Paura di non riuscire a…

Questo post è dedicato ai bambini che in questo periodo stanno affrontando le varie verifiche a scuola, i saggi o i test di fine anno di lingua. Insomma quei bambini che stanno provando il classico mal di pancia (che abbiamo avuto tutti) o altre piccole somatizzazioni date dallo stress e dall’ansia del non riuscire ad essere all’altezza e di temere fortemente la prova a cui si è sottoposti oltre ovviamente al discorso delle aspettative. “Come faccio a dire che la prova non è andata bene?”. In questi momenti è fondamentale il supporto dei genitori che possono:

  • rassicurare il bambino, ridimensionando il problema
  • spiegare loro che i saggi, gli esami, le verifiche e le partite fan parte della vita, non sempre si esce vincenti nonostante gli sforzi, ma in ogni caso fanno parte della nostra esperienza e rappresentano tutti momenti di crescita
  • il problema dell’ansia non si risolve certo stando a casa..ma affrontando le piccole grandi sfide quotidiane
  • leggere e condividere dei libri adatti alla loro età in cui si parla di sfide, successi e sconfitte può essere un valido modo per ‘stare sul problema’ senza ignorarlo
  • Un grande in bocca al lupo a tutti i piccoli che stanno diventando Grandi!

“Guardami!”: il bisogno di esclusività dei bambini

Spesso, anche se ci sembra di dare già tantissimo, i bambini chiedono ancora più attenzioni per avere conferma del nostro affetto per loro. Ci richiamano di continuo, vogliono coinvolgerci, chiedere una lode, un parere o un aiuto. Questo infatti è un bisogno tipico, di sentirsi esclusivi, unici, agli occhi degli adulti importanti (i cosiddetti “caregivers”). E’ per questo che quando è in arrivo un fratellino o una sorellina vanno in crisi: hanno paura che il neonato possa portar loro via l’attenzione e l’amore dei genitori, dei nonni o della baby-sitter. Quindi vediamo insieme quello che possono fare i genitori in queste situazioni:

-rassicurare i bambini con parole molto semplici che noi ci siamo e li stiamo guardando

-se siamo momentaneamente impegnati, promettere che quando avremo finito, saremo attentissimi

-questo non vuol dire che non si debbano rispettare certe regole basilari (ad esempio, bisogna aspettare che gli adulti finiscano di parlare, invece di interromperli)

-valorizzarli quando fanno qualcosa di positivo

-parlare di emozioni e ricordare che anche quando non siamo con loro, sono sempre nei nostri pensieri e nel nostro cuore

Ricordiamoci che bambini si rispecchiamo nel volto di Mamma e Papà e dal loro sguardo colgono quanto sono importanti per loro, non sottovalutiamo questi aspetti se vogliamo che crescano sereni con una buona autostima.

Senso di colpa? No grazie!

Il senso di colpa è un sentimento diffuso che accomuna in diversa misura la maggior parte dei genitori di bambini (in particolare madri di bambini piccoli) costretti ad andare a lavorare. Stare poche ore al giorno con il proprio bambino e non vedere i progressi che fa nel corso del tempo, mette a dura prova l’autostima di mamma e papà. Tutto ciò è comprensibile, ma non pensiate che l’esperienza di distacco e di inserimento all’asilo, piuttosto che la condivisione di momenti con nonni o baby-sitter siano tempo sprecato per vostro figlio. Al contrario, sono momenti di socializzazione e di relazione extra familiare che aiutano a crescere. Certo, il contatto quotidiano (soprattutto con la mamma) è fondamentale, ma si può sfruttare adeguatamente il tempo a disposizione per stare al meglio. Vivete a pieno le poche ore dopo il lavoro per stare davvero bene con i bambini, divertitevi con loro, trasmettete affetto senza preoccupazioni. Non è detto che avere tanto tempo per stare con i bambini sia sempre positivo. Ci sono situazioni di donne che hanno rinunciato ad un lavoro a cui erano appassionate per stare a casa, ma che con il tempo si sono pentite della scelta e, inconsciamente hanno proiettato la loro frustrazione sul figlio. E’ la qualità del tempo a fare la differenza: se dovete lavorare non è colpa di nessuno, ma se riuscite a stare bene al ritorno a casa, i figli avvertiranno l’autentica serenità della mamma.

E se il mio bambino non parla ancora?

Intorno all’anno, si sa, i bambini tendenzialmente incominciano a dire le loro prime paroline, ma, come sottolinea sempre MammeCheFatica, ogni bambino ha i suoi tempi, ben diversi da quelli dei manuali di pedagogia o puericultura. Quando è il caso di iniziare a preoccuparsi se il proprio bambino non dice nulla o davvero pochissime parole? Se gli altri aspetti (motorio, sociale, cognitivo..) ci sembrano funzionare bene, si può anche aspettare fino ai tre anni di età. L’importante è che il bambino interagisca in qualche modo con adulti e coetanei attraverso una comunicazione non verbale, che sia curioso del mondo circostante e risponda se chiamato per nome. Lo sviluppo del linguaggio dipende da moltissimi fattori e non ci deve allarmare se in ritardo rispetto ad altri bambini se tutto il resto procede bene. L’importante è sempre:

-non forzare il bambino a parlare

-non fare confronti con gli altri

-mantenere il controllo e scacciare l’ansia: si è ancora in tempo per intervenire ed eventualmente farsi aiutare

-non insistere eccessivamente sulla corretta pronuncia

-non prenderlo in giro se si esprime male

-stimolarlo con la lettura di fiabe e storie (l’apprendimento per imitazione funziona sempre molto!)

-verbalizzare i suoi desideri/sentimenti

Equilibrio fra corpo e mente

Non parliamo di qualcosa di ascetico, né di spirituale, ma di aspetti della quotidianità che a lungo andare hanno effetti sul bambino e sulla sua armonia tra un corpo in movimento e una mente pensante. Nel nostro lavoro quotidiano con i bambini,soprattutto della fascia 0-6 anni, ci accorgiamo di quanto alcuni di loro non abbiano raggiunto questo equilibrio, ma abbiano sviluppato maggiormente, un aspetto, a discapito dell’altro. Osserviamo, ad esempio, bambini molto rapidi, agilissimi, che corrono e si arrampicano ovunque, ma che non sono in grado di mantenere la concentrazione su un libro per più di qualche minuto, o ancora bambini che, al contrario, hanno un’ottima proprietà di linguaggio, una notevole vivacità intellettiva, ma che hanno paura a incontrare la fisicità propria o altrui e prediligono il rapporto con l’adulto, più stanziale e meno attivo fisicamente. In contraddizione quindi con la  nostra epoca dove non c’è mai tempo, ma bisogna fare le cose in fretta perché “Il tempo è denaro” e non c’è spazio per l’errore o il dubbio, MammeCheFatica suggerisce invece di rallentare, di prendersi del tempo, anche per sbagliare. Perché solo se si è caduti si può imparare a rialzarsi. Quindi noi adulti dobbiamo stare attenti a non anticipare i tempi dei bambini, a non accelerarli, ma attendiamo fiduciosi senza sostituirci a loro e tolleriamo insieme le piccole/grandi frustrazioni della crescita. Solo così possiamo favorire un buon equilibrio tra il corpo e la mente e una crescita globalmente armonica. C’è il bambino che impara prima a camminare e solo più tardi a parlare o viceversa, ma ognuno ha il diritto di veder rispettati i suoi personali tempi di crescita.

Come aiutare i bambini ad essere sempre più autonomi?

Come diciamo sempre non esiste un “manuale di istruzioni” per i genitori, né delle regole rigide uguali per tutti. I bambini sono tutti diversi (con le loro storie, famiglie, personalità..), così come i loro genitori e dunque ognuno deve trovare la modalità che è giusta per lui/lei in quel dato momento. Noi possiamo solo dare qualche suggerimento da provare:

-spronatelo a fare da solo compiti in cui è in grado

-valorizzate le sue risorse

-non sostituitevi a lui/lei, nemmeno se avete fretta

-non fate confronti con altri bambini: ognuno ha il suo tempo

-non pretendete comportamenti troppo adultizzati che non sono in linea con la sua fase evolutiva

Essere autonomi significa essere nella situazione di dire “Ce l’ho fatta!” e i genitori devono favorire queste piccole/grandi acquisizioni che permettono di crescere e maturare. Forza Mamme e papà, crediamo in voi e nelle vostre capacità educative!

Genitori Single: crescere un figlio da sola…

genitore-singleSono sempre più numerosi anche in Italia, i genitori single che crescono un figlio da soli. Cerchiamo di capire nel concreto come riuscire ad organizzarsi il tempo. Il tempo con i figli, il tempo del lavoro, quello per sè e quello per tutti gli imprevisti che la crescita di un bambino comporta…Dal nostro punto di vista psicopedagogico è importante sapersi organizzare, ma anche saper delegare e saper chiedere aiuto. Questi aspetti sono fondamentali per capire che non si può “strafare”, altrimenti a lungo termine si rischia di non stare bene, nè con sé stessi, né con il proprio bambino. Crearsi una rete di amicizie e contatti con i quali condividere esperienze (anche simili alle proprie) onde evitare di sentire troppo tutto il peso e le responsabilità sulle proprie spalle e soprattutto onde evitare di proiettare sul figlio paure e timori di cui non deve farsi carico. Con i bambini piccoli invitiamo a condividere e leggere insieme vari libri che raccontano storie simili alla propria senza doversi sentire strani o diversi dagli altri. Vi invitiamo sempre al dialogo e a spiegare in modo tranquillo (anche se doloroso) il motivo della crescita con un solo genitore creando una buona forma di collaborazione e condivisione valida per tutte le età per cercare in tutti i modi di stare bene, recuperando uno stato di serenità senza essere in preda a sensi di colpa.

Inserimento al nido: come fare?…

Settembre è il mese della ripresa, ma per tanti bambini rappresenta invece l’ inizio di un nuovo percorso di gioco e di crescita: l’ingresso al nido!

Vediamo insieme, step by step, i punti fondamentali per far sì che si tratti di un momento piacevole per il piccolo e per la mamma/o la figura che segue il distacco. L’inserimento rappresenta la prima fase iniziale dell’ ingresso al nido o alla Scuola dell’ Infanzia e come tutte le novità può essere fonte di ansie o paure che l’adulto deve essere in grado di verbalizzare. In questa prima fase l’adulto di riferimento che accompagna il piccolo ha un ruolo molto importante: deve rassicurare e contenere l’ eventuale pianto nel momento del distacco. (Se l’ adulto non è sicuro o convinto difficilmente trasmetterà un atteggiamento di fiducia e di sicurezza al proprio piccolo). Nel momento in cui si lascia il bambino (anche solo per poco tempo) nelle mani delle Educatrici è bene essere in sintonia e affidarsi ai loro suggerimenti per mantenere un atteggiamento coerente. Un errore classico consiste nel dire: “Fai il bravo che poi la mamma ti porta un regalino”. Ricordiamo che il nido deve essere col tempo un luogo stimolante di crescita, non una punizione! Rassicurate i vostri bambini e raccontate loro anche le vostre difficoltà e i vostri timori. Solo così potranno capire la gioia di ritrovarsi e ricongiungersi dopo una lunga giornata. Evitate i paragoni tra i bambini (“Guarda! Lui è bravo e non piange come te”) poiché ognuno ha i suoi tempi di ambientamento che non diminuiscono certo con queste frasi! Parlatene a lungo, leggete dei libretti insieme e datevi “un tempo” per metabolizzare questa nuova grande avventura.

 

 

 

 

Come crescere un bambino sicuro di sé?

Questo è un dilemma per tutti i genitori che -naturalmente- desiderano il meglio per il loro figlio…Purtroppo nessuno è in grado di infondere magicamente sicurezza e serenità nei bambini, ma senz’altro ci sono comportamenti da parte degli adulti che possono contribuire a favorire una crescita sana ed equilibrata. Se mamma e papà sono sicuri, fiduciosi e ottimisti per primi, il figlio non può che risentirne positivamente, ad esempio. Infatti fin dai primissimi giorni di vita i bambini assorbono il clima emotivo in casa e le relazioni fra gli adulti che lo circondano, facendole proprie. Inoltre i piccoli si specchiano nel viso della mamma- in particolare- per sapere come interpretare una situazione, quindi, a seconda dell’espressione materna, il bambino avrà una certa reazione piuttosto che un’altra. Infine, più che le parole d’affetto (importanti, naturalmente), contano i gesti, le espressioni, il contatto fisico. Le coccole e gli abbracci contengono fisicamente il bambino, lo rassicurano e lo fanno sentire accolto e importante. Ad una prima lettura tutto questo può sembrare facile, ma non lo è perché i genitori sono esseri umani, compiono degli errori, hanno mille motivi per essere arrabbiati, delusi, frustrati e tristi e non sempre riescono ad essere teneri e calorosi (anche perché in alcuni casi da bambini non hanno ricevuto questi gesti e non sanno ora come metterli in atto). Ci vuole pazienza, poche pretese da sé, ma è necessario essere sempre pronti ad interrogarsi e mettersi in discussione.. ricordiamoci tuttavia che i figli sanno essere molto indulgenti con i genitori imperfetti e continuano ad amarli e idealizzarli.