Il mestiere del genitore: è il più antico e difficile del mondo!

Il mestiere del genitore è davvero il più antico e difficile del mondo. Lo affermava già B.Bettelheim a fine ‘800 e aveva ragione. Oggi ancora più di ieri è una competenza in continua evoluzione, che ci mette sempre a dura prova perché ci coinvolge in pieno, e tocca le nostre corde emotive più fragili. Non è per nulla facile, è un continuo compromesso tra noi e i nostri bambini. Occorre una continua e costante capacità critica, per sapersi rivedere, nel rapporto con i propri bambini, per rielaborare ciò che succede nella quotidianità, saper accogliere anche le insofferenze più impegnative e ciò che i bambini possono esprimere ad esempio col pianto. Ripenso all’ incontro di lunedì scorso al nido il Grillo di Milano, e a quelli prossimi a Roma e online. Sempre interessante, prezioso e stimolante lo scambio e il confronto.

Grazie!

È tutto mio!!!!!

“È mio! È mio!” è una tipica frase dei bambini dell’età compresa tra i 18-36 mesi. È una modalità che utilizzano per segnare il territorio quando avvertono la presenza di altri pari che potrebbero prendere l’oggetto conteso. I bambini hanno bisogno di sperimentare anche il sentimento di gestione della frustrazione mediante il quale apprendono che non è sempre tutto loro, ma vi sono anche altri bambini con le stesse intenzioni ed esigenze. L’intervento dell’adulto di solito è quello di dire: ” no,non è tuo, lascia il gioco al bimbo”. Dal nostro punto di vista psicopedagogico proponiamo di:

– non intervenire subito ma fare in modo che i bambini (anche se piccoli) possano cavarsela in modo (quasi) autonomo, sperimentando anche il sentimento di frustrazione e fallimento che permette loro di crescere.

– Raccontare ai bambini ciò che e’ accaduto in modo semplice e preciso. Non temere il pianto del bambino (pianto di rabbia perche’ vuole il gioco tanto conteso e pianto di delusione perche’ non gli è stato concesso) rappresentano occasioni utili di confronto e di ragionamento.

– Restituite la giusta importanza e il giusto valore. Non far frequentare altri bambini perché abbiamo un bambino che potrebbe arrabbiarsi facilmente non ci sembra educativo. Il tempo e l’autorevolezza sono da sempre due ottimi strumenti.

Come fare a dire: “No” in modo deciso..

Come fare a dire “No” ad un bambino in modo fermo e deciso senza scatenare il senso di colpa di noi adulti nel vederlo piangere (disperato a volte anche senza un preciso motivo)? Di solito quando il bambino inizia a chiedere in modo insistente qualcosa (talvolta anche in modo convinto e arrogante: “lo voglio, ho detto che lo voglio”) l’adulto come prima reazione dice no, oppure dopo vediamo, provando a spiegare la motivazione della negazione. Poi quando il pianto diventa ingestibile, e sfocia in un capriccio urlante l’adulto onde evitare ulteriori figure cede e acquista ciò che voleva il bambino (figurine, biscotti,giocattoli..qualsiasi oggetto..) A questo punto però e’ il bambino a dominare e dettare le regole piuttosto che l’adulto. E dal nostro punto di vista psicopedagogico non va bene. È il bambino ad aver bisogno di contenimento,regole e paletti per crescere in modo autonomo e sicuro o l’adulto a dover essere consolato e rassicurato nel vedere il proprio bambino piangere?

Non è forse su questi punti che dovremmo soffermarci un po’ tutti dato che lavoriamo o viviamo con i bambini? In fondo è difficile parlare di questi argomenti e ancor più difficile attuare un cambiamento nel modo di gestire queste emozioni.

 

 

Coesione nella coppia educativa

coppiaCoesione e unità dovrebbero essere sempre due caratteristiche presenti nella coppia genitoriale, in quanto infondono sicurezza ai figli, dimostrando di procedere verso la stessa “strada educativa”. E’ chiaro che, Mamma e Papà, essendo due persone diverse, con ruoli diversi, potrebbero talvolta avere opinioni differenti su come educare il proprio bambino, ma questo può essere motivo di discussione e confronto lasciando fuori il bambino. In che senso? E’ sempre importante confrontarsi con il proprio partner, ma è meglio evitare di discutere davanti al bambino perchè si tratta di questioni fra adulti in cui lui non deve essere coinvolto, prima di tutto per non sentirsi in colpa se i genitori sembrano in quel momento non andare d’accordo e, in secondo luogo, per non mostrarsi deboli e indecisi ai suoi occhi. Infatti i figli hanno bisogno di sentire che i propri genitori siano sicuri, forti e sono in grado di prendere le migliori decisioni per lui al fine di proteggerlo e farlo crescere in serenità.

Ricordiamoci che anche la coerenza è importante: se dico una cosa, la devo anche fare, altrimenti non posso rappresentare un vero modello per i bambini.

Infine se siete genitori separati e tra voi non c’è un alto grado di conflittualità, riuscirete a raggiungere un buon livello di coesione attraverso la condivisione e l’organizzazione pratica nella gestione dei figli. Non disperate: spesso le coppie separate sono quasi più coese di quelle che stanno insieme!

Mamma che Blog!

 

MammeCheFatica al Social Family Day MammaCheBlog!

MammeCheFatica non potrà mancare sabato 8 Giugno a Milano per partecipare a “Mamma che blog-Social Family Day”, evento pensato da Fattore Mamma come un momento di scambio per far crescere idee e servizi in rete. Ma l’organizzazione ha pensato naturalmente anche ai più piccoli e ai loro papà proponendo una serie di divertenti attività per ogni età. sarà una giornata utile per confrontarsi con tante blogger, mamme e non solo.

Vi aspettiamo quindi al Quanta Sport Village in Via Assietta, 19 dalle 9,00 in poi!