Come fare a dire: “No” in modo deciso..

Come fare a dire “No” ad un bambino in modo fermo e deciso senza scatenare il senso di colpa di noi adulti nel vederlo piangere (disperato a volte anche senza un preciso motivo)? Di solito quando il bambino inizia a chiedere in modo insistente qualcosa (talvolta anche in modo convinto e arrogante: “lo voglio, ho detto che lo voglio”) l’adulto come prima reazione dice no, oppure dopo vediamo, provando a spiegare la motivazione della negazione. Poi quando il pianto diventa ingestibile, e sfocia in un capriccio urlante l’adulto onde evitare ulteriori figure cede e acquista ciò che voleva il bambino (figurine, biscotti,giocattoli..qualsiasi oggetto..) A questo punto però e’ il bambino a dominare e dettare le regole piuttosto che l’adulto. E dal nostro punto di vista psicopedagogico non va bene. È il bambino ad aver bisogno di contenimento,regole e paletti per crescere in modo autonomo e sicuro o l’adulto a dover essere consolato e rassicurato nel vedere il proprio bambino piangere?

Non è forse su questi punti che dovremmo soffermarci un po’ tutti dato che lavoriamo o viviamo con i bambini? In fondo è difficile parlare di questi argomenti e ancor più difficile attuare un cambiamento nel modo di gestire queste emozioni.

 

 

Nido o Baby Sitter?!

Le vostre numerose mail ci impongono una riflessione tra la scelta (complessa per alcuni) tra l’iscrizione al nido e una (brava) Baby Sitter. Lavorando da anni nel mondo degli asili è difficile tenere un punto di vista completamente oggettivo su questa scelta. Ma ovviamente ci proviamo, insieme a voi!

Perché l’Asilo: l’Asilo Nido rappresenta il primo luogo di socializzazione strutturata che il piccolo ha la possibilità di conoscere e sperimentare. Al nido il bambino ha la possibilità di entrare in contatto con una nuova realtà educativa e di imparare mediante il gioco e un sistema di relazioni interpersonali fondamentali per la sua crescita. Il nido, se ben organizzato e strutturato, è secondo noi un luogo di crescita molto significativo, non solo per il bambino in sé, ma anche per la sua mamma e il suo papà: all’interno di esso si prende consapevolezza del proprio ruolo genitoriale e lo si condivide con altri genitori e figure professioniste. Il limite del nido può essere il fatto di continue assenze dovute a malattie o influenze e dover ricorrere ad una Baby Sitter o ai nonni quando deve stare a casa.

Baby Sitter: di solito indichiamo questa figura se il bambino è molto piccolo, se gli viene sconsigliata la frequenza del nido e della comunità per ragioni di salute. La scelta è sempre difficile: bisogna trovare una persona referenziata, meglio se presentata da qualcuno, con esperienza, solare, autonoma, in grado di giocare e stare bene con il bambino in carico. Tutte queste richieste non sono mai scontate! Possiamo garantirvelo, come sottolineiamo sempre nei nostri corsi e incontri. È difficile occuparsi tutto il giorno di un bambino piccolo, talvolta in modo solitario.

Suggeriamo sempre, al di là della scelta, di poterla condividere con il partner e di farla vostra. Troverete sempre qualcuno che vi criticherà per il nido o la tata che avete scelto. La scelta giusta è quella che vi permette di sentirvi tranquilli, di tornare al lavoro senza (troppo) senso di colpa, e di veder crescere il vostro bambino attraverso piccole grandi conquiste.

Bon Courage!

 

 

 

 

 

Quando arriva il secondo figlio

L’arrivo del secondo figlio è un’ulteriore esplosione di felicità: si rivivono momenti di gioia indescrivibile, anche se è sempre diverso. Non solo perché i figli sono diversi, ma anche perché i genitori stessi sono diversi. Cambiati, cresciuti, più consapevoli e sicuri di sé. La famiglia si allarga e l ‘affetto, invece di dimezzarsi, si amplifica. Eppure non è così semplice la nascita di un secondo bambino. Subentrano le gelosie del primo e le conseguenti ansie dei genitori su come comportarsi. “Cosa posso fare per non far sentire ignorato il maggiore?” “Mi odierà perché tengo sempre in braccio il neonato?” oppure “Sarò una brava madre per tutte e due?”. Sono domande che più o meno si fanno tutti e scatenano grossi dubbi e sensi di colpa. MammeCheFatica suggerisce di contare sempre sul partner per dividersi i compiti e sostenersi l’un l’altro. E’ importante ritagliarsi degli spazi individuali con entrambi i figli e far sentire “speciale” con piccoli accorgimenti il più grande. Un’attività pensata solo per lui, una piccola sorpresa possono rendere più sereno il figlio maggiore sentendosi sempre nella mente di mamma e papà. I comportamenti di gelosia saranno comunque presenti, è normale, ma potranno essere più gestibili. In bocca a l lupo! E, per qualsiasi cosa, noi ci siamo!

Le regole: poche ma chiare..

E le regole? Avete ragione..ne parliamo ora! Le regole secondo noi dovrebbero essere date fin da piccoli, in modo chiaro e coerente. Detto così sembra facile, sul campo pratico invece non lo è per niente: sgridare, riprendere il proprio bambino (piccolo o grande che sia) non è cosa semplice, e può scatenare una serie di sentimenti anche contrastanti tra senso di colpa, rabbia o frustrazione. Però possiamo dire per certo che se un bambino fin da piccolo non ha la possibilità di interiorizzare il concetto di regola farà più fatica a gestire i rapporti interpersonali e a relazionarsi quindi con gli altri. Il bambino ha bisogno di limiti e confini ben precisi. Ha bisogno per crescere con i “sì” ma anche con i “no”. Se gli viene sempre concesso tutto, come farà da grande a tollerare tante piccole frustrazioni quotidiane? Come farà ad intuire i bisogni degli altri se è solo incentrato su se stesso? Spesso però in ambito educativo la teoria e la pratica non sempre coincidono: molte volte non si riesce a tradurre quei limiti in modo chiaro e lineare come si vorrebbe e quindi si finisce per cedere… ” Ti dò l’ultimo..poi basta” oppure “E va bene dai, per questa volta..”. Non serve alzare la voce o dover ricorrere a punizioni: se c’è rispetto ci sarà anche per le regole. Ricordiamo solo che essere esigenti non significa essere cattivi genitori! Si ride, si scherza, si gioca, ma quando si dice: “No!” ci si ferma un attimo senza cedimenti o ripensamenti. Così facendo insegnamo anche l’arte della coerenza, una delle più difficili da mantenere durante tutta l’esistenza.

Le prime vacanze in autonomia…

bambino e valigiaLe prime vacanze in autonomia sono un’ esperienza fondamentale per il bambino. Non vi e’ un’ eta’ precisa l’importante e’ affrontare senza rancori o sensi di colpa il distacco dalle figure genitoriali in particolare dalla madre.

Come tutte le nuove esperienze ha bisogno di tempo per essere metabolizzata nella mente del piccolo. Se si sta avvicinando il giorno della partenza invitiamo mamme e papa’ a:

–  contenere il livello di ansia senza esagerare!

– preparare insieme la borsa con tutto l’ occorrente per rendere partecipe e consapevole il bambino dei propri effetti personali

– preparare gli oggetti tradizionali (orsacchiotti o bambole che in questi casi assumono un significato ancora piu’ simbolico)

– dare al bambino un quaderno o un album in cui scrivere i pensieri delle giornate o poter fare dei disegni

– preparare un piccolo calendario hand- made con disegni o immagini per aiutare il bambino a capire e gestire meglio la dimensione temporale

– last but not least: mai chiedergli: “ti sei divertito”? Piuttosto lasciargli il tempo per tirar fuori i ricordi e raccontarli con piacere.

-rassicurarlo in caso di nostalgia. Sappiate essere forti e incisivi. In quei momenti di debolezza i bambini hanno bisogno di adulti rassicuranti in grado di infondere fiducia e valorizzare la loro autonomia.

Bon Voyage!

Distacchi, inserimenti e sensi di colpa

bambino salutaE’ passato circa un mese dai primi inserimenti all’asilo, ma, per molte famiglie, è ancora un tema attualissimo e che dà non poche preoccupazioni. L’inserimento fa paura, crea dubbi e timori perchè rappresenta il primo vero distacco del bambino dalle figure che erano solite prendersi cura di lui e i distacchi, non sono sempre facili. Anzi, non lo sono mai, perchè implicano un saluto, che talvolta può essere vissuto come abbandono (anche se termporaneo). Tuttavia i distacchi servono anche per crescere, arricchirsi e apririsi al mondo.

Ci piace sempre ricordare questo detto: “I genitori hanno il compito di fornire ai figli delle radici, ma anche delle ali per volare” e dunque, rimbocchiamoci le maniche, respingiamo le lacrime indietro e riflettiamo sul fatto che stiamo facendo il loro bene. I sensi di colpa sono inutili: mamma e papà stanno offrendo al proprio figlio la meravigliosa opportunità di imparare a stare al mondo, di condividere esperienze particolari e allacciare nuovi rapporti con coetanei e altre figure educative.

Continuate così e, se avete difficoltà, ricordatevi che non siete soli, contattateci ( è sempre meglio parlarne e sfogarsi, piuttosto che tenerselo per sè!).

Una mamma può arrabbiarsi??

mammaDomanda provocatoria: ovviamente sì!! Anche le mamme hanno il sacrosanto diritto di arrabbiarsi e talvolta di desiderare di scappare lontano da casa. Perchè ne parliamo? Perchè spesso le mamme, soprattutto se neomamme, si sentono terribilmente in colpa nel pensare di essere arcistufe di fare questo complicato “lavoro”. Sono stanche, talvolta tristi, affaticate, sole e si sentono per di più giudicate da nonni, amiche, partner ecc poco sensibili. Tutte le donne hanno delle aspettative altissime riguardo il loro ruolo materno e durante la gravidanza idealizzano il proprio bambino, restando in qualche modo “spiazzate” una volta catapultate nella realtà, alla prese con un bambino reale che non si conosce, che piange, non dorme, rifiuta il latte, ha la coliche ecc ecc..

Dunque spesso durante le consultazioni noi ricordiamo alle mamme che la loro rabbia è assolutamente legittima, che va riconosciuta, accolta ed elaborata con il pensiero, per evitare che invece venga “agíta” pericolosamente.

Pipì…a letto

enuresiIl fenomeno dell’enuresi secondaria è più comune di quanto si pensi nei bambini tra i 4 e gli 8 anni circa.

In cosa consiste? In episodi frequenti di pipì a letto in bambini che hanno già raggiunto il controllo sfinterico.

Perchè accade? Si tratta di momenti di regressione particolari che si devono considerare dei segnali d’allarme da non sottovalutare. Spesso avvengono in momenti di crescita particolari in cui il bambino fa fatica: un lutto in famiglia, una separazione, ma anche la nascita di un fratellino, un trasloco o l’inserimento alla scuola materna.

Cosa fare in queste situazioni? E’ importantissimo non farlo pesare al bambino che già si vergogna e prova un senso di colpa, ma accogliere la sua fragilità con tanto affetto. Inoltre se si osservano episodi frequenti anche associati ad altri comportamenti inusuali vi suggeriamo di rivolgervi ad uno psicologo infantile per discuterne insieme senza timori.

Figlio di sua madre

libro

Non abbiamo ancora parlato di questo libro uscito un annetto fa: “Figlio di suo madre-Il legame speciale tra madre e figlio maschio e le sue distorsioni”

di Vèronique Moraldi (Feltrinelli, 17€)

Di cosa tratta: tratta della relazione madre-figlio maschio, le sue dinamiche sane e quelle più problematiche. L’autrice prova a rispondere ad alcune domande cruciali sull’influenza che una madre ha sulla crescita del proprio figlio.

Perchè ne parliamo: è un tema che coinvolge moltissime donne e naturalmente i loro figli. Affronta più aspetti di questo ricco legame cogliendo dei profili tipici in cui ci si può o meno ritrovare.

MammeCheFatica lo consiglia perchè: è un libro da cui trarre degli spunti interessanti senza evitare di incorrere nel “famigerato” senso di colpa materno. Inoltre è ricco di consigli pedagogici concreti.

 

Guardate il film di Alina Marazzi…

 

Care Mamme ma anche Cari papà, andate al cinema a vedere il film di Alina Marazzi ” Tutto parla di te”.

Di cosa parla: tratta del delicato tema della maternità, ma in particolare della fragilità delle madri: della solitudine e dell’inadeguatezza che si prova. Essere e diventare madre è un passaggio non solo fisico, ma anche mentale che scombussola completamente il proprio stato interiore.

E non è solo fonte di gioia, ma anche di dolori, dispiaceri e angosce profonde.

Perché ne parliamo: Mammechefatica ha trattato spesso argomenti legati alla depressione post partum, alle angosce e ai sensi di colpa che spesso provano le madri. E’ importante poterne parlare, con libertà e senza vergogna, ma è difficile, perché andiamo contro un modello sociale che vuole e propone un’immagine femminile sempre perfetta, con un controllo (anche del proprio corpo) quasi totale. Da qui subentra il senso di disorientamento e inadeguatezza. Ecco perché un film come questo può essere un valido strumento di riflessione che ci permette di capire che tutto ciò capita anche alle altre donne, non solo a noi…

Poi ci direte se vi è piaciuto…