Il rispetto per le donne? Va trasmesso fin da piccoli..

In occasione della Giornata contro la violenza sulle donne crediamo (soprattutto di questi tempi) di non dare mai per scontato concetti chiave come il rispetto. Rispetto che si impara da piccoli, tramite la famiglia, ma anche a scuola, dal nido alle superiori, dovrebbe essere un concetto ben interiorizzato. Purtroppo invece la cronaca ci riporta ad una sconcertante realtà in cui la donna ancora non trova modo di reagire alla violenza per paura, perché si sente giudicata, perchè ci sono ancora troppi stereotipi, perché spera che tutto passi e per tanti altri motivi. Dobbiamo trasmettere alle generazioni future partendo dai bambini di oggi che un maschio violento non è da perdonare, né da salvare a tutti costi, ma è simbolo di un uomo debole e pieno di frustrazioni. Dobbiamo abituare e incoraggiare i piccoli al dialogo, all’ascolto e soprattutto all’empatia. Dobbiamo seminare e investire fin dalla primissima infanzia perché come diceva Nelson Mandela bisogna partire dall’educazione per iniziare a cambiare mentalità e cultura tra i popoli. Quindi Mamme, Papà, Nonni, Educatrici,Insegnanti qui siamo tutti coinvolti- senza scuse- se vogliamo dare un piccolo grande contributo educativo a chi ci sta accanto. 

Alleanza genitori-insegnanti: è crisi

Ancora un nuovo episodio di violenza contro un insegnante da parte di un genitore. Ancora una volta l’alleanza genitori-insegnanti è fallita in pieno. Se un tempo ciò che diceva l’insegnante era oro colato e i genitori lo sostenevano indirettamente, ora invece se l’insegnante si permette di rimproverare l’alunno rischia anche di essere aggredito dall’alunno stesso o dai genitori. Allora qui ci chiediamo: dove è finito il senso educativo della scuola come istituzione? Perchè così tanta violenza gratuita? Che messaggio stiamo restituendo agli adolescenti di oggi? Non è forse giunto il momento di pensare ad una scuola come luogo aperto, di crescita e di confronto, evitando e riducendo al minimo l’aspetto competitivo? Occorre un coinvolgimento emotivo delle famiglie alle attivita’ scolastiche, per conquistarsi quel senso di fiducia che purtroppo ora non vi è più. Occorre un continuo dialogo anche laddove non vi è partecipazione. I genitori invece devono essere sostenuti e aiutati, nel difficile processo di crescita dei loro figli, in modo incisivo ma non giudicante. Devono essere capiti e rispettati in primis i vari ruoli. Va speso molto tempo per cercare di tornare ad un nuovo equilibrio dove le varie parti possano collaborare e condividere anziché addossarsi colpe su colpe senza poi affrontare il vero problema alla base.

Ci interessa il vostro punto di vista: da genitori,insegnanti ed educatori. 


 

La violenza sui minori: come prevenirla?

affettoPurtroppo spesso per lavoro veniamo a conoscenza di storie di violenza sui bambini e ci stringe il cuore sentirci impotenti di fronte ai fatti compiuti. Non ci sono parole per descrivere il dramma che molti minori hanno subito e subiscono quotidianamente.E’ un tema delicato, ma è giusto affrontarlo e non negarlo.

In realtà non siamo inermi, tutti noi possiamo fare qualcosa per contrastare la violenza, possiamo ascoltare, possiamo intervenire e soprattutto pre-venire. La prevenzione è sempre lo strumento migliore per una vita più serena (per tutti). Noi adulti infatti, non solo come operatori dell’infanzia o genitori, abbiamo il compito e la responsabilità di agire e arginare questi comportamenti abusanti e minanti uno sviluppo sano. In che modo? Senz’altro promuovendo sin da piccolissimi il rispetto, la tolleranza dell’altro, le differenze (esempio nel corpo dei maschietti e delle feminucce), l’affetto e i sentimenti. Inoltre è importante favorire sempre una buona comunicazione, in particolare sul tema delle emozioni. Non sempre è facile per noi adulti, ma dobbiamo sforzarci di trasmettere un’assoluta tranquillità ai più piccoli rispetto ad un’adeguata espressione delle emozioni, anche di quelle negative.

Infine è fondamentale insegnare ai bambini come distinguere un avvicinamento e un contatto da parte degli adulti adeguato e uno non adeguato, formandoli su come e quando chiedere aiuto.
Se ognuno, nel suo piccolo, si attivasse verso questa direzione, limiteremmo di molto questo fenomeno assurdo e ingiusto.

“Ho due mamme”

libroOggi parliamo di un libro – “Ho due mamme” di Panzini e Kramer, ed. Terranuova, 10,20€, Circuito SomeFamilies.net che a nostro avviso è un utile strumento per spiegare e raccontare ai bambini piccoli i nuovi modelli di famiglie: due mamme o due papà, mamme single, mamma & papà. Il post non ha l’ obbiettivo di dare pareri (in fondo cos’ è giusto e cosa è sbagliato? Rispetto a cosa poi?), piuttosto di aiutare gli adulti a parlare liberamente di queste tematiche senza problemi.

Perchè ci piace: il libro inizia con il racconto della nascita di Milo, il protagonista. Dal nostro punto di vista ci sembra importante che venga raccontata la storia della nascita del piccolo sottolineando il clima di armonia e felicità, come in ogni famiglia appunto. Bella la nota iniziale: “Comprate una copia per il vostro bambino e una da regalare a scuola o in Biblioteca così insieme potremo educare bambini e genitori e la società al rispetto e alla differenza e rendere il mondo un posto migliore”

Speriamo di avervi incuriosito almeno un po’!!

L’ascolto

ascolto del genitoreCome sta il mio bambino? Cosa mi sta dicendo con quel comportamento?

Sono domande che spesso dovremmo porci per aiutarlo nelle fasi di crescita più delicate. Quando osserviamo che c’è qualcosa di diverso nelle sua modalità, è più irritato, più stanco o più distratto, qualsiasi età abbia, interroghiamoci. I genitori sono le persone che lo conoscono meglio al mondo e, certamente, sapranno trovare dentro di loro una risposta a tali quesiti. Sintonizzarsi sullo stato d’animo del figlio è fondamentale dalla nascita in poi. Vi suugeriamo proprio di prestare attenzione al mondo interno del bambino: ascoltare le sue necessità, i suoi desideri, le sue paure e tristezze. Ciò non significa che dobbiamo invadere il loro spazio, non dobbiamo rispettare i loro “segreti”, ma, trovando la giusta distanza, possiamo permettergli di poter contare su di noi qualunque cosa accada.

I libri possono aiutare?

libroNoi di MammeCheFatica ne siamo pienamente convinte. E infatti li usiamo spesso sia in consultazione con i bambini, sia come strumento da suggerire ai genitori (o nonni, educatrici, baby-sitter..) per agevolare una comunicazione difficile. Se, ad esempio, vogliamo spiegare ai bambini che la mamma e il papà si sono separati e non vivranno più insieme, consigliamo un bel libro: “Le mie due case. Dalla mamma e dal papà” di Melanie Walsh, ed. Motta Junior.

Di cosa si tratta: di un bel libro illustrato, semplice e molto sincero

Perchè ne parliamo: pensiamo che non sia corretto, nè rispettoso pensare che un bambino non capisca quello che sta succedendo all’interno della coppia genitoriale, ma sappiamo che si tratta di un tema molto delicato, difficile da affrontare con le “giuste” parole.

MammeCheFatica lo consiglia perchè: un semplice libro può aiutare a trovare il modo più chiaro e diretto per spiegare qualcosa che noi grandi spesso non riusciamo a comprendere, nè a comunicare senza farci travolgere dalle emozioni.

Piccoli e grandi cambiamenti: anche i bambini li avvertono

comunicare con i bambiniNon smettiamo mai di stupirci quando dei bambini, anche molto piccoli, colgono (talvolta anche prima degli adulti) dei cambiamenti in famiglia , piccoli e grandi che siano. Li avvertono a pelle, con una sensibilità inaspettata. Stiamo parlando delle relazioni fra genitori, (semplici discussioni o separazioni in arrivo), traslochi, cambi di lavoro di mamma o papà, preoccupazioni “nell’aria”, arrivo di un fratellino..

I bambini hanno davvero delle “antennine speciali” per cogliere ciò che sta succedendo in famiglia, noi adulti dobbiamo esserne consapevoli e non pensare che “dato che sono piccoli non possono capire, quindi nemmeno soffrire”. Al contrario, capiscono perfettamente e soffrono in silenzio, senza capirne il motivo. I grandi hanno quindi il compito, duro, ma inevitabile, di dialogare, parlare con parole semplici e spiegare loro i motivi di certi cambiamenti. Solo con la parola, infatti, si possono acquietare gli animi e trovare una maggiore serenità. Insegniamo ai bambini ad essere onesti, rispettosi e capaci di esprimere le nostre emozioni (anche se non sono sempre positive).

Baby veline? No, grazie!

 

concorso di bellezzaSempre più spesso vediamo bambine, anche molto piccole, vestite in modo non adatto alla loro età. Ci riferiamo a quella modalità di “agghindare” i propri figli, in particolare le femmine, come delle “Baby-veline“, con tacchetti, scollature, minigonne che scimmiottano gli atteggiamenti adulti anche nel modo di camminare, parlare e ballare.

Che rischio si corre a crescere un bambino in questo modo? Innanzittutto si precocizza il bambino, lo si rende cioè più grande di quello che è, limitandogli le esperienze tipiche dell’infanzia e sovrastando l’innocenza e la spontaneità. Se questo avviene bisogna riflettere sulla responsabilità dei genitori: quanto gli adulti sono stati capaci di proteggere i figli dalle immagini volgari ad esempio della tv? Quanto hanno funzionato da modello negativo per i piccoli? Quanti limiti sono stati in grado di dare loro per regolare e orientare la loro crescita in modo sereno? Quanto è un bisogno dell’adulto quello di mostrare una bambina così truccata e curata nell’aspetto?

Tutti noi adulti coinvolti a vario titolo nell’educazione dei piccoli (genitori, insegnanti, educatori, nonni..) dobbiamo riflettere seriamente sulla questione se vogliamo rispettare e tutelare i bambini nel loro percorso di crescita.

Figli o no?….

 

Il dibattito è ancora aperto purtroppo: figli o no?

Mammechefatica si chiede come mai ancora oggi una donna si debba sentire discriminata se decide di non avere figli. Nonostante l’informazione e la cultura vi è ancora un forte pregiudizio nei confronti delle donne che per scelta non generano figli. Mammechefatica esprime la sua solidarietà e ammirazione verso le donne che compiono scelte di questo tipo, spesso anche sofferte e dolorose.

Chi preferisce lavorare, mantenere la sua libertà e autonomia,viaggiare, fare tardi e avere tanto tempo libero senza sensi di colpa…perché lo ripetiamo volentieri essere madre non è indice di completezza o realizzazione totale.  Si possono esprimere le proprie risorse in tanti campi, senza doverle incentrare solo ed esclusivamente nel campo materno,col rischio poi di proiettarvi le ansie e le aspettative inconsce. L’essere madre deve poter essere una scelta libera; Le donne devono rispettarsi tra loro e rispettare soprattutto le proprie scelte individuali e i propri sogni.