Quest’estate differenziatevi!

Perchè non scegliere l’estate per attivarsi e concentrarsi un po’ anche sul tema ambientale? La raccolta differenziata è un gesto importantissimo e significativo che se appreso da piccoli rimane ben stampato in mente! Se durante le passeggiate al mare o sui monti o in giro per il mondo fate vedere che non buttate la plastica a caso..ma piuttosto la riportate a casa per buttarla nell’apposito raccoglitore ecco quello sarà un gesto che ‘oltre a fare la differenza’ resterà anche negli animi dei giovani adulti. A seconda dell’età e delle loro possibilità, i bambini fin dai 24 mesi saranno in grado di aiutarvi con piacere in queste attività. E’ un modo per sentirsi grandi e soprattutto utili. Se sono più grandi allora vanno coinvolti anche per quanto riguarda la grafica: possono occuparsi di fare delle etichette colorate che rappresentano la raccolta oppure scrivere una lista dei materiali giusti da buttare. I più precisi ed esigenti potrebbero anche farsi dare dai genitori dei guanti o un piccolo grembiule (con qualcosa di tecnico ci si diverte sempre di più) da indossare durante l’attività. Insomma con la giusta creatività e fantasia, anche la banalità della differenziata può trasformarsi in un’attività imitativa di massimo livello pedagogico!  Se vi abbiamo ispirato..aspettiamo le vostre foto o commenti!

P. S. A settembre il Comune di Milano consegnerà ai bambini della primaria e secondaria una borraccia di alluminio per sensibilizzare i ragazzi sulla lotta alla plastica. Mammechefatica condidive pienamente, ci sembra un ottimo esempio. Brava Milano!

Le regole anche d’estate..

 

Le regole servono sempre, in tutte le fasi di crescita, anche durante il periodo estivo! Ovvio,in questo periodo, inevitabilmente vi saranno alcuni sconvolgimenti (ad esempio il sonno, probabilmente non dormendo nel proprio letto abituale immaginiamo vi siano dei nuovi rituali). É importante però trasmettere al bambino l’idea che anche in vacanza occorre rispettare e rispettarsi. Questo concetto vale per tutte le età! Il fatto di vivere giornate più lunghe e all’aperto non significa non rispettare alcuni ritmi che le varie fasi di crescita ci impongono. Quindi vi suggeriamo di creare dei compromessi e mediare con i più grandi (responsabilizzandoli con gli orari) e invece di mantenere un limite con i piccoli, anche perché hanno bisogno di ricreare un nuovo ritmo sonno-veglia che gli consenta di stare bene e continuare il loro processo di crescita e di scoperta.

 

Come prepararsi alla Scuola dell’Infanzia

 

Come prepararsi alla Scuola dell’infanzia? Cosa possono fare i genitori per fare in modo che questo passaggio sia il più naturale possibile? Queste e altre domande sono quelle a cui rispondiamo quotidianamente negli asili dove ci occupiamo della supervisione pedagogica. In primo luogo è sempre doveroso e mai banale ripetere che ogni bambino ha bisogno di un suo tempo per ambientarsi e accettare il cambiamento che dipende da più fattori collegati tra loro. Anche a casa è possibile e consigliabile parlare della futura scuola materna. Attenzione: parlare ai bambini di quasi 3 anni significa essere molto concreti, concisi e ricchi di particolari. (I dettagli sono fondamentali). Ai bambini interessa sapere cosa faranno di preciso, se possibile il colore/nome della loro classe, cosa mangeranno e che canzoni o giochi impareranno. I genitori possono rispondere contenendo in particolare l’ansia che spesso esprimono tutti i piccoli alle prese con questo primo grande passaggio verso la scuola dei grandi. Fate in modo che se ne parli durante l’estate, ma non deve diventare fonte di stress, per i bambini deve sempre essere un posto di gioco ed esperienze di crescita. Sarà inevitabile un po’ di disorientamento iniziale a Settembre ma col tempo e una buona dose di fiducia da parte dei genitori e dei nuovi riferimenti socioaffettivi i vostri bambini riusciranno ad accettare il nuovo ambiente con l’entusiasmo che solo loro sanno avere. 

E se inizia a ripetere le parolacce?

Come fare quando un bambino, specie se piccolo, ripete alcune parolacce? È giusto sgridarlo? Noi crediamo sia giusto e doveroso riprenderlo, facendogli capire che sta esagerando e che non c’è nessun bisogno di esprimersi in quel modo. Se il bambino è grande (6-7 anni) può aver sentito certe espressioni e ripeterle con gusto e senso provocatorio per testare l’effetto che suscitano nell’adulto. Se ci mostriamo imbarazzati e arrabbiati il senso di sfida aumenta, al contrario, se siamo fermi e ben saldi e quasi indifferenti di solito il bambino molla la presa e passa ad altro. Solitamente si tratta di un breve periodo, poi ci si stufa presto, non appena si intuisce di non attirare più l’attenzione. Cerchiamo di monitorare la situazione e capire se invece l’uso di parolacce non si manifesti in una richiesta di aiuto e di attenzione da parte del bambino stesso.
Proviamo insieme a togliere quel senso di trasgressione e di proibito che si nasconde nelle parolacce e sostituiamole con espressioni gentili e leggere in grado di coinvolgere tutti, anche i più ribelli! Le parolacce si sentono spesso anche da noi adulti..basti pensare a quando si guida! Nel caso proviamo a spiegare ciò che ci ha fatti innervosire e ammettiamo di aver esagerato. I piccoli capiranno fin da subito che anche i grandi sbagliano..

Gelosia tra fratelli & sorelle

La gelosia tra fratelli e sorelle rappresenta un classico argomento che ci portano i genitori in studio e nelle consulenze presso i vari asili. Non è sempre facile accettare un comportamento di gelosia o invidia nei confronti dei due fratelli, nonostante venga offerto loro un trattamento uguale e  senza preferenze. Cio’ capita spesso quando vi è poca differenza di età tra i fratelli. Cosa può fare il genitore in questa situazione? La Mamma e il Papà possono, attraverso una modalità empatica trasmettere il senso di parità rendendo però unico il rapporto con il proprio figlio. Testimoniare il fatto che si vuole molto bene a entrambi, ma che con ognuno è giusto avere un rapporto differente. Saper valorizzare il legame con ognuno e il rapporto tra loro diventa fondamentale per costruire un valore duraturo e inossidabile nel tempo. Provate ad offrire del tempo per ciascuno, e del tempo per loro. Provate a fare in modo che quando siete con un figlio, pensate e preparate insieme qualcosa anche per l’altro, per il piacere di creare una piccola sorpresa. Di solito sgridare in continuazione non porta mai a grandi risultati, piuttosto leggete un libro insieme che affronta il tema della gelosia facendo in modo che entrambi i fratelli possano immedesimarsi o cogliere ciò che è necessario. Datevi e date loro il giusto tempo pero’.

Paura del water nel bambino

Come tutti i passaggi anche quello dal pannolino al water può essere lento, talvolta complesso, altre volte faticoso (non solo per l’adulto che deve continuamente cambiare e pulire il bambino, ma anche dal punto di vista del bambino stesso, che in qualche modo deve accettare questa frustrazione). Di seguito vi scriviamo qualche suggerimento che solitamente diamo alle mamme che ci chiedono in studio e nei vari nidi come affrontare questa fase.

  • prendete tempo, dimenticate la frettanon importa se poi andranno alla materna. Avete ancora del buon tempo per migliorare e affinare la tecnica.
  • evitate di sgridare o riprendere il vostro bambino e di assillarlo (si ottiene l’effetto contrario).
  • valorizzate i miglioramenti e gli aspetti positivi anche se ne ve ne sono pochi (i bambini hanno bisogno di fiducia e coraggio).
  • cambiate tono della voce (parlate loro sottovoce quando dovete proporgli di andare in bagno).
  • Accettate che prima possa imparare a fare la pipì e poi col passare del tempo accetterà anche di fare la cacca (date a quest’ultima tanto tempo, poiché per un bambino è più semplice e rassicurante rifugiarsi nel pannolino piuttosto che esporsi e rischiare persino di cadere dentro quel grande buco che i grandi chiamano water. 
  • Responsabilizzate il vostro bambino: dategli dei compiti da fare anche in bagno (dei libretti ad esempio) Deve quasi essere contento di stare in bagno seduto sul trono come fanno i grandi e progressivamente acquisire naturalezza e sicurezza.  Sul blog trovate numerosi post a riguardo.

Facciamo chiarezza: cos’è l’autoerotismo infantile?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza..
Di cosa si tratta? Dai tempi di Freud sappiamo che anche i bambini hanno
una loro naturale sessualità che si sviluppa in diversi fasi (orale, anale, fallica per poi diventare genitale).
Perché agli adulti fa così paura questo concetto? I grandi come sempre aggiungono significati maliziosi, adulti, incompatibili con la genuinità dei bambini. In realtà anche i più piccoli in modo assolutamente sano e naturale esplorano il loro corpo, si toccano e delle volte scoprono che alcuni movimenti procurano piacere e dunque li ripetono, soprattutto in quelle situazioni di “vuoto”, noia, ansia o malinconia.
Quando questo comportamento nasconde qualche disagio nel bambino? Quando dura a lungo e l’intensità pare così eccessiva da distrarre totalmente il bambino da qualsiasi altra attività per lui piacevole.
Cosa fare quando capita di frequente? Avvicinarsi al bambino e con tono molto dolce e comprensivo dirgli che non c’è nulla di male nel farlo, ma che è una cosa talmente intima che va fatta in un situazione di privacy: in bagno o nella propria cameretta, non davanti a tutti. Anche distrarlo proponendogli un’ alternativa può essere efficace.
Cosa non fare assolutamente? Sgridare il bambino e farlo sentire in colpa, metterlo in castigo, commentare la cosa con altri in sua presenza, farsi vedere imbarazzati.

 

Il potere delle vacanze!

 

Continuano i giorni di festa..almeno per i bambini.. che aspettano anche i regali della Befana già che ci sono! Se riuscite, tra tutto quello che avete organizzato e pensato, tenete un po’ di spazio per il “il dolce far niente” crediamo faccia bene, non solo ai bambini, ma anche agli adulti che devono poter staccare anche se sappiamo bene che con i figli piccoli non si stacca mai in realtà. Giocare e trascorrere un po’ di tempo in casa senza orari e scadenze è un vero toccasana di questi tempi! I bambini, specie se piccoli, hanno tanto bisogno non solo di voi genitori, ma del vostro tempo. Fate scorta di storie, canzoncine, burattini, travasi semplici e tutto quello che la vostra fantasia e creatività vi offre. Vi garantiamo, per esperienza,che si tratterà dei migliori regali che farete ai vostri figli. 

Auguri & Buone Feste da Marta & Sara di MammeCheFatica

Come trasmettere il piacere del cibo..

Il piacere del cibo va coltivato fin da piccoli e fa parte di un discorso più ampio e delicato legato alla relazione e al rapporto materno. Non tutti i bambini da piccoli trovano piacere nel cibo, anzi lungo il nostro percorso ne abbiamo incontrati tanti che riscontravano difficoltà durante il momento del pranzo. Vediamo insieme come fare per affrontare nel modo più sereno e naturale possibile questa dinamica che se vissuta male porta il piccolo a rifiutare il cibo proposto e il genitore a trovare strategie per sperare che riesca a mandar giu’ almeno un boccone. Per cominciare provate a parlare al piccolo del piacere di sperimentare gusti e sapori nuovi durante la giornata, non solo durante il momento specifico del pasto. I bambini anche se piccoli percepiscono il senso generale. Provate, anche se sarà difficile all’inizio, a creare un ambiente facilitate, con poche distrazioni, per valorizzare il cibo e più ancora il momento del pasto come rituale caratterizzato da affetto e amore. Provate a dare loro anche solo un cucchiaino (che puntualmente sbatteranno sul seggiolone o butteranno a terra). E’ bene che anche loro possano avere un oggetto simile al nostro e che possano anche toccarlo e manipolarlo con le loro manine prima di portarlo alla bocca.

 

E ora.. facciamo pace?

Mammechefatica invita i genitori di figli piccoli e non a prendere l’iniziativa di ‘fare pace’ dopo aver attraversato un momento di discussione con i propri figli. A maggior ragione se si tratta di figli pre o adolescenti ci sembra un atteggiamento saggio da tenere. E’ importante che anche i figli si rendano conto e abbiano l’occasione di vedere un genitore che dopo lo scontro aperto è pronto a tendere la mano. E’ un gesto forte, ma non significa rassegnarsi o menchemeno assecondare le richieste del figlio, piuttosto cercare di vedere lo scontro da altri punti di vista e provare insieme a trovare un compromesso, qualsiasi sia il problema. I figli devono capire i limiti posti dai genitori, ma devono comunque sentirsi protetti e rassicurati, indipendentemente dal motivo di disappunto.

Quindi discutete e litigate ma con cognizione di causa….Ricordatevi che la riparazione del legame tra adulti e figli è più importante della sincronia affettiva (come ci ha insegnato il grande E. Tronick).