Scuole chiuse:come sopravvivere

Ancora scuole,asili e nidi chiusi..come sopravvivere nei prossimi giorni aspettando il breve break dei giorni di Pasqua..Non sono tempi facili per le famiglie e i genitori lasciati soli e con la gestione dei figli a casa H24. È in queste situazioni che si riscopre il valore della rete, di quegli aiuti familiari,amicali,tramite le scuole dove ci si viene incontro incastrando le varie esigenze. Scambi e favori reciproci per aiutarsi e supportarsi in situazioni come queste dove occorre ricreare una nuova normalità. Prendete tutti gli aiuti possibili, per non sovraccaricarvi e delegate laddove possibile: il fatto di non staccare mai non deve essere fonte di stress ulteriore. 

  • Cercate di organizzare qualche telefonata piacevole per mantenere un contatto con il mondo esterno che possa essere un piccolo contributo per distrarvi/condividere le fatiche del periodo
  • Ricordate sempre che i bambini assorbono il nostro nervosismo che aleggia nell’aria, ma non è colpa loro se se i servizi socioeducativi sono chiusi
  •  Datevi obbiettivi semplici, senza strafare, e senza troppe aspettative
  • L’importante è riuscire a organizzarsi tra lavoro e casa, possibilmente provando a stare bene, facendo fare ai bambini attività e giochi semplici in grado di incuriosirli onde evitare di trascorrere (troppo) tempo davanti allo schermo…
  • Ricordatevi  e ricordate ai bambini che si tratta di un periodo (presto) le scuole riapriranno e si tornerà in presenza e la giornata riprenderà il suo ritmo: è giusto avere dei pensieri che possano aiutarci nei momenti di difficoltà e anche solo ipotizzare delle vacanze ci fa sentire meglio!
  • Cercate se possibile di sfruttare con i bambini i momenti all’aria aperta: quando si esce, tutto assume una dimensione diversa e più leggera, rispetto al dover stare in casa. Anche i bambini piccoli piangono oggettivamente meno quando sono fuori e questo migliora l’umore adulto e la sua riserva di energia!

La prima estate con il bebe’: dove andare

Prendiamo come spunto le vostre mail per rispondere in modo corale come affrontare la prima estate con un bebè. In primo luogo vi suggeriamo una località tranquilla e sicura (in Italia o all’estero) con una serie di servizi comodi e vicini, per fare in modo che possiate godervi anche il tempo senza dover faticare più del necessario. Se scegliete la casa di famiglia o dei suoceri fate in modo di pianificare la vacanza affinché rimanga tale, onde evitare inutili e fastidiosi nervosismi che inevitabilmente si ripercuotono sul vostro bambino e sul vostro benessere psicofisico. Se invece siete sole anche solo per qualche giorno o settimana, perché non organizzare la trasferta con un’amica? Potrebbe essere un modo anche per voi di farvi due risate in compagnia e non sentirvi sole e disorientate in un posto nuovo o diverso da casa. La prima estate deve essere il più possibile ‘rilassante’ e serena e deve offrirvi la possibilità di stare bene e al sicuro. Mare o montagna a seconda dei vostri gusti e opportunità, l’importante che il piccolo sia a contatto con la natura e respiri una buona aria, il più possibile fresca! In entrambe le soluzioni cospargete di protezione totale il vostro piccolo che non può certo permettersi scottature.

Fateci sapere le mete prescelte e se conoscete strutture specifiche per accogliere i piccoli ospiti come si deve non esitate a segnalarle!

 

 

 

un clic su Cesvi e sul lavoro di prevenzione..

MammeCheFatica oggi parla di Cesvi. Un’organizzazione umanitaria italiana laica,fondata nel 1985 a Bergamo.

Durante il mese di Dicembre potete contribuire con soli 2 euro al numero 45503 in favore della Campagna “Sono nato Libero”

htt://sononatolibero.cesvi.org. La campagna ha come obiettivo quello di sostenere la lotta al virus nei Paesi più colpiti e mantenere sempre alto il livello di informazione e prevenzione nelle nuove generazioni in ambito italiano.

Negli ultimi 3 anni Cesvi ha aiutato 3 milioni di persone avvalendosi di uno staff per l’88% composto da persone del posto. Nello Zimbawe con l’impegno di Cesvi sono stati salvati più di 3000 bambini,sono stati formati 2000 operatori sanitari e sottoposte a test più di 90mila donne.

Dal 2009 al 2012 il numero di nuove infezioni è diminuito tra i bambini del 40% grazie al lavoro di prevenzione e informazione sul campo e farmaci antiretrovirali (per prevenire la trasformazione madre-figlio).

Grazie per l’attenzione e la condivisione.