Il Rispetto per le Donne e la figura femminile

Perché non si parli della violenza sulle Donne solo il 25 Novembre di ogni anno, ma vorremmo che fosse pura quotidianità. Il Rispetto per le Donne e la figura femminile in generale va trattato ma soprattutto dimostrato e praticato sempre. Si tratta di un sentimento e di un gesto che va spiegato fin da piccoli per introdurre e modificare un modello culturale ancora troppo pieno di stereotipi e di immagini linguistiche che impongono certe caratteristiche femminili. Ricordiamo che violenza non è solo quella sul piano fisico ma tanto appartiene anche sul piano psicologico e verbale. Ed è proprio questa forma che va combattuta e trattata fin dall’infanzia con tutti i bambini e bambine, per poi passare ai preadolescenti e ai futuri adulti. Molto spesso ancora oggi si evitano certi discorsi anche con i ragazzi/e invece è solo affrontandoli con un atteggiamento serio e fiducioso che possiamo trasmettere loro un possibile modello di amore che poi faranno loro nel tempo. 

La violenza alle Donne spiegata ai bambini ai tempi del Covid

Perché spiegare ai bambini il senso della Giornata contro la violenza sulle donne? E’ molto importante che i bambini sappiano che cosa sia la violenza e come riconoscerla per poterle dare un nome e una forma. Lo si deve fare utilizzando un linguaggio appropriato, chiaro e concreto. Se i bambini hanno la possibilità di vivere in un ambiente in cui il rispetto la parità di genere non sono eccezioni, ma sono il pane quotidiano, allora potranno diventare adolescenti e futuri adulti più attenti e consapevoli nelle loro relazioni e legami futuri. Si tratta di lavorarci su e trasmettere una cultura libera da ogni stereotipo, che sappia andare sul piano concreto anche nei momenti di gioco. Basti pensare alle frasi come “Non fare la femminuccia” e tante altre simili.  “La violenza contro le donne spesso parte proprio dal linguaggio e dai termini utilizzati oltre che da alcuni comportamenti. Il linguaggio sessista è profondamente radicato ed è dunque molto complicato da decostruire” come evidenza Babbel  da una recente ricerca. Spesso non ci si rende conto del peso culturale che ricoprono, ma proprio chi lavora in campo educativo deve fare attenzione al significato di certi termini e saperli contestualizzare al meglio offrendo ai bambini una visione non giudicante, in grado di valorizzare e rispettare le differenze, i gusti e le scelte di ogni individuo, senza cadere in trappole stereotipate e predefinite.  In questo periodo così difficile sappiamo che è aumentata la violenza domestica (le richieste di aiuto al numero apposito 1522 sono aumentate del 119% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso!) a cui molto spesso assistono silenziosi anche i bambini. Perché la violenza in generale e sulle donne nello specifico è un tema che ci coinvolge tutti, e non è pensabile far finta di nulla. È bene parlarne, a tutte le età e in tutti i modi possibili.

Guarda il nostro video sul temahttps://fb.watch/1ZcqkJMUGE/

Che cosa gli faccio fare??

 

 

“Che cosa gli faccio fare ora?”. Alzi la mano chi non abbia mai pensato questa domanda con un bambino (specie se piccolo..). Dover trascorrere tanto tempo in casa per vari motivi con un bambino può diventare una sfida impegnativa. L’aspetto più importante è quello di cercare di non proiettare troppo le nostre frustrazioni sul bambino che inevitabilmente assorbe e percepisce il disagio e l’insofferenza dell’adulto coinvolto nella relazione. Il bambino piccolo ha bisogno di un contesto il più armonico possibile all’interno del quale poter sperimentare la propria curiosità. Se è vero che basta poco è anche vero che quel poco va continuamente rivisto e rielaborato per fare in modo che sappia rispondere ai propri bisogni. Sicuramente tra le tante attività proponiamo:

  • il canto di filastrocche e canzoncine ripetuto durante il giorno (aiuta a riconoscere le varie routine e scandire il tempo)
  • la lettura ad alta voce di storie brevi
  • Sono attività fondamentali (a costo zero!) per stimolare il linguaggio e l’ascolto attivo e per consolidare il rapporto e la relazione con il piccolo. Vanno ripetute quotidianamente e più volte al giorno per permettere anche al bambino di riconoscere i suoni e le parole nel tempo. Meglio se condotte su un tappeto o all’interno di uno spazio ben delimitato senza altri giochi o materiali per aumentare la capacità di concentrazione: siete voi in quell’istante il gioco con cui giocare e dal quale tirare fuori risorse preziose. 

Babbo Natale?: arriva anche in epoca Covid..

 

“Ma Babbo Natale arriva anche col Covid?” È la domanda,che come il piccolo Tommaso di 5 anni di Cesano Maderno, si pongono tanti altri pari di tutto il mondo. Sembra una domanda banale e scontata, ma non lo è affatto. Anzi. Ci fa capire quanto sia presente anche nei bambini una sorta di preoccupazione costante che addirittura mette in forse l’arrivo tanto atteso e la magia e l’incanto tra i più belli che si tramanda nel tempo! Rassicurate dunque i bambini su questo punto: Babbo Natale arriva come ogni anno. Puntuale e preciso come ogni notte del 24 Dicembre. Sicuramente starà attento anche lui, e si igienizzera’ le mani prima di entrare in ogni casa..e avrà anche la mascherina. E’ corretto e leale sapersi adattare al momento storico e raccontare loro che anche Babbo Natale è stato avvisato del Covid dai suoi aiutanti folletti nel suo villaggio. Non occorre mentire per proteggere i più piccoli, ma crediamo sia più utile e importante spiegare il giusto per crescere protetti. I vostri bambini vi hanno chiesto qualcosa in merito?

 

Quarantena con i piccoli: come fare

Come gestire al meglio la quarantena con i piccoli è il dilemma che ci state ponendo in questi giorni durante le varie consulenze. Alcuni bambini sono in quarantena preventiva e sappiamo quanto sia faticoso per ogni famiglia riorganizzare la gestione familiare e la nuova quotidianità non potendo uscire. Il tempo quando si sta in casa è scandito in modo più lento e meno frenetico. Cercate di alternare tanti momenti diversificati senza chiedere al piccolo cosa fare ma continuando a proporre in modo concreto: questa modalità educativa aiuta e agevola non solo il bambino ma anche l’adulto implicato nella relazione. 

  • una canzoncina
  • una breve attività sul tappeto (bastano dei tappi e delle ciotolina e il piccolo farà il resto)
  • un’attività seduto al tavolino oppure se piccolo al seggiolone
  • una storia letta ad alta voce
  • tanta musica classica
  • se fattibile anche i giochi e i travasi con l’acqua sono sempre graditi
  • pasta di sale versione basic (senza sale per chi soffre di dermatite atopica) creata con una manciata di farina e qualche goccia d’acqua tiepida. Per i più grandi invece può diventare anche esperienza olfattiva aggiungendo del caffè in polvere o della lavanda essiccata in semi).
  • un disegno con un grande foglio di carta da pacco (pastelli, matite ma anche tempere se concesse in casa!) posto in verticale alla parete o in terra.
  • collage con vecchio catalogo Ikea sempre utile per inventare storie nuove!
  • trascorrere il tempo in casa senza necessità della TV o dei devices può essere una scelta (condivisa o meno) che dal nostro punto di vista psicopedagogico è molto importante: significa privilegiare a contribuire il mondo interno del bambino. 

La Continuità Educativa in area rossa,arancione e gialla

 

Il nuovo DPCM salva e tutela la continuità educativa dei servizi legati alla Prima Infanzia, della Scuola Primaria e delle Medie (la prima media per le zone rosse) e purtroppo sacrifica invece il mondo adolescenziale a cui va il nostro pensiero ora, perché dovremmo chiederci tutti: “come potranno sentirsi gli adolescenti rifiutati dal sistema in presenza?”. Alle famiglie che ci chiedono- se continuare comunque in questi giorni un po’ difficili per tutti- oppure tenere i bambini a casa rispondiamo a gran voce: la continuità educativa è fondamentale in questo momento così delicato come quello che stiamo vivendo. Se possibile mantenete i bambini al nido e nelle varie Scuole dell’Infanzia perché i piccoli hanno bisogno del loro punto di riferimento. Hanno bisogno di giocare e fare esperienze di gioco pensate e create ad hoc secondo le loro specifiche esigenze, di imparare cose e canzoni nuove. I bambini hanno bisogno dell’idea di gruppo: è questa la vera ricchezza delle realtà educative con le quali lavoriamo nel quotidiano. Mediante il gruppo o la bolla (come viene chiamata ora) i piccoli hanno la possibilità di sperimentare ogni giorno nuove relazioni e contatti, imparando col tempo ad acquisire dei legami, un’esperienza formativa di crescita ben diversa dalla dimensione individuale della casa e del rapporto esclusivo con le figure genitoriali.

 

Ansie e lockdown: come affrontarle con i bambini

La preoccupazione e la tensione per un possibile nuovo lockdown e’ nei pensieri e nei gesti di tutti. Per ora il nuovo DPCM pone una serie di limitazioni che salva in presenza le realtà educative della Prima Infanzia, della Primaria e delle Medie. Come fare a incastrare il lavoro tra quarantene e gestire nel contempo tutto il resto? Detto ciò ora preoccupiamoci e quindi investiamo al meglio le energie su come tutelare e proteggere i bambini da queste nostre continue ansie. Questo è il vero nocciolo della questione..anche se non ne parliamo direttamente con loro perché molto piccoli, assorbono e intuiscono le nostre agitazioni e insofferenze da un punto di vista generale. Quindi cercate di offrire loro sempre un senso di sicurezza e di serenità creando tanti brevi momenti di: gioco, coccole e canzoni da ascoltare e cantare insieme. Con una sola accortezza: quando siete con loro giocate con loro e per un attimo dimenticate il resto.

I bambini chiedono sempre e solo una cosa difficilissima agli adulti: la capacità di sapersi sintonizzare sui loro bisogni. O no?! 

 

Il Covid, la socialità e le regole da rispettare

Il periodo post Covid ha modificato rapidamente la vita di noi tutti, partendo inevitabilmente da un punto critico che fatichiamo ad accettare a tutte le età, e cioè la limitazione della socialità e del poter stare insieme. Ci preoccupiamo dei bambini, anche se loro dal nostro punto di vista psicopedagico se la cavano meglio. Sono più disinvolti e nonostante tutto non hanno perso la loro vitalità e voglia di giocare, correre e saltare. Sono anche attenti e concentrati nel far rispettare le regole.. I bambini della scuola dell’infanzia poi sono meravigliosi: non hanno l’obbligo della mascherina, ma spesso la chiedono. Per sentirsi un po’ più vicini a tutti noi e per provare ad imitare il mondo dei grandi. Chi ne risente maggiormente invece sono proprio i genitori, consapevoli dei rischi, stanchi dei limiti e seriamente preoccupati per i figli e i genitori a loro volta. Se c’è una piccola cosa che possiamo fare è sicuramente quella di provare (non è per nulla facile) a non proiettare sui piccoli le nostre ansie e tensioni a riguardo senza per questo negare l’evidenza. I bambini anche se piccoli hanno il dono dell’intuito. E sanno. Magari poi non chiedono per non ferirci.

Fateci caso. 

Il sonno nei piccoli: perché e’ un problema

 

E ora tenetevi forti perché affrontiamo un tema sempre molto caldo…il sonno nei piccoli. Perché è un problema? Perché solo 1 bambino su 5 ha un sonno notturno senza risvegli? Come fare a provare (lo sappiamo si tratta di tentativi) nuove modalità più efficaci? In generale, il genitore si rivolge a noi dopo averle provate un po’ tutte. Tante volte ci si concentra maggiormente sul bambino e il suo comportamento, tralasciando un particolare interessante e pur sempre significativo: il nostro atteggiamento nei confronti del bambino e dell’ambiente in cui è inserito. È vero- lui piange- ma noi cosa facciamo? Come reagiamo al suo pianto? Siamo in grado di accoglierlo e di capirlo? Oppure dormiamo con un piede nel letto e l’altro per terra perché tanto si sveglia? In educazione se vogliamo introdurre dei cambiamenti dobbiamo partire dal nostro. 

  • Quindi dobbiamo da una parte comprendere che il vero sonno si acquisisce lentamente nel corso degli anni generalmente verso i 6-7 anni
  • Nel frattempo occorre offrire loro tutto il bisogno di sicurezza che vanno cercando anche nel sonno
  • Non stravolgere le abitudini di vita in funzione del piccolo ma saperle adattare
  • Accogliere il pianto quando serve
  • Ripetere anche durante il giorno che anche se la notte fa paura insieme la si può affrontare
  • Darsi nel tempo dei piccoli obiettivi concreti come ad esempio addormentarlo nel lettino e non nel lettone (se lo si crede giusto) e imparare a contenerlo mentalmente con la propria voce per far sempre capire al piccolo che non è mai lasciato solo anche se dorme nel suo lettino

Asilo e sonno agitato

Rispondiamo pubblicamente a diverse domande di questa settimana: “Da quando ha iniziato l’asilo si sveglia di notte più volte” cercando di rassicurare i genitori che ci leggono e che si trovano in questa situazione. Può essere ed è assolutamente normale che il piccolo possa avere un sonno più movimentato e richiedere quindi la presenza fisica del genitore. Ha bisogno di essere rassicurato. L’aspetto importante però consiste anche nel riuscire ad affrontare il delicato argomento anche di giorno, parlandone a casa e all’asilo, mantenendo una modalità non giudicante e mai arrabbiata, ricordando sempre che per consolare occorre capire e ascoltare i messaggi metacomunicativi che ci invia il piccolo. I cambiamenti hanno bisogno di tempo. Anche se durante il giorno accetta di giocare e di andare al nido, di notte potrebbe emergere la paura e la fatica del distacco dalle figure genitoriali e dal proprio ambiente.