di carta da aprire e chiudere (pasta,creme varie), rotoli di carta igienica, nastri colorati ecc.
  • prediligere i materiali di recupero alla plastica e ai giochi sonori che poco contribuiscono allo sviluppo sensoriale!
  • gratificate sempre il piccolo e rassicuratelo  anche se non è andata necessariamente come le vostre aspettative
  • non è scontato saper stare a giocare e accettare che il genitore sia impegnato in altro, per questo occorre un rinforzo continuo in grado di dare la giusta dose di fiducia 

 

Arriva Babbo Natale! E i bambini sono incontenibili!!

L’arrivo di Babbo Natale si sa genera un’euforia e uno stato di perenne eccitamento nei bambini piccoli. E’molto bello vederli così ed è bene saper accogliere queste loro emozioni con stupore ed entusiasmo. L’errore classico che sentiamo dire è: “forza che se non fai il bravo poi stanotte Babbo Natale non passa”. No! E Ancora No!!!! Babbo Natale passa a prescindere! Piuttosto potremmo dire che con questo rumore le renne potrebbero spaventarsi perché non sono abituate. L’accento non va mai messo sul bambino. Nemmeno a Natale! Deve essere un momento di attesa dal sapore magico che poi ognuno conserverà da grande. Se dovessero sentire il rumore dei passi di Babbo Natale o i folletti che arrivano ridete insieme con loro e cercate di stupirvi con loro!

 

Che regalo gli faccio?! ‍

Natale è alle porte, i più organizzati avranno già preso e incartato tutto magicamente nascosto, quelli come noi stanno ancora pensando e amano il brivido dell’ultimo minuto: l’importante è fare uno o due regali intelligenti, che possano incuriosire, far pensare, alimentare l’atteggiamento creativo del piccolo. Dal nostro punto di vista psicopedagogico il regalo giusto è quello utile e funzionale al gioco e all’acquisizione di una maggiore autonomia. Quindi via libera al concetto di:

  • Tenda: intesa come rifugio dove stare e mettere i propri giochi al segreto
  • Cassa del supermercato, tastiera PC per imitare i grandi
  • Cucinetta (eh sì è adatta ai maschi come alle femmine! Piace da matti perché permette di imitare i genitori che cucinano)
  • Valigetta del dottore, parrucchiere ecc
  • Trenino legno con pista (facile da montare)
  • Costruzioni: immancabili! Aiutano il pensiero logico
  • Travestimenti e burattini per organizzare spettacoli
  • Tanti spunti e idee creative su okoshop.it
  • Per i piccoli: bottigliette sonore, cestino dei tesori per sviluppare la sensorialità, nastri colorati, carillon, burattino, cubi per iniziare a fare torri da buttare giù
  • Regalare un’esperienza: una gita, una merenda, una salita a cavallo: il dono si trasforma in ricordo da vivere
  • Regalare una consulenza per neogenitori, mamme, papà, zii, Educatrici e per tutti coloro che han voglia di mettersi in gioco accanto ai loro bambini scriveteci in privato a:  info@mammechefatica.it

Babbo Natale arriva sempre!

Babbo Natale arriva (o dovrebbe arrivare) sempre, a prescindere dall’essere bravi o cattivi. Pensateci: lo siamo tutti un po’ dell’uno e dell’altro! Quindi – se potete- evitate di dire ai bambini che se non fanno i bravi Babbo Natale non porta loro ciò che desiderano perché poi alla fine non è vero!. A chi crede, è giusto che sogni e creda nell’attesa. Chi invece è più grande e inizia a fare domande sospette, cercate di sondare il terreno il terreno e nel caso valutate di spiegare la verita’ onde non tradire il senso di fiducia e di lealtà: si tratta di una storia che viene tramandata di generazione in generazione ed è molto bello credervi. Poi da grandi è ancora più bello “costruire” il tutto per i bambini più piccoli. Mi aiuti a tenere il segreto ora che sei cresciuto?! Piuttosto che andare a cercare la verità altrove (amici, scuola) è meglio che venga raccontata in famiglia.

 

La violenza alle Donne spiegata ai bambini

Oggi è il 25 Novembre, giornata internazionale contro l’eliminazione della violenza sulle Donne e  contro i Femminicidi. Da anni sosteniamo che la violenza contro le Donne deve essere spiegata e trattata fin dalla Prima Infanzia già a partire dal Nido e dalla Scuola dell’Infanzia proponendo una cultura del rispetto di sé stessi e degli altri, e un’idea di crescita libera senza il bisogno di possedere niente e nessuno. Sappiamo perfettamente che l’argomento è difficile e delicato e nessuno certo vorrebbe mai raccontare certi orrori ai bambini. Ma si può partire da altri concetti chiave per contribuire a crescerli con più consapevolezza ed empatia. Partite nel vostro piccolo, dalla vita quotidiana ricca di pretesti e spunti pratici. Ai bambini occorrono esempi concreti e coerenti per capire ed elaborare. Se fanno domande, accoglietele con tranquillità, senza timori. Si può spiegare tutto, mantenendo un tono rassicurante, calmo e gentile. Ricordate in primis che parolone come il senso del rispetto, della cura, della giustizia per avere il significato vero devono essere accompagnate dal nostro esempio concreto. I bambini imparano e apprendono da ciò che facciamo piuttosto che da ciò che spieghiamo. Un buon esempio genitoriale accompagnato da spiegazioni autentiche e la frequenza di realtà educative in cui ciò avviene con naturalezza ed empatia contribuiscono maggiormente a crescere giovani adulti in grado di vivere con serenità e armonia le relazioni sociali e in particolare quelle sentimentali.

Condividete!

 

Quando la coppia si separa

Separarsi non è cosa facile, figuriamoci con dei bambini piccoli. Come spiegare loro e affrontare questa situazione difficile,dolorosa e imbarazzante? Che parole scegliere? Intanto i bambini anche se piccoli avranno già intuito e percepito che tipo di situazione vi è nell’aria. Per una questione di rispetto anche nei loro confronti è bene parlarne insieme senza addossarsi le colpe o rinfacciarsi le responsabilità ma piuttosto agendo per un obbiettivo comune più importante: la crescita del nostro bambino. Quindi anche se non vi sarà più la coppia sentimentale deve rimanere invece quella di tipo genitoriale e saper proteggere il bambino. Parlate della separazione in modo pratico: compriamo le ciabattine nuove e  lo spazzolino da denti da lasciare nelle due case, facendo sempre capire che il piccolo non ha colpe e che l’importante è stare tutti bene alla ricerca di un nuovo equilibrio e una nuova routine.

Per percorsi e consulenze siamo qui.

 

Non mi ascolta!

“Non mi ascolta mai” è una delle frasi genitoriali classiche utilizzate non solo per gli adolescenti ma anche per i piccoli!. Quando un bambino non ascolta, o meglio fa finta di non ascoltare fermiamoci e chiediamoci: come poter cambiare la modalità comunicativa? Come trovare insieme un nuovo modo di farsi ascoltare e collaborare per uno scopo comune? E il tono della vostra voce come è? È noioso ripetitivo o interessante? Questo solo per provare ogni tanto a mettersi nei loro panni e alla loro altezza. Il bambino piccolo è in crescita e per farlo ha bisogno di spazio e di nuove sfide, quindi molto spesso non ha tempo di ascoltare i genitori perché troppo coinvolto a fare altro. Se però è il genitore ad approcciarsi in un modo nuovo ecco che l’attenzione magicamente ritorna! Provate a comunicare giocando e vedrete che i bambini vi cercheranno per ripetere all’infinito quel gesto/azione appena fatta, e tutto sarà leggermente più semplice. Provate.

 

Come aiutare il bambino a parlare

Come aiutare il bambino a produrre le prime parole? È una delle domande più frequenti che riceviamo quotidianamente nelle consulenze private e nel lavoro sul campo nei nidi.  Come diciamo spesso la produzione di un certo linguaggio è un fattore da una parte soggettivo, quindi dipende strettamente dalla storia personale di ogni bambino ma dall’altra è fortememente influenzato anche dall’ambiente. Per ambiente si intende il contesto relazionale in cui vive il bambino. Se ha a disposizione dei genitori che stimolano e incuriosiscono, fanno domande (ovvio anche senza attendere una risposta ma facendolo sentire “parte di”) cantano e ripetono filastrocche il piccolo inevitabilmente inizierà a fare le sue lallazioni e poi progressivamente a trasformare i suoni in prime parole. Le canzoncine davanti allo specchio rappresentano un vero e proprio toccasana per il piccolo e per la sua mamma/papà. Vi rassicuriamo: non importa essere intonati o stonati, ciò che importa è la portata della comunicazione! È la capacità di trasmettere e incantare con le parole e lo sguardo che affascina il bambino piccolo. Per chi fosse preoccupato per un possibile ritardo: iniziate a cantare insieme più volte al giorno (però deve essere un impegno costante) sempre le stesse canzoncine, anche con toni e modi diversi  mentre giocate e fate qualsiasi cosa e i risultati si vedranno.

 

 

 

Voglio stare con te!

Chi frequenta bambini piccoli sa bene che possono avere le loro preferenze in materia di persone e che nonostante l’età sono molto chiari, espliciti e selettivi. Molte volte preferiranno qualcuno o qualcosa a qualcos’altro e vorranno a tutti i costi quel qualcosa che al momento non hanno. L’importante in questi casi è saper tollerare la loro frustrazione senza arrabbiarsi ma piuttosto scherzandoci su. “Asilo no, asilo no!” potrebbe dire un bambino e i genitori potrebbero rispondere:” L’asilo non è di tuo gradimento? Hihihi vieni qui che ti prendo e ti faccio tanto solletico intanto! Poi andremo anche all’asilo, col tempo ce lo faremo piacere e avremo nuove preferenze” Cioè anziché rispondere in modo secco e senza alternative diamo loro la sensazione di dedicarci prima a loro e poi al problema vero o immaginario che sia. Perché dal loro punto di vista è giusto rivendicare la presenza dei loro riferimenti affettivi anche se all’asilo poi ci si trova bene. Quindi tenete duro, non mollate perché i piccoli mettono sempre alla prova, soprattutto quando sentono che ci stiamo rilassando e iniziando ad abituare alla quotidianità.