Scegliere tra questo e quello..

Torniamo a parlare del tema della scelta in particolare riferito ai piccoli tra i 24 e 36 mesi. Per loro dover rispondere alla domanda del tipo: “Preferisci questo o quello? Sicuro che non vuoi quest’altro?” è molto complesso poiché implica il fatto di dover scegliere tra due o più cose e anche in tempi molto veloci. La maggior parte delle volte poi questa dinamica scaturisce inevitabilmente un capriccio (perché in fondo non voleva più quella cosa lì ma un’altra ancora). Ci chiedete se sia giusto o sbagliato e se se esiste un metodo efficace per evitare tutto ciò. Una possibile risposta potremmo sintetizzarla cosi’: se aiutassimo i piccoli nel processo di scelta eviteremmo tensioni inutili. Il far scegliere è un bisogno nostro (di noi adulti e della nostra precisa epoca storica) ma non corrisponde ad un bisogno infantile. Quindi dovremmo iniziare a capovolgere la domanda e avere un tono deciso: ” prendiamo questo! Oppure “Assaggiamo quello” senza il tono ambiguo della domanda e senza pensare che così facendo possiamo privare i bambini di qualcosa, poiché “quel qualcosa” rappresenta solo un nostro pensiero che non appartiene ancora al bambino in questa fase di vita.

 

 

 

Togliere il pannolino: come fare

Come fare a togliere il pannolino? Come fare a gestire questo cambiamento tanto atteso?

MammeCheFatica vi invita, se portate i vostri bimbi al nido, a seguire tutti i suggerimenti del vostro nido di riferimento per cercare di fare meno fatica, e mantenere una sorta di coerenza educativa che è fondamentale in questa avventura! Nonostante l’enfasi e la voglia da parte dei genitori di anticipare le tappe,prima di procedere è bene valutare se il bambino è obbiettivamente pronto e in grado di affrontare questo step. Ricordiamoci che i cambiamenti non avvengono mai in un giorno, ma necessitano di tempo.

  • anticipare al bambino che inizierà a togliere il pannolino per un po’ di tempo (15-30 min) la prima volta è sufficiente
  • sostenere il passaggio con un libretto che affronta la medesima tematica
  • non stressare il bambino con continue domande del tipo: “andiamo in bagno? ti scappa la pipì?” vi garantiamo per esperienza che la pipì non scappa mai se non dopo che ci si è bagnati concretamente, allora sì il piccolo realizza che la pipì è scappata sul serio. (“percezione dell’esperienza”)
  • è l’adulto che accompagna il bambino in bagno senza far troppo pesare questo gesto (altrimenti che entusiasmo potrà avere il bambino stesso nel fare la pipì in modo autonomo?”)
  • non vi è bisogno nè di premi nè di privazioni per affrontare il passaggio pannolino-water. Deve essere e diventare nel tempo un rituale il più spontaneo e naturale possibile.
  • procedete per gradi, senza fretta, e mantenete il pannolino per il pisolino pomeridiano e la fase notturna.
  • è sempre importante e mai scontato sostenere il bambino restituendogli fiducia ed energia (per lui è un momento nuovo che essere fonte di timori,paure come quella di affrontare o cadere nel water, come spieghiamo in altri post del blog)

La prima estate con il bebe’: dove andare

Prendiamo come spunto le vostre mail per rispondere in modo corale come affrontare la prima estate con un bebè. In primo luogo vi suggeriamo una località tranquilla e sicura (in Italia o all’estero) con una serie di servizi comodi e vicini, per fare in modo che possiate godervi anche il tempo senza dover faticare più del necessario. Se scegliete la casa di famiglia o dei suoceri fate in modo di pianificare la vacanza affinché rimanga tale, onde evitare inutili e fastidiosi nervosismi che inevitabilmente si ripercuotono sul vostro bambino e sul vostro benessere psicofisico. Se invece siete sole anche solo per qualche giorno o settimana, perché non organizzare la trasferta con un’amica? Potrebbe essere un modo anche per voi di farvi due risate in compagnia e non sentirvi sole e disorientate in un posto nuovo o diverso da casa. La prima estate deve essere il più possibile ‘rilassante’ e serena e deve offrirvi la possibilità di stare bene e al sicuro. Mare o montagna a seconda dei vostri gusti e opportunità, l’importante che il piccolo sia a contatto con la natura e respiri una buona aria, il più possibile fresca! In entrambe le soluzioni cospargete di protezione totale il vostro piccolo che non può certo permettersi scottature.

Fateci sapere le mete prescelte e se conoscete strutture specifiche per accogliere i piccoli ospiti come si deve non esitate a segnalarle!

 

 

 

Se il piccolo balbetta: cosa fare

Può capitare che nella fase di crescita (in particolare tra i 24 e i 36 mesi) il bambino possa attraversare una fase in cui manifesta difficoltà nell’esprimersi e inizi a parlare ripetendo più volte le prime sillabe soprattutto ad inizio frase. Molto spesso un forte cambiamento (come, ad esempio, la nascita del fratellino o un trasferimento in una nuova città) possono portare ad un momento di insicurezza emotiva ed instabilità. La maggior parte dei casi si risolve in modo automatico nel giro di qualche settimana, altri casi invece, presi in tempo vengono affrontati con il supporto di un logopedista. Invitiamo i genitori e gli adulti che frequentano il piccolo ad aiutarlo adottando questa modalità:

– mai giudicare o correggere il bambino mentre sta parlando, specie se ripete sempre le stesse paroline o se non si capisce

– cercare di metterlo a suo agio, organizzando mentalmente frasi semplici

– sintonizzare lo sguardo e ascoltarlo attentamente, evitando di fare altro

– utilizzare il canto, le filastrocche (la rima baciata è di grande aiuto) e la lettura ad alta voce: fortificano la relazione e stimolano il piccolo in modo naturale ad apprendere nuovi suoni e vocaboli. Cantare insieme davanti allo specchio, mentre ci si lava i denti è da sempre un gioco che dà ottimi risultati.

Non scoraggiatevi mai, poiché si tratta di una fase passeggera, e cercate di non far pesare ‘la colpa’ su nessuno: i piccoli avvertono subito queste intuizioni e di conseguenza si portano dietro il peso..

 

 

Togliere il ciuccio…

Aprile e Maggio nell’immaginario delle mamme sono i mesi dei cambiamenti: via il pannolino e via il ciuccio! Dal nostro punto di vista psicopedagogico però invitiamo i genitori a procedere con cautela onde evitare piccoli traumi e dover tornare indietro poiché il bambino entra in crisi. Il ciuccio ha un significato molto forte per il bambino che lo utilizza, ha un potere calmante e rassicurante che non può essere tolto da un momento all’altro, come tutti i cambiamenti va preparato nel tempo.

Iniziate per gradi a:

– diminuirne l’utilizzo, e lasciare il ciuccio solo nei momenti di forte bisogno

– fare in modo che il bambino diventi autonomo nel mettere via il suo ciuccio nell’apposito contenitore. (Iniziare durante il giorno, lasciare invece il ciuccio per il riposino pomeridiano e per la notte)

– far notare al bambino come parla bene quando non ha il ciuccio che gli      impedisce di esprimersi correttamente.

– sfogliare e leggere una storia sul ciuccio che aiuta il bambino (e l’adulto) ad affrontare il momento di passaggio.

– evitare regalini e doni poiché rappresenta una fase evolutiva di crescita obbligata. Il vero piacere sarà rappresentato dal senso di scoperta e di conquista di nuovi oggetti.

 

Gelosia del fratellino?

gelosia-fratellinoCome affrontare la gelosia della sorellina o fratellino in arrivo? Come comportarsi e come prevenire determinati comportamenti?

Sono queste le domande più frequenti che ci fate voi mamme quando siete in attesa del secondogenito. Riteniamo sia importante parlarne insieme e non sottovalutare i segnali che ci inviano i nostri bambini. I piccoli fin da subito hanno la capacità di percepire che c’è qualcosa di nuovo in arrivo anche se non capiscono esattamente di cosa si tratti. In questa delicata fase hanno bisogno di essere rassicurati e capiti (essendo abituati da figli unici ad avere una sorta di esclusività nei rapporti sociali). La paura più grande è appunto quella di temere di non essere più amati come prima e di non avere più a disposizione tutta la mamma per sè ma di doverla condividere con il nuovo nato. Si tratta di paure implicite che di solito si manifestano con numerosi e insoliti capricci, pianti e voglia di stare solo con la propria mamma.

Ne parleremo con la nostra Dott.ssa Sara Luna Bruzzone, Psicologa e Psicoterapeuta presso Peekaboo  a Milano il 22 Novembre alle 9.15. L’incontro è rivolto a tutti i genitori interessati, iscrizione obbligatoria, costo 10€.

info@peekaboomilano.it

Vi aspettiamo!

 

 

Nuove avventure educative…

bambino che piange al nidoAnche se sono iniziate da poco la Scuola materna o il nido, gia’ danno qualche problemino o difficoltà. Le mamme lo sanno, avevano preventivato tutto, ma comunque il colpo lo si avverte lo stesso,perche’ vedere il tuo bambino piangere e disperarsi all’ ingresso della Scuola è sempre una scena difficile e delicata da gestire e soprattutto non priva di sensi di colpa che ci si porta dietro la scrivania in ufficio.

Come fare se il mio bambino piange e non vuole entrare all’ asilo?

  • Provate ad accompagnarlo senza appesantire il distacco con le classiche frasi: “dopo la mamma ti compra un giochino”. Altrimenti sembra che stare a scuola rappresenta un’ azione negativa.
  • Salutate sempre il vostro bambino, rassicuratelo in modo deciso dicendogli che ” la mamma torna sempre” e che a scuola ci sono tanti giochi e attività da scoprire insieme.
  • Lasciatevi guidare dai tempi della vostra educatrice o maestra (rispettare i tempi significa aiutarla nel rapporto con il vostro bambino)
  • Cercate di non mostrarvi troppo ansiose poiché il vostro bambino percepisce  l’ansia da distacco fin da subito anche se molto piccolo
  • Non stressatevi troppo per i pianti e i distacchi disperati. Col tempo, la quotidianità e la costruzione di un buon rapporto di fiducia anche il vostro bambino apprezzerà la Scuola come momento di socializzazione.
  • Valorizzate sempre il lavoro che si svolge a scuola: è importante conoscere e sapere cosa fanno i bambini e riportarlo a casa. Il nido costituisce un ottimo strumento di crescita e condivisione anche per i genitori.

Quando cadono…la paura e lo spavento..

caduteE’ tanto tempo che non affrontiamo il tema delle paure e degli spaventi soprattutto collegati alle cadute che i bambini piccoli fanno accidentalmente nella fase della deambulazione. Quando stanno iniziando a fare i primi passi sperimentano anche le prime cadute e i primi spigoli. Come fare a gestire questi attimi in cui noi adulti spesso e volentieri andiamo totalmente nel panico?

In primo luogo, dovremmo (e’ sempre molto difficile,quindi e’ meglio scrivere dovremmo!) cercare di mantenere la calma onde evitare di spaventare ulteriormente il piccolo. I bambini percepiscono subito la nostra ansia e piangono maggiormente. Poi valutiamo se e’ il caso di mettere del ghiaccio, se esce del sangue oppure no. Il ghiaccio e’ un potente alleato ma dobbiamo essere pronti a tollerare il pianto del bambino che aumenta sempre in presenza di questo strano oggetto misterioso..

Mammechefatica consiglia di far conoscere in forma preventiva il ghiaccio al bambino, e spiegargli a cosa serve. E’ sempre affascinante osservare i cubetti di ghiaccio che si sciolgono pian piano. E’ un modo per rassicurare anche noi stessi e prepararci a gestire l’ imprevisto.

L’uso del water nei bambini piccoli..come fare?..

bambini e wcTrattiamo spesso questo argomento, ma viste le continue mail e consulenze su questa tematica, decidiamo di riproporvi qualche spunto.

In base a ciò che ci scrivete o raccontate osserviamo sempre una forte preoccupazione e ansia riguardo a questo problema. Invitiamo però i genitori coinvolti ad esserne consapevoli, altrimenti il rifiuto del vostro piccolo nei confronti del water aumenterà di conseguenza. I bambini piccoli, se percepiscono timore, paura e incertezza nell’adulto diventano insofferenti e in questo caso manifestano il disagio durante l’esperienza del water/riduttore. MammeCheFatica suggerisce quindi un atteggiamento più naturale e meno ansioso da parte delle figure adulte.

L’atto della pupù e della pipì deve diventare un gesto naturale come mangiare, piangere, dormire e giocare. Noi dobbiamo trasmettere questo messaggio in modo semplice e chiaro. Senza ricorrere a premi, minacce o punizioni.

Provate a portare dei libretti o un gioco in bagno per fare in modo che ‘l’attesa’ sia più piacevole. Lasciate il vostro bambino da solo in bagno con la porta aperta e rassicuratelo di tanto in tanto con la vostra voce.

Infine potete ascoltare insieme una canzone ad hoc intitolata “la cacca” inventata tanti anni fa da R.Piumini e musicata da G.Caviezel, ai bambini piace molto!