Come parlare con i bambini?

La comunicazione con i bambini, qualsiasi sia la loro età, è sempre fondamentale. Apparentemente sembrano piccoli per capire, ma non è così: se anche non conoscono alcuni termini, senz’altro colgono il senso e il tono affettivo usato dall’adulto. Come parlare quindi con loro in modo efficace?

 

  • Attirare la loro attenzione, assicurandosi il contatto visivo e abbassandoci alla loro altezza
  • Usare parole semplici, concrete
  • Evitare discorsi troppo lunghi e contorti
  • Il tono deve essere calmo, ma anche autorevole, se necessario
  • Non utilizzare minacce o ricatti affettivi (“Se continui così non ti vogliamo più bene” oppure “..me ne vado” perché fanno presa sulle angosce infantili peggiori)
  • Verbalizzare tutte le emozioni, anche quelle negative (rabbia, delusione, tristezza..)
  • Non ingannarli, né prenderli in giro
  • Se facciamo una promessa, va mantenuta!

Siete d’accordo con queste indicazioni?

Come far fare la nanna in modo autonomo..

L’immagine che abbiamo scelto è piuttosto comune a tantissime famiglie che ci seguono..potrebbe rappresentare la mattina, dopo una nottata insonne a cercare di placare le ire del nostro bambino, che si rifiuta di dormire nel suo lettino: si sveglia ripetutamente durante la notte, piange,urla, sembra inconsolabile finché non lo si prende in braccio. Dopo averlo calmato e consolato, si riprova a metterlo nel lettino ma dopo poco ricomincia a piangere; sfiniti e quasi arresi lo si prende e lo si mette nel lettone dove tutto passa.Dal nostro punto di vista puramente psicopedagogico al bambino si trasmette un messaggio poco corretto, poiché basta un sussurro o una lacrima ad assecondare le sue esigenze. Ciò non aiuta il piccolo a sperimentare il senso di frustrazione che gli consente di stare da solo, provare a risolvere la situazione, e attivare delle risorse e competenze che gli permettono di superare la fase d’empasse.Sappiamo bene cosa significa non dormire la notte e alzarsi anche 6/7 volte (se va bene).Però dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che il bambino si abitua al nostro modo di fare e di agire, quindi molte volte utilizza il pianto poiché sa perfettamente che così facendo ottiene una soluzione rapida e comoda: le braccia della mamma o del papà. Provate quantomeno ad aspettare un attimo prima di intervenire, e nel caso prima rassicuratelo con la voce, rappresenta gia’ una prima conquista.

Le provocazioni dei bambini: com’è meglio comportarsi?

Spesso l’oppositività e la provocazione sono associate alla fase adolescenziale, dove i figli stanno crescendo e biologicamente sentono la spinta a rifiutare i genitori e gli adulti in generale. In realtà, a livelli inferiori, anche nei bambini piccoli si possono riscontrare moti di rifiuto, opposizione, rabbia e provocazione. A partire dai due anni circa, infatti, i bambini imparano a capire di essere persone distinte dai genitori, con il potere di affermare la propria volontà. Dunque iniziano i cosiddetti capricci (termine dispregiativo che non approviamo molto), i “No”, le urla e le sfide. In qualche modo è come se il bambino chiedesse provocatoriamente a mamma e papà: “Mi vuoi bene anche se faccio il monello?”. Se la reazione dei grandi è ferma, ma anche comprensiva, i bambini riceveranno quel senso di fiducia fondamentale per poter crescere in armonia. Se invece gli adulti trasmettono un messaggio giudicante, che suona come un’ etichetta indelebile (“Sei un monello, cattivo, intrattabile!”), alla lunga i figli non faranno altro che confermare l’idea che gli altri hanno di lui. Riflettiamo sull’influenza enorme che i comportamenti degli adulti hanno sui bambini in fase evolutiva.

Il significato del lupo a seconda dell’ età…parte prima

Lupo LupettoIl gioco del lupo per un bambino acquisisce diversi significati a seconda dell’ età. La scoperta del lupo avviene solitamente intorno ai 24 mesi o poco prima. All’ inizio può incutere timori e paure, e anche solo l’immagine può scaturire ansie e pianti improvvisi. In questo caso l’adulto ha il compito di rassicurare il piccolo infondendo fiducia e facendogli capire che si tratta di una semplice figura (ad esempio possiamo commentare: “Se ci fa tanta paura proviamo a metterlo via insieme? Magari lo rivediamo domani che è un altro giorno”. Così facendo accogliamo le ansie e le preoccupazioni del piccolo senza sminuirle).

Dai 18 mesi in su Mammechefatica consiglia il bel libro: “Lupo lupetto che cosa mi metto?” Ed. Gribaudo di Eléonore Thuilliere. 

Ci piace perché: si tratta di un libro semplice, colorato ma soprattutto interattivo: chiede al bambino di allacciare le stringhe, vestire il lupo, tirare su la cerniera, sistemare i bottoni etc..riprende il concetto montessoriano “aiutami a fare da solo”. Troviamo sia un ottimo modo per iniziare a capire come funzionano certi meccanismi misteriosi..( i lacci delle scarpe tanto per cominciare o le asole dei bottoni..) Rappresenta un tentativo di illustrare un lupo buono e simpatico. Da utilizzare anche come lettura animata con più bambini oppure in solitaria per i primi momenti di autonomia. 

Buona lettura!

 

 

 

 

Le prime pappe

pappeLe prime pappe costituiscono un passaggio fondamentale nella vita del bambino. Passare dal latte/seno materno ai cibi solidi rappresenta un momento di passaggio e di crescita molto importante dal punto di vista psicopedagogico. Per questo motivo vi invitiamo a dedicare il giusto tempo per questo nuovo rituale da compiere insieme. Ci teniamo a sottolineare che il piccolo deve avere la possibilita’ di conoscere i cibi proposti attraverso

l’ esplorazione tattile. In questo senso il ‘paciugare’ con le manine e lo sporcarsi assumono un forte rilievo. Alcuni bambini apprezzano fin da subito, altri invece necessitano di qualche giorno per familiarizzare con le nuove scoperte.

Il nostro atteggiamento e’ significativo: se l’ adulto si propone in modo calmo e sereno e non si dispera immediatamente il piccolo reagira’ di conseguenza e apparirà sicuramente più rilassato e disponibile emotivamente ad assaggiare. Non preoccupatevi se dovesse rifiutare prima la merenda o la pappa: ricordiamoci il cambiamento che sta attraversando e cerchiamo di verbalizzarlo con il supporto della nostra voce narrante.

 

Mi leggi una storia?

Gli adulti leggono ai bambini“Mi leggi una storia?” Quante volte i bambini ci fanno questa domanda…(sempre nei momenti in cui siamo di fretta o siamo stanchi…o con poco entusiasmo..è sempre così,no?!)

Però trasmettere il senso e il piacere della lettura è un dovere importante da parte nostra. Questo si puo’ iniziare fin da piccoli. In commercio potete trovare libricini con le pagine rigide o di stoffa (lavabili) per poi proseguire con libri più grandi e sempre più impegnativi che uniscono alle immagini le prime didascalie in rima.

Dopo aver letto la storia, date al bambino la possibilità di imitarvi e poter “leggere a modo suo” anche solo sfogliando le pagine. Il top per MammeCheFatica? Dopo la lettura fare un disegno libero ogni volta cambiando pero’ la dimensione del foglio: prima molto grande (carta da pacco) poi piccolo piccolo. Poi con una forma geometrica o con un materiale differente. Cosi’ facendo abituiamo il bambino a destreggiarsi con misure e forme diverse. Col tempo si costruisce un rituale legato alla storia e al disegno da inventare. Se siete creativi potete unire i fogli oppure appenderli. Se invece i bimbi sono piu’ grandi si puo’ osare sviluppando la manualita’ fine con dei lavoretti sempre handmade e utilizzando avanzi di carte stoffe che avete in casa ovviamente!

E’ solo un modo per giocare e trascorrere insieme i primi pomeriggi autunnali…

Ma quanto giocate?!…

Quanto giocate con i vostri figli?Leggendo varie statistiche i dati ci indicano che i genitori con bambini dai 2 anni ai 7 anni giocano poco in casa e preferiscono delegare per mancanza di tempo..sarà vero? A noi di MammeCheFatica, interessa piuttosto che si trovi il tempo necessario per mantenere viva la relazione tra genitore e figli e fare in modo che il legame tra le due generazioni diventi sempre più forte nonostante le difficoltà o piccole tensioni tipiche di ogni fase di crescita. Quindi è vero che i genitori dopo una lunga giornata di lavoro sono stanchi, ma è anche vero che per ‘ricaricarsi’ reciprocamente fanno bene a dedicare ai propri bambini un po’ di tempo dedicato al gioco. Una costruzione, dei puzzle, preparare la pappa con i pentolini, mettere a dormire le bambole, un collage,un disegno..una storia..sono gesti fondamentali per trasmettere al bambino fiducia e serenità.

Ai bambini piace molto giocare e condividere anche con gli adulti questi momenti speciali. Fate in modo di creare un rituale di gioco che scandisca i vari momenti per aiutare il piccolo a gestire meglio il  tempo..per fare in modo che non si disperi se il papà o la mamma dicono che è ora di fare un’altra cosa però..per iniziare quindi fate sempre lo stesso gioco per un po’ di volte..(ai piccoli piace molto la ripetizione poichè li fa sentire più sicuri) poi col passare dei giorni inserite piccole novità che serviranno a rendere il gioco sempre più strutturato e completo.

Giocate e Giocate sempre! sarà un modo per ritrovare un po’ del vostro bambino che siete stati e trascorrere dei momenti piacevoli con I vostri pargoli…e come diceva Winnicott “un bambino creativo è un bambino sereno”.

Si può o non si può…? (parte seconda)

papà sgrida suo figlioContinuiamo il nostro discorso sulle regole e i “No” per i bambini piccoli..

Il “No” dei bambini è un chiaro segnale di desiderio di autonomia e di seprazione/individuazione dagli adulti. Pur essendo molto stancante per gli adulti, è una funzione importante per i bambini, è un modo di dichiararsi indipendenti e per questo va valorizzata e riconosciuta. Quando i figli si oppongono, non lo fanno per indispettire o sfinire i grandi, ma per dimostrare che si è diversi, dotati di pensieri e desideri propri. Come sempre, però, deve essere presente un equilibrio tra i “No” dei piccoli” e quelli degli adulti. Se da un lato è importantissimo ascoltare le esigenze dei bambini, dall’altro i genitori non devono rinunciare all’esercizio educativo. Hanno infatti una funzione regolatoria e contenitiva per consentire loro di elaborare le frustrazioni di tutti i giorni. La fatica di porre dei limiti nasce però nei genitori quando vedono il dipiacere o il disappunto provocato nei bambini. Il dolore dei piccoli è per gli adulti intollerabile e temono di perdere il loro amore perciò rinunciano a porre delle norme. Ma come si fa a chiedere ai bambini di imparare autonomamente il valore delle regole, se noi per primi non riusciamo ad insegnarlo? Così facendo chi è l’adulto che educa? Pensiamoci su..

Litigare bene, si può…ce lo spiega…

 

Mammechefatica ha partecipato al Convegno Nazionale ‘Litigare Bene’ organizzato dal Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti diretto da Daniele Novara a Piacenza, sabato 1 Dicembre.

Si è entrati subito nel cuore del dibattito affrontando il tema dei conflitti e dei litigi e imparare a considerare quest’ultimo come una forma di apprendimento e di crescita non solo per i bambini ma anche per gli adulti. E’ possibile aiutare i bambini a litigare bene? E’ possibile avere un’esperienza positiva in questo contesto? La risposta è si, come afferma D.Novara, presentando le strategie per l’utilizzo del  metodo maieutico che ci consenta appunto di litigare bene. In primo luogo, sottolinea il fondatore del Centro, è importante predisporre le condizioni per far in modo che il bambino faccia da solo nel processo di apprendimento. La figura adulta inoltre non deve imporsi, deve astenersi da qualsiasi tipo di giudizio che potrebbe condizionare il bambino stesso.

Inoltre l’adulto, sia educatore sia genitore deve sostenere la capacità autoregolativa del bambino e saper far ‘decantare il litigio’ come afferma D. Novara.

Il litigio e il conflitto va concepito in un ottica costruttiva e positiva e contiribuisce a favorire: – il riconoscimento dei propri limiti

– la scoperta dei propri errori

– una naturale possibilità di un ‘esperienza  e nuove conoscenze

Come adulti, come Grandi Responsabili, dobbiamo sviluppare e incentivare i piccoli a coltivare ‘quell’intelligenza sociale’ di cui ci ha parlato L.Bonica nel suo intervento. ( se è l’adulto a fornire sempre soluzioni ciò è limitante poichè il bambino non vive l’esperienza in modo diretto; il bambino sperimenta nel conflitto tra i pari e spesso riesce a trovare una soluzione). Gli aduti, prosegue A. Oliviero Ferraris, ‘peccano d’interventismo’ e non consentono al bambino di trovare invece il tempo e lo spazio per arrivare a trovare l’accordo e la soluzione per quel conflitto. ( se l’adulto è invadente, non consente quindi al bambino di trovare una soluzione e di poter vivere questa esperienza fondamentale per la crescita).

Il metodo maieutico ci insegna quindi a : Non temere i litigi, imparare a tenere sotto controllo le emozioni in tutti i contesti sociali e  capire che le situazioni anche di matrice negativa si possono risolovere…

Litigare bene serve tutta la vita.

Le parole servono a litigare senza farsi male, come ha scritto una bimba di Reggio Emilia

 

Un baby-sitter maschio…

 

A partire dalla novità del fortunato programma tv SOS Tata, MammeCheFatica si pone la domanda sulla possibilità di assumere un baby-sitter di sesso maschile. Riteniamo che sia essenziale evitare ogni tipo di pregiudizio e stereotipo di genere, ma piuttosto concentrarsi sulla sua persona. E’ un bravo ragazzo? Ci ispira fiducia? Ha altre esperienze? Come si comporta col mio bambino? Ha passione in quello che fa? Le stesse identiche domande che ci porremmo in presenza di una ragazza o di una signora. Spesso inoltre un ragazzo è più energico, sportivo e “fisico” di una donna e con bambini dagli 8 anni in su può rappresentare una figura molto importante in cui rispecchiarsi. Non ha un ruolo paterno, ma non è neanche un amico/coetaneo, dunque ricopre un ruolo adulto, ma non troppo autorevole come può essere un padre. Appoggiamo quindi totalmente tutti i ragazzi che si propongono per fare con passione i “tati” o gli educatori: siete delle figure preziosissime! E voi, Mamme e Papà, cosa ne pensate?