Come far fare la nanna in modo autonomo..

L’immagine che abbiamo scelto è piuttosto comune a tantissime famiglie che ci seguono..potrebbe rappresentare la mattina, dopo una nottata insonne a cercare di placare le ire del nostro bambino, che si rifiuta di dormire nel suo lettino: si sveglia ripetutamente durante la notte, piange,urla, sembra inconsolabile finché non lo si prende in braccio. Dopo averlo calmato e consolato, si riprova a metterlo nel lettino ma dopo poco ricomincia a piangere; sfiniti e quasi arresi lo si prende e lo si mette nel lettone dove tutto passa.Dal nostro punto di vista puramente psicopedagogico al bambino si trasmette un messaggio poco corretto, poiché basta un sussurro o una lacrima ad assecondare le sue esigenze. Ciò non aiuta il piccolo a sperimentare il senso di frustrazione che gli consente di stare da solo, provare a risolvere la situazione, e attivare delle risorse e competenze che gli permettono di superare la fase d’empasse.Sappiamo bene cosa significa non dormire la notte e alzarsi anche 6/7 volte (se va bene).Però dobbiamo prendere consapevolezza del fatto che il bambino si abitua al nostro modo di fare e di agire, quindi molte volte utilizza il pianto poiché sa perfettamente che così facendo ottiene una soluzione rapida e comoda: le braccia della mamma o del papà. Provate quantomeno ad aspettare un attimo prima di intervenire, e nel caso prima rassicuratelo con la voce, rappresenta gia’ una prima conquista.

Mi aiuti gentilmente?!..

aiuta“Mi aiuti gentilmente”?!..Se utilizzassimo più spesso questa modalita’ relazionale con i bambini avremmo meno difficoltà nel farci aiutare, dando un senso e offrendo loro un obbiettivo chiaro. Se un bambino, anche piccolo, viene coinvolto per iniziare a svolgere i primi compiti domestici ( buttare le bottiglie di plastica nella plastica, la carta, togliere le vettovaglie etc..) sperimenta la possibilità di sentirsi utile e non solo (essendo impegnato aumenta la capacità di concentrazione e organizzazione dello spazio). Cosi’ facendo, di solito diminuiscono anche i capricci. “Mi aiuti” ci indica che anche un adulto può aver bisogno di un bambino e che anzi il suo aiuto può rivelarsi prezioso. Rappresenta una modalità di intervento che riconosce le potenzialità (anche se ancora ridotte) di un piccolo adulto di domani.

Provate a casa e vedrete spuntare tanti piccoli aiutanti che (a modo loro) trafficheranno con vari strumenti di lavoro! Iniziate dai più facili e immediati..anche se il fascino di una scopina o di una spugna con lo spruzzino rimangono infallibili negli anni! Per arricchire e completare l’attività e trasformarla in un gioco imitativo occorre ovviamente un grembiulino da lavoro, oppure un’ etichetta o un vecchio badge che indica il Responsabile dell’ attività (ai più grandi).

Perché “Giocare è una cosa seria”, come direbbe Fink. E giocando si possono imparare infiniti modi di stare al mondo, aggiungiamo noi.

Ci aiutate, gentilmente?!

 

 

Il tono della voce..

Che tono utilizzare con i bambini piccoli? Sarebbe meglio un tono di voce basso, in grado di emanare tranquillità e infondere fiducia. Tenendo sempre un tono di questo tipo, i bambini si abituano di conseguenza e intuiscono che non serve urlare o alzare la voce per farsi notare o imporre le proprie idee. Quando state con i vostri bambini vi suggeriamo di offrirgli delle cose da fare onde evitare di avere un tono troppo ansiogeno nei loro confronti. Anche se sono piccoli devono avere a disposizione uno spazio e un tempo in cui imparano a giocare in modo autonomo (con il proprio corpo, la propria voce, ad esempio) e senza la presenza assillante dell’ adulto. Tante volte siamo noi a non volerli lasciare fare…no?! Eppure il compito di ogni genitore secondo un proverbio canadese consiste proprio nel dare le ali per volare e le radici per restare saldi…sta all’ adulto trovare un giusto equilibrio.

Possiamo garantire per esperienza che parlare ai piccoli in modo calmo e rassicurante è più efficiente che urlare o sfidarli con minacce poco coerenti. Quindi sottovoce vi diciamo: “Forzaaa proviamoci tutti!!!!”

 

I capricci perchè…

capricciDedicato ai genitori che ieri sera si sono persi l’Incontro Formativo sui  Capricci presso l’asilo Nido Il Grillo Parlante di via Chopin a Milano. Intanto ringraziamo tutti i partecipanti che sono riusciti a ritagliarsi questo piccolo spazio per confrontarsi su questa tematica sempre attuale e non facile da gestire. Lo diciamo spesso – in educazione non vi è mai la “ricetta perfetta” dipende sempre da molteplici fattori, ma, in ogni caso, dipende anche molto da come noi affrontiamo e reagiamo di fronte alle varie problematiche o difficoltà che la crescita dei nostri figli ci impone.

Perché i bambini fanno i capricci? Cosa esprimono mediante il pianto? Come ci sentiamo noi in questi momenti? Perché tante volte noi adulti non riusciamo a porre il giusto contenimento ma preferiamo spostare l’attenzione altrove?

Sono tutte domande lecite e doverose che ci fanno riflettere sulla complessità della Relazione Educativa tra adulti e bambini, non solo in ambito familiare ma anche in ambito squisitamente educativo come l’asilo nido o la scuola materna. Certo sono problemi scomodi, difficili talvolta da spiegare, poiché ci coinvolgono direttamente; ma i bambini percepiscono e assorbono le nostre frustrazioni o indecisioni..e in questo caso più noi adulti mostriamo fragilità o ambivalenza più loro se ne approfitteranno! Poche regole, ma sempre spiegate in modo chiaro e coerente. Una parola a noi tanto cara.

Provate col tempo e senza fretta a dare dei limiti ai vostri bambini, a dire di No senza sensi di colpa se necessario e se la situazione lo richiede. E’ necessario avere e dare delle piccole regole per fare in modo che la relazione tra adulto e bambino possa svilupparsi nel corso del tempo.

Ne riparleremo certamente…vi aspettiamo!

Intanto vi consigliamo due libri molto easy ma sempre attuali..come ad esempio:

– I No che aiutano a crescere di A. Phillips, (Ed.Feltrinelli, euro 6,80)

– Dalla Parte dei Genitori (Ed. Franco Angeli euro 18) del nostro apprezzatissimo Daniele Novara, pedagogista del Centro Psicopedagogico e la Gestione dei Conflitti di Piacenza.