E se il mio bambino non parla ancora?..

Intorno all’anno, si sa, i bambini tendenzialmente incominciano a dire le loro prime paroline, ma, come sottolinea sempre MammeCheFatica, ogni bambino ha i suoi tempi, ben diversi da quelli dei manuali di pedagogia o puericultura. Quando è il caso di iniziare a preoccuparsi se il proprio bambino non dice nulla o davvero pochissime parole? Se gli altri aspetti (motorio, sociale, cognitivo..) ci sembrano funzionare bene, si può anche aspettare fino ai tre anni di età. L’importante è che il bambino interagisca in qualche modo con adulti e coetanei attraverso una comunicazione non verbale, che sia curioso del mondo circostante e risponda se chiamato per nome. Lo sviluppo del linguaggio dipende da moltissimi fattori e non ci deve allarmare se in ritardo rispetto ad altri bambini se tutto il resto procede bene. L’importante è sempre:
-non forzare il bambino a parlare
-non fare confronti con gli altri
-mantenere il controllo e scacciare l’ansia: si è ancora in tempo per intervenire ed eventualmente farsi aiutare
-non insistere eccessivamente sulla corretta pronuncia
-non prenderlo in giro se si esprime male
-stimolarlo con la lettura di fiabe e storie (l’apprendimento per imitazione funziona sempre molto!)
-verbalizzare i suoi desideri/sentimenti

Gelosia fraterna

..Se non ci fosse sarebbe strano, molto strano! E invece è normalissimo che si percepisca perché il desiderio di ogni bambino è di essere unico per la sua mamma e il suo papà e condividerne l’affetto non è sempre facile e automatico. Cosa possono fare i genitori per contenere questa emozione così comune?
-Normalizzare questo sentimento, cioè pensare che sia assolutamente sano e comprensibile
-Leggere storie ai bambini che affrontano questi sentimenti, mettendoli in parole e usando l’ironia
-Proporre, nel limite del possibile, momenti separati ai figli, sia con mamma, sia con papà, facendo loro sperimentare dei momenti “speciali ed unici”
-Non fare confronti tra i figli: sono tutti diversi, ognuno con i propri limiti e potenzialità
-Trattarli equamente, ma sempre considerandone le particolarità
-Non chiedere al maggiore troppa responsabilità nei confronti del più piccolo: non va adultizzato, ma sempre trattato come bambino
-Dare loro il buon esempio di collaborazione e coesione tra fratelli
-Lasciare i loro spazi, fatti anche di litigi e incomprensioni, per aiutarli ad imparare a gestire il conflitto in modo evolutivo

Come togliere il pannolino..

 

Questo post è dedicato a chi è alle prese con lo spannolinamento..sappiamo che le mamme hanno giustamente fretta e vorrebbero subito arrivare al dunque, ma occorre preparare il piccolo per tempo creando lo spazio (fisico e mentale) affinché accetti di togliere il pannolino e passare gradualmente al vasino o riduttore altrimenti ogni sforzo e promessa perderà di significato. Dopodiché iniziate in casa per 15/30 minuti a togliere il pannolino, evitando di chiedere il classico “ti scappa la pipì?” Vi garantiamo per esperienza che è una frase parecchio inutile! La maggior parte delle volte la pipì arriva e scorre sul pavimento senza nessun tipo di controllo!. Ma si impara anche da queste situazioni! Anzi e’ importante in questi momenti non sgridare il bambino senza fargli pesare di aver sbagliato e di non essere stato in grado di avvisare per tempo. Proseguite in modo graduale senza insistere troppo e facendo in modo di valorizzare l’aspetto ludico (portando in bagno anche qualche peluche a cui insegnare come fare a stare sul water!). Coinvolgete sempre il piccolo per strappare un po’ di carta igienica e iniziare a memorizzare i vari passaggi dell’igiene personale.

 

 

 

“Bravo, Bravissimo”

 

“Ma sei bravissimo!”. Quante volte durante il giorno sentiamo il bisogno di gratificare il bambino (in particolare il bambino piccolo) anche se in realtà non sta facendo nulla di eccezionale? È giusto gratificarli e lodarli anche senza motivo? Non rappresenta forse un nostro bisogno o una nostra conferma?Quando ci si riferisce ad un bambino piccolo si ha inevitabilmente un atteggiamento indulgente e si comunica attraverso un canale emotivo più intenso,ma ciò non vuol dire doverlo ringraziare e gratificare tutto il tempo per ogni suo gesto. E’ importante dire loro “hai fatto una cosa difficile” piuttosto che insistere sul concetto morale di bravo o non bravo. Apprezzano molto quando l’adulto riconosce la difficoltà dell’azione (ciò fa sentire grandi) specie se davanti a tutti. Dopo averlo valorizzato, il piccolo può tornare a giocare serenamente e continuare le sue scoperte senza doversi sentire ”prigioniero della lode” e senza restare in attesa di un’ altra conferma.

E voi come fate?

 

Let’s go! si parte!

BERLITZ - Scuola di Lingue - Campi Estivi 2018Let’s go! Si parte! Ci stiamo avvicinando alla meta! Eh già perchè anche se si tratta di una vacanza, per alcuni potrebbe essere la prima esperienza in cui ci si allontana da casa e dai propri affetti e potrebbe non essere così semplice e immediato. Anche per le vacanze e per il divertimento occorre una preparazione! Iniziare a pensare al distacco,ai saluti e al fatto che si inizierà un’avventura non è cosa da poco quando si è piccoli, soprattutto perchè si tratta della prima volta in un posto nuovo. E’ giusto iniziare a pensarci in questo periodo, così in modo progressivo e naturale iniziamo a fantasticare e immaginarci là: tra i boschi del Trentino e la pineta di Montalto..e chissà come faremo a comunicare in inglese..ma certo che ce la faremo! e siamo sicuri che trascorreremo dei momenti speciali tra i misteri di Harry Potter e dei suoi amici..non vediamo l’ora di svelarvi tutto ciò che stiamo preparando…

 

 

Paura di non riuscire a…

Questo post è dedicato ai bambini che in questo periodo stanno affrontando le varie verifiche a scuola, i saggi o i test di fine anno di lingua. Insomma quei bambini che stanno provando il classico mal di pancia (che abbiamo avuto tutti) o altre piccole somatizzazioni date dallo stress e dall’ansia del non riuscire ad essere all’altezza e di temere fortemente la prova a cui si è sottoposti oltre ovviamente al discorso delle aspettative. “Come faccio a dire che la prova non è andata bene?”. In questi momenti è fondamentale il supporto dei genitori che possono:

  • rassicurare il bambino, ridimensionando il problema
  • spiegare loro che i saggi, gli esami, le verifiche e le partite fan parte della vita, non sempre si esce vincenti nonostante gli sforzi, ma in ogni caso fanno parte della nostra esperienza e rappresentano tutti momenti di crescita
  • il problema dell’ansia non si risolve certo stando a casa..ma affrontando le piccole grandi sfide quotidiane
  • leggere e condividere dei libri adatti alla loro età in cui si parla di sfide, successi e sconfitte può essere un valido modo per ‘stare sul problema’ senza ignorarlo
  • Un grande in bocca al lupo a tutti i piccoli che stanno diventando Grandi!

I primi saggi e recite..

 

I primi saggi e le prime recite di fine anno sono un’emozione unica, per i bambini che devono entrare in scena e per i genitori che puntualmente si sciolgono in lacrime!  Invitiamo i genitori a contenere le eventuali ansie da prestazione, preparandosi insieme all’evento in modo il più possibile naturale e tranquillo. Talvolta si sa, tra asilo e scuola l’idea del saggio viene enfatizzata ed amplificata e  può suscitare un senso di tensione e paura nel non riuscire ad essere all’altezza. Comunque l’idea del palcoscenico, tanta gente sono tutti elementi che possono contribuire a far salire la tensione e il batticuore! Però, detto questo, si tratta di un piccolo impegno che ogni bambino deve affrontare anche se immaginiamo con tanta emozione! I saggi e le recite di fine anno sono i primi ‘appuntamenti sociali’, ognuno ha i suoi ricordi d’infanzia. Sono comunque utili poiché rappresentano una delle tantissime prove della vita attraverso le quali si cresce, si cambia si matura. Qualsiasi sia il vostro saggio, dalla danza al judo, dal nuoto al canto o al teatro ci auguriamo possa essere una bella esperienza ricca di emozioni da conservare nel tempo.

 

 

Allattamento: quando smettere?

Premesso che la decisione se smettere o continuare ad allattare va condivisa con il pediatra di riferimento che conosce il bambino e la relativa madre, noi possiamo solo dare una spiegazione dal punto di vista psicopedagogico alle diverse mamme che talvolta ci chiedono: “Come faccio a smettere di allattare?”. Solitamente tendiamo a rassicurarle dicendo che il momento giusto è quello in cui si è convinte che è arrivato il tempo di accettare il distacco dal proprio bambino e iniziare un nuovo modo di relazionarsi. Occorre far capire che può iniziare una nuova modalità di amare, non meno intensa. L’importante è aspettare il tempo giusto poiché non deve essere un obbligo, deve essere un gesto il piu possibile naturale che non toglie ma casomai rinforza il legame madre-figlio. Questo tipo di cambiamento di prospettiva va prima accettato ed elaborato dalla figura materna e poi di conseguenza viene trasmesso al piccolo. Per questo motivo  insistiamo sul fatto che ogni madre ha il suo tempo all’interno del quale deve essere supportata anche dalla figura paterna per un nuovo tipo di relazione. Ci teniamo a sottolineare che la madre non deve avere la sensazione di perdere il proprio piccolo, anzi il distacco dal seno deve rinforzare il legame già esistente ed unico che ogni madre ha con il proprio figlio.

Si tratta di uno dei primi distacchi che segna la crescita del proprio bambino che  scatena emozioni molto importanti.

Uff..che noia!!

Avete mai sentito pronunciare queste parole dai bambini di oggi? Noi molto poco, purtroppo. Sapete perché? Perché ormai non permettiamo a nessuno di avere anche un piccolo momento di “nulla facenza”; il vuoto ci spaventa. Così come noi adulti mentre aspettiamo l’autobus o siamo in viaggio da soli tiriamo fuori il cellulare, così offriamo ai bambini qualsiasi tipo di stimolo pur di non farli annoiare, altrimenti.. Altrimenti?? Potrebbero perdere la pazienza, piangere, infastidire, dimenarsi ecc…ma è proprio un sentimento così negativo la noia? Assolutamente no, perché dal non far niente nasce la creatività, il pensiero. Quando abbiamo tutto e non ci manca nulla non abbiamo la necessità di fantasticare, di inventare o di sognare ad occhi aperti. Dunque, permettiamo anche ai più piccoli di tollerare la frustrazione della noia e del non saper cosa fare in modo che possano creare un nuovo gioco o delle nuove storie: così facendo li aiuteremo nella crescita.

W il dolce far niente (soprattutto in questi ultimi giorni di vacanza)!

Bullismo:come prevenirlo

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  Come prevenire eventuali atti di bullismo? Come possono intervenire genitori ed insegnanti? Queste e altre sono le domande che ci fate in questi giorni, dove la cronaca ci riporta episodi tristi e desolanti di giovani bulli che deridono e […]

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