Bravo,anzi Bravissimo

“Ma che bravo che sei, bravissimo” quante volte al giorno diciamo al nostro bambino questa frase? È importante lasciare un rinforzo positivo ma senza esagerare troppo.  Ci sono azioni, gesti, movimenti che una volta interiorizzati vengono spontaneamente in modo automatico e per i quali non ha senso esclamare “bravo” e invece vi sono tutta una serie di conquiste quotidiane o di dettagli che fanno la differenza e che se valorizzati possono essere un ottimo feedback per migliorare e crescere potenziando il senso di sicurezza e autostima. Quando vi è una conquista significativa: verbalizzarla più volte nel corso dei giorni è sempre piacevole e significativo sia al nido che a casa. Battere le mani, complimentarsi e lodare il piccolo è fondamentale per offrirgli più sicurezza ma non deve essere un atteggiamento ricattatorio: deve emergere il piacere della scoperta e della conquista. (Il piacere quindi di provare e riprovare a prescindere senza il bisogno esclusivo di una continua e incessante conferma da parte dell’adulto su tutto). Ogni tanto è importante fermarsi un attimo e chiedersi: ha senso continuare a dire sei stato bravo? O corrisponde di più a un nostro bisogno di conferma???? Sappiamo che non è facile rispondere a questa domanda ma provare a sviluppare una certa consapevolezza in merito è fondamentale per scindere le esigenze specifiche del bambino dalle nostre….

Promuovere l’autonomia fin da piccoli

Promuovere l’autonomia fin da piccoli è importante per favorire il senso di curiosità verso le cose e il mondo che li circonda. Il senso di autonomia si misura attraverso tanti punti di vista: acquisire una maggiore sicurezza nella posizione seduta, provare a muovere i primi passi, sperimentare le prime parole, giocare con ciò che è a disposizione, accettare i primi distacchi dalla figura materna ecc. Incoraggiare e promuovere l’autonomia significa anche favorire e incentivare una maggior sicurezza e disinvoltura nell’affrontare le relazioni con il mondo adulto e con i pari. Quando e come va promossa? Si può iniziare fin da subito offrendo sempre tanto senso di sicurezza e protezione al piccolo, anche a parole e a seconda dell’età organizzare dei momenti di gioco in cui il bambino ha la possibilità di sperimentare, di fare e disfare e ha come regia la figura genitoriale pronta a incoraggiare, dare fiducia e apprezzare ciò che sta facendo. Solitamente se vi è questo approccio di sicurezza in casa il bambino riesce a sentirsi pronto a vivere nuove esperienze anche in ambienti nuovi o che conosce meno. Ricordiamo che i piccoli non funzionano a comando..“adesso stai qui e fai così” non ha molto senso poiché viene vissuto come un rimprovero e una costrizione e il bambino può avvertire il senso di abbandono della figura genitoriale/che si sta prendendo cura di lui. Meglio proporgli un’attività o un gioco e spiegargli sottovoce ciò che avverrà, valorizzando sempre il senso di scoperta e conquista che sta alla base di ogni processo di crescita. Cosi’ che la stessa azione può essere ripetuta quotidianamente nel tempo e questo  permette anche al bambino stesso di sentirsi contento e pienamente soddisfatto per ciò che ha imparato, anche da un banale infilo e sfilo un paio di scarpe!

 

Che cosa gli faccio fare??

 

 

“Che cosa gli faccio fare ora?”. Alzi la mano chi non abbia mai pensato questa domanda con un bambino (specie se piccolo..). Dover trascorrere tanto tempo in casa per vari motivi con un bambino può diventare una sfida impegnativa. L’aspetto più importante è quello di cercare di non proiettare troppo le nostre frustrazioni sul bambino che inevitabilmente assorbe e percepisce il disagio e l’insofferenza dell’adulto coinvolto nella relazione. Il bambino piccolo ha bisogno di un contesto il più armonico possibile all’interno del quale poter sperimentare la propria curiosità. Se è vero che basta poco è anche vero che quel poco va continuamente rivisto e rielaborato per fare in modo che sappia rispondere ai propri bisogni. Sicuramente tra le tante attività proponiamo:

  • il canto di filastrocche e canzoncine ripetuto durante il giorno (aiuta a riconoscere le varie routine e scandire il tempo)
  • la lettura ad alta voce di storie brevi
  • Sono attività fondamentali (a costo zero!) per stimolare il linguaggio e l’ascolto attivo e per consolidare il rapporto e la relazione con il piccolo. Vanno ripetute quotidianamente e più volte al giorno per permettere anche al bambino di riconoscere i suoni e le parole nel tempo. Meglio se condotte su un tappeto o all’interno di uno spazio ben delimitato senza altri giochi o materiali per aumentare la capacità di concentrazione: siete voi in quell’istante il gioco con cui giocare e dal quale tirare fuori risorse preziose. 

Come passare dal pannolino al water

Il passaggio pannolino- water rappresenta un punto cruciale per i neogenitori che spesso spaesati e smarriti dopo averle provate tutte perdono ogni speranza. Di nuovo un post dedicato a tutti i genitori che sono in situazioni simili e che magari hanno anche l’ansia perché in fondo a Settembre non manca molto e la situazione deve rientrare poiché il bambino deve essere il più autonomo possibile anche nel controllo sfinterico. Prima di tutto per ottenere un vero cambiamento occorre in primis modificare il nostro atteggiamento nei confronti del problema e del bambino. Quindi eliminiamo velocemente la nostra ansia e preoccupazione in merito ed evitiamo di chiedere ogni due minuti se si deve andare in bagno e se scappa qualcosa. Tanto il bambino se è piacevolmente impegnato a giocare difficilmente interrompe il gioco per tempo.Evitiamo di mettere al centro la difficoltà, piuttosto raccontiamo una storia, mettiamo il peluche sul water, togliamo il pannolino anche a lui, chiediamogli come mai non riesce più a fare la cacca in pace. Concentriamoci così facendo sul suo punto di vista e offriamogli un aiuto pratico e concreto perché questa fase non sia un problema ma piuttosto uno dei mille cambiamenti per diventare grande nella vita.

Dare la “Buona Notte” perché

Possibile che in questi anni non abbiamo ancora parlato dell’importanza della Buonanotte?! Possibile! E grazie alle vostre richieste affrontiamo questo tema. Dare la Buona Notte significa non solo contribuire a creare un rituale che scandisce il tempo, ma anche dare un significato alla giornata vissuta. Per i bambini è importante vedere un genitore o comunque un adulto, che seduto accanto, racconta la giornata che è appena trascorsa e che poi inizia a leggere o raccontare una storia, della Buonanotte appunto. Breve o lunga che sia cio’ che resterà è il gesto, che rimarrà impresso nella memoria dei piccoli. Meglio se scegliete voi il libro e il racconto. (Il bambino è già stanco e magari poco propenso ad andare a letto,quindi ha bisogno di certezze e sicurezze non ha tempo di scegliere e capire di cosa può aver voglia). Concordate per tempo il racconto e poi stategli un po’ accanto  senza necessariamente cedere e raccontare altro. I patti vanno rispettati da entrambe le parti.

 

In estate? Si legge!

Qual è la stagione migliore per coltivare il piacere della lettura se non quella estiva? Non abbiamo scuse, questo vale per i Grandi e per i Piccoli aspiranti lettori. Andare insieme in libreria e regalarsi un bel libro è da sempre un bel gesto senza nulla togliere anche alle biblioteche che spesso hanno dei reparti davvero forniti e attrezzati anche per accogliere i più piccoli con tavolini e seggioline ad hoc. Consigliamo di far leggere tutti, anche i bebè, che a modo loro ascoltano la voce narrante e possono ripetere mediante le lallazioni. Dare un libretto in mano rappresenta un gesto carico di significati dove il bambino può, a seconda dell’eta’, imitare l’adulto nella lettura, leggere a modo proprio la storia e le immagini, tastare il libretto, assaggiarlo (provando a mordere il libretto) e così via. È una modalità di gioco e di scoperta che va incoraggiata e strutturata per far sì che da grandi i bambini possano apprezzare i vari libri e romanzi e diventino dei veri lettori insaziabili! Il libro va letto e riletto, non ci si deve mai fermare ad una prima lettura superficiale!

E i vostri bambini apprezzano i libri?

 

 

 

 

 

Come parlare con i bambini?

La comunicazione con i bambini, qualsiasi sia la loro età, è sempre fondamentale. Apparentemente sembrano piccoli per capire, ma non è così: se anche non conoscono alcuni termini, senz’altro colgono il senso e il tono affettivo usato dall’adulto. Come parlare quindi con loro in modo efficace?

 

  • Attirare la loro attenzione, assicurandosi il contatto visivo e abbassandoci alla loro altezza
  • Usare parole semplici, concrete
  • Evitare discorsi troppo lunghi e contorti
  • Il tono deve essere calmo, ma anche autorevole, se necessario
  • Non utilizzare minacce o ricatti affettivi (“Se continui così non ti vogliamo più bene” oppure “..me ne vado” perché fanno presa sulle angosce infantili peggiori)
  • Verbalizzare tutte le emozioni, anche quelle negative (rabbia, delusione, tristezza..)
  • Non ingannarli, né prenderli in giro
  • Se facciamo una promessa, va mantenuta!

Siete d’accordo con queste indicazioni?

Come far fare la nanna in modo autonomo..

L’immagine che abbiamo scelto è piuttosto comune a tantissime famiglie che ci seguono..potrebbe rappresentare la mattina, dopo una nottata insonne a cercare di placare le ire del nostro bambino, che si rifiuta di dormire nel suo lettino: si sveglia ripetutamente durante la notte, piange,urla, sembra inconsolabile finché non lo si prende in braccio. Dopo averlo calmato e consolato, si riprova a metterlo nel lettino ma dopo poco ricomincia a piangere; sfiniti e quasi arresi lo si prende e lo si mette nel lettone dove tutto passa.Dal nostro punto di vista puramente psicopedagogico al bambino si trasmette un messaggio poco corretto, poiché basta un sussurro o una lacrima ad assecondare le sue esigenze. Ciò non aiuta il piccolo a sperimentare il senso di frustrazione che gli consente di stare da solo, provare a risolvere la situazione, e attivare delle risorse e competenze che gli permettono di superare la fase d’empasse.Sappiamo bene cosa significa non dormire la notte e alzarsi anche 6/7 volte (se va bene).Però dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che il bambino si abitua al nostro modo di fare e di agire, quindi molte volte utilizza il pianto poiché sa perfettamente che così facendo ottiene una soluzione rapida e comoda: le braccia della mamma o del papà. Provate quantomeno ad aspettare un attimo prima di intervenire, e nel caso prima rassicuratelo con la voce, rappresenta gia’ una prima conquista.

Le provocazioni dei bambini: com’è meglio comportarsi?

Spesso l’oppositività e la provocazione sono associate alla fase adolescenziale, dove i figli stanno crescendo e biologicamente sentono la spinta a rifiutare i genitori e gli adulti in generale. In realtà, a livelli inferiori, anche nei bambini piccoli si possono riscontrare moti di rifiuto, opposizione, rabbia e provocazione. A partire dai due anni circa, infatti, i bambini imparano a capire di essere persone distinte dai genitori, con il potere di affermare la propria volontà. Dunque iniziano i cosiddetti capricci (termine dispregiativo che non approviamo molto), i “No”, le urla e le sfide. In qualche modo è come se il bambino chiedesse provocatoriamente a mamma e papà: “Mi vuoi bene anche se faccio il monello?”. Se la reazione dei grandi è ferma, ma anche comprensiva, i bambini riceveranno quel senso di fiducia fondamentale per poter crescere in armonia. Se invece gli adulti trasmettono un messaggio giudicante, che suona come un’ etichetta indelebile (“Sei un monello, cattivo, intrattabile!”), alla lunga i figli non faranno altro che confermare l’idea che gli altri hanno di lui. Riflettiamo sull’influenza enorme che i comportamenti degli adulti hanno sui bambini in fase evolutiva.

Il significato del lupo a seconda dell’ età…parte prima

Lupo LupettoIl gioco del lupo per un bambino acquisisce diversi significati a seconda dell’ età. La scoperta del lupo avviene solitamente intorno ai 24 mesi o poco prima. All’ inizio può incutere timori e paure, e anche solo l’immagine può scaturire ansie e pianti improvvisi. In questo caso l’adulto ha il compito di rassicurare il piccolo infondendo fiducia e facendogli capire che si tratta di una semplice figura (ad esempio possiamo commentare: “Se ci fa tanta paura proviamo a metterlo via insieme? Magari lo rivediamo domani che è un altro giorno”. Così facendo accogliamo le ansie e le preoccupazioni del piccolo senza sminuirle).

Dai 18 mesi in su Mammechefatica consiglia il bel libro: “Lupo lupetto che cosa mi metto?” Ed. Gribaudo di Eléonore Thuilliere. 

Ci piace perché: si tratta di un libro semplice, colorato ma soprattutto interattivo: chiede al bambino di allacciare le stringhe, vestire il lupo, tirare su la cerniera, sistemare i bottoni etc..riprende il concetto montessoriano “aiutami a fare da solo”. Troviamo sia un ottimo modo per iniziare a capire come funzionano certi meccanismi misteriosi..( i lacci delle scarpe tanto per cominciare o le asole dei bottoni..) Rappresenta un tentativo di illustrare un lupo buono e simpatico. Da utilizzare anche come lettura animata con più bambini oppure in solitaria per i primi momenti di autonomia. 

Buona lettura!