Che bella storia questa..da Repubblica.it

 

Leggendo le varie notizie tra un treno e l’altro, su Repubblica.it c’è una bellissima storia. La notizia viene da Riccione; In una scuola elementare c’è una maestra che decide di affrontare e rendere pubblico ai suoi alunni il problema di un compagno che soffre di epilessia. Dopo aver spiegato ai bambini (9 anni) di che cosa si tratta, decide di coinvolgerli e renderli partecipi in caso di emergenza. In classe viene appeso un foglio con i nomi dei bambini che dovranno soccorrerlo chiamando il bidello, prendendo le pastiglie dal cassetto etc. Ovviamente sarà l’insegnante in qualità di adulto, ad occuparsene in prima persona, però apprezziamo il fatto di voler responsabilizzare i bambini rendendoli solidali e in grado di aiutare.  

Bello pensare che anche a Scuola ci siano insegnanti che valorizzano il senso di umanità e solidarietà che sono a nostro parere le materie piu’ importanti da insegnare e trasmettere ai giovani adulti del futuro.

 

Fare i compiti…

 

Fare i compiti si sa non è mai stato piacevole, non tanto per i compiti in se’ ma piuttosto per l’obbligo che rappresentano. Talvolta però ricevere l’aiuto di una persona esterna, puo’ essere un valido aiuto e magari diventare anche un punto di riferimento per i giovanissimi. Quando il momento dei compiti diventa difficile da gestire occorre responsabilizzare i bambini verso quello e’ il loro ‘lavoro’. La possibilità di condividere del tempo con dei ragazzi più grandi che aiutano i più piccoli può essere un momento trainante, dove si apprendono modalità diverse da quelle degli adulti e quindi sembra essere tutto più’ facile e perche’ no divertente!. Da adulti però possiamo coinvolgere i ragazzi in modo attivo senza quasi intervenire nella loro gestione del tempo. Non e’ la mamma che deve guardare nello zaino per intendersi, ma è il ragazzo stesso che aggiorna in casa ciò’ che è accaduto in classe e quello che dovra’ preparare a scuola. Questo perché non possiamo pretendere che diventi grande, quindi autonomo, se non facciamo un passo indietro creando lo spazio e il senso di libertà necessaria che la crescita comporta.

 

I nonni: preziosa risorsa

I nonni costituiscono un valido aiuto nella gestione dei nipotini, in particolare se piccoli. Sono una risorsa preziosa e contribuiscono alla gestione della famiglia come possono. Dal nostro punto di vista psicopedagogico è importante e saggio definire i compiti e in che cosa possono contribuire onde evitare fastidiose invasioni di campo che creano scompiglio in famiglia. Molto spesso i genitori rivendicano ai nonni di viziare troppo i nipotini o concedere loro troppe cose ma i nonni, non devono occuparsi della gestione pedagogica, piuttosto hanno il piacevole compito di tramandare il senso delle tradizioni, di raccontare il loro vissuto e di giocare con i nipotini e leggere loro tante storie. I nonni mirano al lato ludico, al piacere di vedere crescere i figli dei loro figli e offrono alla nuova famiglia un aiuto notevole anche dal punto di vista economico! Non sono di corsa, hanno un rapporto con il tempo più equilibrato e hanno aspettative diverse da quelle dei genitori.

A tutti i nonni che conosciamo e abbiamo incontrato in questi anni va tutto il nostro riconoscimento!

 

Zucchero e cannella: a Natale siamo tutti più dolci, no?..

Conosciamo l’associazione solidale senza scopo di lucro “Zucchero e cannella“, perché la fondatrice è una cara amica di MammeCheFatica. La Onlus di beneficienza dal 2014 finanzia piccoli progetti a favore di persone che si trovano in svantaggio economico (bambini siriani scappati dalla guerra, la vicina di casa che fatica a pagare le bollette, famiglie che necessitano l’acquisito di ausilii medici molto costosi, bambini africani che non possono pagarsi le rette scolastiche sono solo alcuni esempi). La mission è quella di attivare la comunità sulle problematiche altrui, con il presupposto che “insieme ci si può sentire meno soli”. Crediamo in questi progetti perché sappiamo che chi ci lavora, lo fa solo per passione e perché crede fermamente nell’importanza di dare un contributo personale e collettivo per migliorare il mondo in cui viviamo. Pensiamo che in occasione del Natale, possiamo tutti contribuire, ognuno secondo le sue possibilità, ad aiutare chi ha meno di noi. I modi per aiutare la Onlus a poter sviluppare e sostenere sempre nuovi obiettivi sono tanti (dal proporre un nuovo progetto al candidarsi come volontario): scrivete a info@zuccheroecannella.org per avere maggiori informazioni. Grazie a chi deciderà di aiutare questi piccoli, ma importantissimi progetti e grazie a Maura e ai suoi collaboratori per insegnarci il valore dell’aiuto, della dignità e del diritto di ognuno al benessere.

Buon Natale, Zucchero e Cannella!

Mamme…si diventa!

neo-mammaMamme si diventa. Con il tempo, con l’esperienza, con gli errori, gli aggiustamenti, i tentativi, le frustrazioni, le delusioni, la confusione. Ma anche con la gioia immensa che un nuovo arrivato – anche se sconosciuto- può regalare, un’emozione indescrivibile che fa crescere come persona, arricchisce le conoscenze e i punti di vista. D’ora in poi si impara a vivere per due: anzi, prima di tutto si mette il bambino. Lui ha la priorità assoluta su tutto, spesso anche sul benessere della madre nei primi momenti. Con il tempo, poi, aiutati da un partner attento e sensibile, bisogna imparare a ritagliarsi i propri spazi, senza sensi di colpa. Continuare a coltivare le amicizie, le proprie abitudini e passioni, il lavoro: tutte cose importanti che fanno stare bene non solo la mamma, ma, di riflesso, anche il figlio. Infatti se la madre e il padre sono sereni (nonostante l’immensa stanchezza di crescere un neonato), il bambino ne trarrà giovamento, si rispecchierà nei volti felici dei propri genitori trovando un buon equilibrio. L’importante è fare squadra, essere sempre alleati, parlarsi sinceramente, non accollarsi tutto il peso di un bambino e della casa, ma chiedere aiuto se ci fosse bisogno. E c’è sempre bisogno di una mano perché è logicamente impossibile fare tutto. Non esistono le Super Mamme, esistono le Mamme che fanno quello che possono, dando il meglio di sé. E quando l’aiuto del compagno, degli amici e dei parenti non è sufficiente a trovare il giusto equilibrio fisico e mentale, ci si può rivolgere a degli esperti, senza timori. Siamo qui per questo, per noi è una professione, oltre che una grande passione.

Quando e perchè chiedere aiuto per i figli

genitori da psicologaTutti, prima o poi, incontrano nella loro vita delle difficoltà, come donne, uomini, ma anche come madri e padri. Essere genitori è un mestiere meraviglioso, ma difficilissimo: si deve imparare a conoscere il proprio bambino, che a volte è così diverso da come ce lo siamo immaginato o come speravamo che fosse. Con la crescita poi si incontrano frequentemente ostacoli che possono sembrare insormontabili se non veniamo capiti dagli altri, ma anzi ci sentiamo giudicati. Ecco che allora è importante interrogarsi, farsi delle domande e valutare la possibilità di chiedere un parere ad un esperto. Non perchè noi non ce ne intendiamo o non siamo all’altezza della situazione, ma perchè siamo talmente “dentro” al problema, che abbiamo la vista offuscata e solo un estraneo, competente, può aiutarci a trovare la giusta strada da percorrere.  Chiedere aiuto non significa essere incapaci di risolvere la questione da soli, ma, anzi, implica coraggio, maturità e responsabilità nei confronti dei nostri figli.

La mission di MammeCheFatica è proprio quella di sostenere la genitorialità attraverso colloqui psicologici individuali (anche via skype) ed osservazioni sui bambini per valutazioni psicodiagnostiche. Per maggiori informazioni scrivete a: info@mammechefatica.it

Quando si vede tutto nero…

depressione post partumQuando si vede tutto nero…quando tutto sembra faticoso e impossibile..quando ci si sente inadeguate e disorientate nel ruolo di neomamma consigliamo di non isolarsi, ma, al contrario, di sforzarsi di frequentare persone e posti in cui confrontarsi e socializzare. La condizione di isolamento non crea benefici ne’ alla figura materna, ne’ al neonato. E’ importante in questi periodi di forti cambiamenti riuscire a maturare una consapevolezza della propria insofferenza o stato depressivo e chiedere aiuto a dei professionisti.

Imparare a delegare e ritagliarsi uno spazio creativo per sè  è fondamentale per riuscire a stabilire un buon distacco tra sè e il proprio piccolo riflettendo sul classico senso di colpa che ogni madre sperimenta ed elabora a modo suo.

Poter condividere le fatiche significa anche alleviare un po’ di stress e non dovere pensare a tutto. Farsi aiutare dal partner o da una amica è fondamentale per non sentirsi tutto sulle spalle e farsi divorare dal panico. Pensate sempre che si tratta di una fase passeggera della vita dalla quale potete uscirne chiedendo aiuto.

Per qualsiasi cosa siamo qui.

E’ il momento giusto per togliere il pannolino?

wcL’estate è ormai arrivata e con essa anche la preoccupazione dei genitori che devono far togliere il pannolino al proprio bambino che si appresta ad entrare alla scuola materna. Se si è al mare è davvero il momento buono per incominciare questo passaggio, talvolta più complicato e faticoso del previsto (il fatto di stare con il costumino sulla spiaggia e potersi mettere anche qualche “imprevisto” è molto utile per rendere l’atmosfera più rilassata). D’altronde per il bambino si tratta di lasciare una comodità e imparare a controllarsi, proprio come i grandi. Questo richiede fatica, impegno, concentrazione, ma anche la sensazione che mamma e papà siano sereni e non abbiano “l’ansia da prestazione”. Senz’altro ci saranno tante pipì addosso, bisognerà portarsi con sé molto cambi e sforzarsi di avere una gran pazienza: è normale, tutti attraversano questa fase. Ma ciò che può fare la differenza è il comportamento di noi adulti:

-mai sgridare un bambino se si fa la pipì addosso

-mai ridere di lui, tanto meno davanti ad altri

-procedere con sicurezza, coerenza, ma flessibilità mentale

Infine, tre libri che possono facilitare questo compito per il vostro bimbo: “Corso di pipì” di Mo Willems”; ” Anna impara ad usare il water” di Kathleen Amant e “Basta pannolino!” di Nava e Guicciardini

Forza, siamo con voi!! E ricordiamoci che un bambino per crescere deve sempre fare due passi indietro e prendere la rincorsa!

Il sostegno a scuola

sostegnoQuando, autonomamente o con il suggerimento degli insegnanti, ci accorgiamo che il nostro bambino ha bisogno di un aiuto a scuola perchè non è in grado di apprendere alla stessa velocità dei suoi compagni, è importante sapere come procedere.

A Milano l’unico ente che può richiedere un sostegno alla ASL è la UONPIA di zona (Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) dove un’ èquipe multidisciplinare valuterà la situazione attraverso colloqui con i genitori e osservazioni del bambino (giochi e test). Il passaggio successivo consiste nel prendere un appuntamento alla Commissione (Via Oglio o Via Ricordi, a seconda della zona di residenza) portando poi il bambino e la relazione scritta dalla UONPIA. Si aspetta dunque il riscontro della Commissione di professionisti e, se positivo, si porta il certificato a scuola. Con questo documento la scuola è obbligata a offrire delle ore di sostegno al bambino in difficoltà.

Chiaramente, oltre all’aspetto burocratico, c’è tutta la parte più emotiva che riguarda il disagio del bambino nell’accettare di ricevere un aiuto che altri non hanno e dunque sentirsi diverso, ma anche quello dei genitori che devono riconoscere la non autonomia del figlio. Sebbene sia un percorso doloroso, riteniamo per esperienza che possa essere una strada utile ed efficace per far fronte alle difficoltà e rafforzare il bambino.

N.B. Fate attenzione ai tempi perchè bisogna procedere con largo anticipo!