“Diamo voce ai Papa’”: il sondaggio di Piano C

Mammechefatica torna a parlare della campagna nazionale lanciata da PianoC (con la partnership di Alley Oop- il Sole 24 Ore, maam-maternity as a master, Generali Italia, Ikea, Doxa) sul tema della Paternità. Ieri eravamo alla Camera dei Deputati ad assistere alla Conferenza Stampa. Oltre all’enorme soddisfazione “E’ stata una fatica intervistare tanti papà, scavare in profondità e concedere loro tempo e ascolto, ma anche una scelta comunicativa forte quella di tenere per mesi l’immagine di un papà in un contesto prettamente femminile come Piano C”, così spiegava la Direttrice Generale del Coworking di Milano, Sofia Borri. Dall’analisi dei dati emerge nel complesso un forte bisogno di rappresentare questo concetto di Paternità e di renderlo concreto anche sul piano lavorativo. La maggior parte dei padri intervistati esprimono il bisogno e la volontà di occuparsi dei loro figli piccoli per condividere la crescita dei bambini insieme al partner. Dal nostro punto di vista psicopedagogico la ricerca condotta da Piano C è stata e sarà molto utile per restituire il senso di consapevolezza attorno a questa parola forse ancora troppo astratta. Con l’augurio che appunto venga valorizzata e compresa da tutti: dalla politica alle aziende, alle famiglie e ai bambini contenti di avere dei padri che (senza sensi di colpa) si occuperanno anche della loro crescita socioemotiva. 

Ps il sondaggio continua fino a Giugno, papà consapevoli restate sintonizzati!

Diamo voce ai Papà! #PianoC

Vi raccontiamo l’ultimo sondaggio partito dal mitico Coworking di Milano PianoC che abbiamo visto crescere in questi anni. “Diamo voce ai papà” è una Campagna Nazionale lanciata da PianoC in collaborazione con Maam – Maternity as a Master per dare voce ai sogni, ai desideri, alle aspirazioni e alle paure dei Papà italiani. PianoC e Alley Oop-il Sole24ore hanno lanciato un sondaggio nazionale che indagherà la gestione di vita lavorativa e i modelli e i desideri dei papà italiani. “La paternità? è una rivoluzione: cambia la persona, il suo posizionamento, la sua visione del mondo e le priorità. Un’esperienza dirompente, che regala maggior fiducia e autostima e cambia il rapporto con le emozioni. Il 40% degli uomini intervistati associa alla paternità un affinamento delle competenze e delle capacità organizzative e una maggior consapevolezza. La paternità cambia il rapporto con il lavoro. Per il 70% dei padri intervistati questo cambiamento riguarda il ‘tempo del lavoro’, il lavoro quindi si ridimensiona. Ma questo cambiamento profondo della persona non viene notato e valorizzato. Seguite con noi l’evolversi della Campagna (che verrà presentata alla Camera dei Deputati il 15 Marzo) e partecipate nel frattempo al sondaggio. Ci sembra una valida occasione per condividere e conoscere il punto di vista dei papà e sostenerli nel processo di crescita dei loro bambini.

MammeCheFatica consiglia: “Padri alla ricossa. Crescere un figlio oggi”

 

Mammechefatica consiglia vivamente di leggere il libro “Padri alla ricossa. Crescere un figlio oggi” della docente universitaria A. Oliviero Ferraris (ed. Giunti, Firenze 2012)

di cosa tratta: l’autrice discute della difficoltà di essere padre, soprattutto in quest’epoca di crisi. Il tentativo è quello di accompagnare il genitore nell’arduo compito di “assunzione della paternità” a partire da storie reali, fatte di persone con dubbi, paure e problemi.

perchè ne parliamo: Mammechefatica lo valuta a pieni voti, si tratta di un libro con molte indicazioni pratiche, efficaci, non banali e senza pregiudizi. Anna Oliviero Ferraris si conferma una grande  psicologa con buone capacità comunicative.

a chi è consigliato: a tutti i padri e anche a quelli futuri, naturalmente.

E se imparassimo dalla Svezia?

 

Lo sapevate che il Governo svedese concede 390 giorni di congedo (retribuito all’80%) da suddividere tra madre e padre dalla nascita fino all’ottavo anno del figlio? Oltre a ciò è previsto un aiuto economico per il nido (circa 130 euro al mese) e orari di lavoro flessibili, come, ad esempio, la possibilità di recuperare da casa. Perché l’Italia non è così all’avanguardia su questi temi?? Quanto tempo dovremo ancora aspettare per adeguarci a questi standard??