Come aiutare i bambini ad essere sempre più autonomi?

Come diciamo sempre non esiste un “manuale di istruzioni” per i genitori, né delle regole rigide uguali per tutti. I bambini sono tutti diversi (con le loro storie, famiglie, personalità..), così come i loro genitori e dunque ognuno deve trovare la modalità che è giusta per lui/lei in quel dato momento. Noi possiamo solo dare qualche suggerimento da provare:

-spronatelo a fare da solo compiti in cui è in grado

-valorizzate le sue risorse

-non sostituitevi a lui/lei, nemmeno se avete fretta

-non fate confronti con altri bambini: ognuno ha il suo tempo

-non pretendete comportamenti troppo adultizzati che non sono in linea con la sua fase evolutiva

Essere autonomi significa essere nella situazione di dire “Ce l’ho fatta!” e i genitori devono favorire queste piccole/grandi acquisizioni che permettono di crescere e maturare. Forza Mamme e papà, crediamo in voi e nelle vostre capacità educative!

Quando il papa’ lavora lontano…come fare?

Come fare se un genitore (spesso il padre ma conosciamo anche delle madri) deve trasferirsi lontano da casa e dai figli per lavoro? Come comunicare ai bambini la notizia senza trasmettere loro ansia e preoccupazioni? Come gestire ‘da remoto’ la quotidianità? Sono tutte domande giuste e doverose che ogni genitore costretto a trovarsi in questa situazione deve affrontare in qualche modo oltre a dover fare i conti col senso di colpa per la lontananza. In questi casi occorre saper mantenere un forte legame con i figli sfruttando la tecnologia e poter mantenere un senso di routine. Abbiamo visto padri che raccontavano storie, canzoncine e indovinelli, li abbiamo sostenuti nel trovare una loro nuova dimensione. Anche l’aspetto delle regole è importante e permette di capire al piccolo che il papà è presente ed a conoscenza di ciò che accade. Il partner che resta insieme ai figli non deve sentirsi solo e non deve sentirsi tutta la responsabilità sulle spalle: anche questi sentimenti vanno condivisi e affrontati all’interno della coppia genitoriale. Non è mai facile separarsi e gestire i distacchi, vi suggeriamo di prendervi tempo e iniziare ad immaginare mentalmente quello che potrebbe accadere per essere pronti a gestire gli imprevisti. Proviamo a pensare al cambiamento in chiave positiva e costruttiva, senza paure; ci sembra la modalità migliore da trasmettere ai bambini.

 

Spiegate ai bambini la parola terrorismo..

Non sono giorni facili, ma in generale non è un bel periodo per l’atmosfera che regna nel mondo. Inutile negarlo, il sentimento di paura o tensione può venire a tutti, anche per un semplice viaggio. Come spiegare ai nostri bambini questo sentimento di paura? Come proteggerli da queste azioni violente? È giusto parlarne e affrontare questi argomenti o è meglio far finta di niente per non preoccuparli?

Noi di Mammechefatica, riteniamo che sia importante da un punto di vista psicopedagogico, parlarne con i bambini, anche se piccoli (magari ancora alle elementari) poiché è fondamentale che se ne parli in famiglia e che i figli possano capire dai loro genitori ciò che sta succedendo piuttosto che sentirlo dai compagni di scuola . L’aspetto importante e’ filtrare il sentimento della paura. L’adulto che spiega,sia un genitore o un maestro,deve mantenere un atteggiamento rassicurante e infondere fiducia nonostante tutto. I piccoli devono sapere ma anche essere protetti e crescere il più possibile senza un messaggio giudicante. Valorizzate piuttosto gli atteggiamenti di solidarietà e di aiuto reciproco come quelli di Manchester per far capire loro che il mondo è fatto anche di persone dal cuore grande, pronte a mobilitarsi per aiutare il prossimo. Chiedete loro di fare un disegno che rappresenta ciò che è stato detto e fatevelo spiegare. Speriamo sia pieno di speranza nonostante tutto…

 

 


 

Paura del water nei bambini piccoli..

Mammechefatica torna a parlare della paura del water nei bambini piccoli. Sembrerà un argomento bizzarro, ma purtroppo è un tipo di paura molto frequente nei bambini tra i 24 e 36 mesi e non a caso si manifesta in modo evidente in questo periodo dell’anno, poiché coincide con le prime volte in cui viene tolto il pannolino e il piccolo inizia a scoprire il water talvolta dopo momenti di diffidenza e paura.

“Perché dovrei sedermi su quella cosa strana, che ha persino un buco..e se poi ci cado dentro? E dove vanno la mia pipì e la mia cacca?” Un bambino alle prese con questa nuova sensazione a grandi linee la pensa così. L’atteggiamento dell’ adulto quindi deve essere rassicurante costruttivo. Deve aiutare il bambino a prendere confidenza tempo prima, facendosi aiutare in bagno per qualsiasi tipo di consegna, come ad esempio prendere la carta igienica, pulire con una spugnetta etc.. dopodiché il piccolo inizierà a sentirsi più a suo agio anche in bagno. Il passaggio dal pannolino al water deve essere vissuto in modo rilassato e naturale come un gioco. Se vissuto in modo nervoso e con troppe aspettative, il piccolo ne risentirà.

Il bambino deve iniziare questo passaggio non per far felici la mamma o il papà ma per la soddisfazione di essere e sentirsi grande e di iniziare una delle  tante piccole sfide della vita. Affrontate la paura del water come le altre paure. Fate toccare, aprire e chiudere l’asse del gabinetto più volte. Si tratta di esercizi semplici che sembrano banalità ma contribuiscono a vincere questa strana sensazione di disagio che il bambino sperimenta nel dover fare pipì proprio lì.

 

 

 

Scegliere tra questo e quello..

Torniamo a parlare del tema della scelta in particolare riferito ai piccoli tra i 24 e 36 mesi. Per loro dover rispondere alla domanda del tipo: “Preferisci questo o quello? Sicuro che non vuoi quest’altro?” è molto complesso poiché implica il fatto di dover scegliere tra due o più cose e anche in tempi molto veloci. La maggior parte delle volte poi questa dinamica scaturisce inevitabilmente un capriccio (perché in fondo non voleva più quella cosa lì ma un’altra ancora). Ci chiedete se sia giusto o sbagliato e se se esiste un metodo efficace per evitare tutto ciò. Una possibile risposta potremmo sintetizzarla cosi’: se aiutassimo i piccoli nel processo di scelta eviteremmo tensioni inutili. Il far scegliere è un bisogno nostro (di noi adulti e della nostra precisa epoca storica) ma non corrisponde ad un bisogno infantile. Quindi dovremmo iniziare a capovolgere la domanda e avere un tono deciso: ” prendiamo questo! Oppure “Assaggiamo quello” senza il tono ambiguo della domanda e senza pensare che così facendo possiamo privare i bambini di qualcosa, poiché “quel qualcosa” rappresenta solo un nostro pensiero che non appartiene ancora al bambino in questa fase di vita.

 

 

 

Togliere il pannolino: come fare

Come fare a togliere il pannolino? Come fare a gestire questo cambiamento tanto atteso?

MammeCheFatica vi invita, se portate i vostri bimbi al nido, a seguire tutti i suggerimenti del vostro nido di riferimento per cercare di fare meno fatica, e mantenere una sorta di coerenza educativa che è fondamentale in questa avventura! Nonostante l’enfasi e la voglia da parte dei genitori di anticipare le tappe,prima di procedere è bene valutare se il bambino è obbiettivamente pronto e in grado di affrontare questo step. Ricordiamoci che i cambiamenti non avvengono mai in un giorno, ma necessitano di tempo.

  • anticipare al bambino che inizierà a togliere il pannolino per un po’ di tempo (15-30 min) la prima volta è sufficiente
  • sostenere il passaggio con un libretto che affronta la medesima tematica
  • non stressare il bambino con continue domande del tipo: “andiamo in bagno? ti scappa la pipì?” vi garantiamo per esperienza che la pipì non scappa mai se non dopo che ci si è bagnati concretamente, allora sì il piccolo realizza che la pipì è scappata sul serio. (“percezione dell’esperienza”)
  • è l’adulto che accompagna il bambino in bagno senza far troppo pesare questo gesto (altrimenti che entusiasmo potrà avere il bambino stesso nel fare la pipì in modo autonomo?”)
  • non vi è bisogno nè di premi nè di privazioni per affrontare il passaggio pannolino-water. Deve essere e diventare nel tempo un rituale il più spontaneo e naturale possibile.
  • procedete per gradi, senza fretta, e mantenete il pannolino per il pisolino pomeridiano e la fase notturna.
  • è sempre importante e mai scontato sostenere il bambino restituendogli fiducia ed energia (per lui è un momento nuovo che essere fonte di timori,paure come quella di affrontare o cadere nel water, come spieghiamo in altri post del blog)

La prima estate con il bebe’: dove andare

Prendiamo come spunto le vostre mail per rispondere in modo corale come affrontare la prima estate con un bebè. In primo luogo vi suggeriamo una località tranquilla e sicura (in Italia o all’estero) con una serie di servizi comodi e vicini, per fare in modo che possiate godervi anche il tempo senza dover faticare più del necessario. Se scegliete la casa di famiglia o dei suoceri fate in modo di pianificare la vacanza affinché rimanga tale, onde evitare inutili e fastidiosi nervosismi che inevitabilmente si ripercuotono sul vostro bambino e sul vostro benessere psicofisico. Se invece siete sole anche solo per qualche giorno o settimana, perché non organizzare la trasferta con un’amica? Potrebbe essere un modo anche per voi di farvi due risate in compagnia e non sentirvi sole e disorientate in un posto nuovo o diverso da casa. La prima estate deve essere il più possibile ‘rilassante’ e serena e deve offrirvi la possibilità di stare bene e al sicuro. Mare o montagna a seconda dei vostri gusti e opportunità, l’importante che il piccolo sia a contatto con la natura e respiri una buona aria, il più possibile fresca! In entrambe le soluzioni cospargete di protezione totale il vostro piccolo che non può certo permettersi scottature.

Fateci sapere le mete prescelte e se conoscete strutture specifiche per accogliere i piccoli ospiti come si deve non esitate a segnalarle!

 

 

 

Vaccinazioni: sono importanti

Alle continue domande che ci fate sulle vaccinazioni, rispondiamo in modo fermo e convinto: si, sono importanti. Ci sembra doveroso vaccinare i piccoli, per tutelarli e proteggere chi gli sta intorno, soprattutto se si tratta di altri bambini.

Le polemiche sui vaccini ci sono da tempo e non rappresentano di certo una novità. Serve una corretta informazione a riguardo e un senso di responsabilità verso chi non può scegliere. Le vaccinazioni sono importanti e costituiscono una forma di tutela per i piccoli che fanno ingresso nella comunità per la prima volta e a maggior ragione potrebbero ammalarsi con più facilità. Stando a contatto con tante persone e bambini ogni giorno da anni riteniamo sia un dovere impegnarsi nel condividere (anche gli eventuali timori) su questa tematica. Pensiamo però che il non vaccinare il proprio bambino non sia la soluzione al problema. “I vaccini sono in grado di conferire l’immunità contro agenti infettivi senza esporre ai gravi rischi per la salute che derivano dalle infezioni contratte naturalmente”. Far vaccinare il proprio figlio non rappresenta solo una responsabilità in termini individuali ma anche in termini sociali di rispetto dell’ altro, piccolo o grande che sia.

In caso di dubbi e domande potete consultare gli opuscoli gratuiti che trovate presso le ASL di zona e i consultori familiari, scritti da Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna).

 

 

 

 

Se il piccolo balbetta: cosa fare

Può capitare che nella fase di crescita (in particolare tra i 24 e i 36 mesi) il bambino possa attraversare una fase in cui manifesta difficoltà nell’esprimersi e inizi a parlare ripetendo più volte le prime sillabe soprattutto ad inizio frase. Molto spesso un forte cambiamento (come, ad esempio, la nascita del fratellino o un trasferimento in una nuova città) possono portare ad un momento di insicurezza emotiva ed instabilità. La maggior parte dei casi si risolve in modo automatico nel giro di qualche settimana, altri casi invece, presi in tempo vengono affrontati con il supporto di un logopedista. Invitiamo i genitori e gli adulti che frequentano il piccolo ad aiutarlo adottando questa modalità:

– mai giudicare o correggere il bambino mentre sta parlando, specie se ripete sempre le stesse paroline o se non si capisce

– cercare di metterlo a suo agio, organizzando mentalmente frasi semplici

– sintonizzare lo sguardo e ascoltarlo attentamente, evitando di fare altro

– utilizzare il canto, le filastrocche (la rima baciata è di grande aiuto) e la lettura ad alta voce: fortificano la relazione e stimolano il piccolo in modo naturale ad apprendere nuovi suoni e vocaboli. Cantare insieme davanti allo specchio, mentre ci si lava i denti è da sempre un gioco che dà ottimi risultati.

Non scoraggiatevi mai, poiché si tratta di una fase passeggera, e cercate di non far pesare ‘la colpa’ su nessuno: i piccoli avvertono subito queste intuizioni e di conseguenza si portano dietro il peso..

 

 

Nido o Baby Sitter?!

Le vostre numerose mail ci impongono una riflessione tra la scelta (complessa per alcuni) tra l’iscrizione al nido e una (brava) Baby Sitter. Lavorando da anni nel mondo degli asili è difficile tenere un punto di vista completamente oggettivo su questa scelta. Ma ovviamente ci proviamo, insieme a voi!

Perché l’Asilo: l’Asilo Nido rappresenta il primo luogo di socializzazione strutturata che il piccolo ha la possibilità di conoscere e sperimentare. Al nido il bambino ha la possibilità di entrare in contatto con una nuova realtà educativa e di imparare mediante il gioco e un sistema di relazioni interpersonali fondamentali per la sua crescita. Il nido, se ben organizzato e strutturato, è secondo noi un luogo di crescita molto significativo, non solo per il bambino in sé, ma anche per la sua mamma e il suo papà: all’interno di esso si prende consapevolezza del proprio ruolo genitoriale e lo si condivide con altri genitori e figure professioniste. Il limite del nido può essere il fatto di continue assenze dovute a malattie o influenze e dover ricorrere ad una Baby Sitter o ai nonni quando deve stare a casa.

Baby Sitter: di solito indichiamo questa figura se il bambino è molto piccolo, se gli viene sconsigliata la frequenza del nido e della comunità per ragioni di salute. La scelta è sempre difficile: bisogna trovare una persona referenziata, meglio se presentata da qualcuno, con esperienza, solare, autonoma, in grado di giocare e stare bene con il bambino in carico. Tutte queste richieste non sono mai scontate! Possiamo garantirvelo, come sottolineiamo sempre nei nostri corsi e incontri. È difficile occuparsi tutto il giorno di un bambino piccolo, talvolta in modo solitario.

Suggeriamo sempre, al di là della scelta, di poterla condividere con il partner e di farla vostra. Troverete sempre qualcuno che vi criticherà per il nido o la tata che avete scelto. La scelta giusta è quella che vi permette di sentirvi tranquilli, di tornare al lavoro senza (troppo) senso di colpa, e di veder crescere il vostro bambino attraverso piccole grandi conquiste.

Bon Courage!