Come prepararsi all’arrivo di un fratellino..

L’arrivo di un fratellino/sorellina rappresenta sempre un evento importante e carico di significati nella vita di ogni famiglia. Spesso i genitori si interrogano su come affrontare la gelosia del primogenito dato che non sarà facile per lui accettare di colpo di non essere più l’unico al centro. In ogni caso sarà importante:

  • valorizzare il primogenito (chiedendo di aiutare la mamma e il papa’ nella gestione del piccolo) ma ricordandosi sempre della sua età e dei suoi limiti.
  • dedicare del tempo al primogenito anticipando possibili eventuali momenti di crisi (la crisi non deve essere percepita come fase necessariamente negativa)
  • coinvolgerlo in attività piacevoli e rilassanti
  • saperlo tenere in mente nei momenti più critici ad esempio quando la mamma allatta o ha in braccio il secondogenito
  • raccontare e leggere storie che possano interpretare il suo cambiamento e il suo stato d’animo
  • Condividiamo l’idea di preparare qualcosa per il piccolo (un disegno, un oggetto) ma senza caricare troppo le aspettative

Me lo compri?….

“Me lo compri?! Ti prego, ti preghissimo..” è un’ altra frase che sentiamo spesso tra i bambini di età compresa tra i 4 e i 7 anni. Di solito si tratta sempre di gadget, sorpresine, giornalini o dolcetti. È interessante notare l’ atteggiamento di entrambe le parti: il bambino compie la sua richiesta e vince (la maggior parte delle volte) e di solito utilizza la tecnica dello sfinimento! Insiste talmente tanto che l’adulto finisce per accettare ed eseguire la richiesta. Mammechefatica invita i genitori a mediare e ogni tanto provare anche a dire: “No”, senza remore o sensi di colpa. Non si può sempre (semprissimo) volere tutto. Questo esercizio è importante anche per i bambini: abituati ad avere sempre TUTTO e subito sperimentano e allenano il senso della frustrazione e dell’attesa. Se fosse difficile o impensabile, provate ad andare per gradi come per tutte le cose. Non si tratta di essere cattivi o severi. Si tratta semplicemente di dare dei limiti e rispettare quanto stabilito, così facendo tutto avrà un nuovo sapore: come tutte le cose desiderate saranno ancora più belle!

Avanti tutta Parents!

Il pentolino di Antonino…

pentolino di antoninoIl pentolino di Antonino e’ un libro speciale che parla appunto a tutti i bambini speciali che conosciamo. (Ed. Kite, 16 euro scritto da Isabelle Carrier). Antonino e’ un bambino che trascina sempre con se’ il suo pentolino. Se lo porta dappertutto, anzi non riesce proprio a liberarsi, e questo limite gli impedisce di giocare con gli altri e rapportarsi con il mondo esterno. Finché… Antonino non incontra Margherita, una signora che gli svela che anche lei ha un suo pentolino (piu’ piccolo e di colore verde) con il quale ha imparato a convivere e a fare tutto.

Questo incontro ribalta la prospettiva di Antonino che…..

A MammeCheFatica piace perché: è uno strumento fondamentale per genitori, e professionisti che attraverso il libro affrontano le difficoltà che ogni diversita’ porta con sé.

Perché ognuno ha il suo pentolino.

Perché ognuno di noi si e’ sentito almeno una volta incompreso, non accettato e arrabbiato per questo. Perché riteniamo sia importante parlarne e far emergere col tempo le eventuali difficoltà. Con l’augurio di incontrare spesso persone speciali come  la Signora Margherita che incoraggiano, spronano e ci offrono nuovi punti di vista in grado di trasformare un limite come potenziale risorsa.

Da leggere a TUTTI i bambini, gia’ dalla scuola materna. Un utile strumento di riflessione per insegnanti, educatori e genitori.

I papà sono indispensabili!

papàInnanzitutto tanti auguri a tutti i Papà! Che spesso vengono poco valorizzati perchè adombrati dalla figura delle Mamme. E invece, MammeCheFatica lo sostiene da sempre, hanno un ruolo importantissimo in famiglia da sempre. Quando il figlio è piccolo, sostengono la madre e il suo percorso di conoscenza del neonato, ricordandole contemporanemente di non essere solo madre, ma anche donna/moglie/compagna.

Quando il figlio cresce sono dei fantastici compagni di gioco che spronano alla fantasia, al movimento e all’esplorazione (al contrario della figura materna che invece tende di più a contenere e accudire). Ciò non significa che i Papà non possano essere “coccoloni” e sensibili, ovviamente. Ben vengano papà anche con queste risorse! Ma ricordiamoci che hanno anche un ruolo normativo essenziale: pongono i limiti e le regole che favoriscono una crescita sana del piccolo fino all’adolescenza, altro momento in cui i papà sono fondamentali.

W i Papà!

I bambini e le parolacce: come gestirle?

parolacce e bambiniSempre più spesso in consultazione vediamo dei genitori preoccupati per il linguaggio volgare dei loro bambini piccoli. Si domandano dove possano aver appreso le parolacce o certe espressioni scurrili, non utilizzate in famiglia. Nessun allarmismo: i bambini tendono a ripetere ciò che sentono da altri anche senza capirne il significato. Se l’adulto però si mostra scandalizzato e reprime duramente il bambino rischia di indurlo a ripetere quanto detto in segno di sfida (i piccoli cioè colgono la portata provocatoria e di “ribellione” e utilizzeranno lo stesso linguaggio quando vorrano far arrabbiare Mamma e Papà). Dunque la parola d’ordine è: siate indifferenti. Altro discorso, invece, è da farsi in presenza di bambini più grandi, che capiscono che certe cose non si devono dire. Lì allora è il caso di essere fermi e determinati. Senza minacce o punizioni però. E’ sufficiente trasmettere il messaggio che certe cose non si devono dire nel rispetto di regole sacrosante e indiscutibili. Ricordiamoci sempre che quando i figli provocano ci stanno chiedendo di intervenire per porre dei limiti che contegano le loro paure e li orientino.

Sua Maestà..mio figlio!

bambino sovranoSpesso le famiglie di oggi sono caratterizzate dalla centralità della figura del figlio o figlia che talvolta sembra assumere il ruolo di “capo famiglia” in grado di fare scelte, prendere decisioni e comandare in modo incontrastato Mamma e Papà.

Perchè succede? Perchè si tende a fare figli sempre più tardi, costretti dalla necessità di raggiungere prima un certo livello di indipendenza economica. I figli sono attesi con grande partecipazione e desiderio e, una volta nati, non si vuole dar loro nemmeno la minima frustrazione per evitare di creare dispiaceri. In questo modo il bambino non sviluppa la capacità di tollerare le frustrazioni e fa molta fatica ad interagire con gli altri in modo equilibrato. Come evitare quindi che un bambino si trasformi in un piccolo despota egoista? Insegnandogli da subito l’importanza del rispetto delle regole e dei ruoli, a partire dal proprio comportamento (l’imitazione è un canale di apprendimento fondamentale per i piccoli). I bambini non misurano l’amore di un genitore verso di loro sulla base dei regali o delle concessioni ricevute (è sempre molto confusivo chiedere ad un bambino di compiere certe scelte), ma a partire dal contenimento affettivo che ricevono. Il contenimento si trasmette anche attrverso regole, limiti e “No” che educano.

Si può o non si può…? (parte seconda)

papà sgrida suo figlioContinuiamo il nostro discorso sulle regole e i “No” per i bambini piccoli..

Il “No” dei bambini è un chiaro segnale di desiderio di autonomia e di seprazione/individuazione dagli adulti. Pur essendo molto stancante per gli adulti, è una funzione importante per i bambini, è un modo di dichiararsi indipendenti e per questo va valorizzata e riconosciuta. Quando i figli si oppongono, non lo fanno per indispettire o sfinire i grandi, ma per dimostrare che si è diversi, dotati di pensieri e desideri propri. Come sempre, però, deve essere presente un equilibrio tra i “No” dei piccoli” e quelli degli adulti. Se da un lato è importantissimo ascoltare le esigenze dei bambini, dall’altro i genitori non devono rinunciare all’esercizio educativo. Hanno infatti una funzione regolatoria e contenitiva per consentire loro di elaborare le frustrazioni di tutti i giorni. La fatica di porre dei limiti nasce però nei genitori quando vedono il dipiacere o il disappunto provocato nei bambini. Il dolore dei piccoli è per gli adulti intollerabile e temono di perdere il loro amore perciò rinunciano a porre delle norme. Ma come si fa a chiedere ai bambini di imparare autonomamente il valore delle regole, se noi per primi non riusciamo ad insegnarlo? Così facendo chi è l’adulto che educa? Pensiamoci su..

Il genitore? non è un amico…fa il genitore

Rispondiamo apertamente ad una bella mail che ci è arrivata a proposito del ruolo del genitore…”è giusto essere un genitore-amico?”

Partendo dal fatto che ognuno di noi ha le sue idee, frutto della cultura e delle esperienze di vita che ha vissuto, MammeCheFatica risponde no!

Il genitore, dal nostro punto di vista, deve essere inteso come una persona adulta che si assume delle responsabilità nei confronti della crescita del suo bambino e che non ha bisogno di ricoprire il ruolo di amico per instaurare un legame. Crediamo che il rapporto complesso genitore-figlio si basi anche su una serie di conflitti, di limiti e di divieti che vengono imposti a quest’ultimo, non tanto mediante l’esercizio dell’autorità ma dell’autorevolezza e della coerenza.

“Mamma e papà – ci spiega Daniele Novara nel suo libro “L’essenziale per crescere” (ed.Mimesis) dovrebbero impegnarsi nel difficile compito di favorire la crescita dei bambini in termini di autonomia, senza aver paura,però di stabilire regole chiare che a loro volta producono ‘sane frustrazioni’ ”

Dire ai propri figli “no, questo non è il tuo posto” oppure “ora è il momento di andare a nanna” non significa essere severi o cattivi,anzi! I bambini, specie se piccoli, hanno bisogno di limiti e confini precisi e ben definiti e avvertono nell’adulto la fermezza, il tono deciso oppure quello fragile e insicuro che pensa di ferire il suo piccolo.

Riflettiamo su queste piccole frasi di ordinaria routine e quotidianità per cercare di migliorarci, metterci in discussione e concepire la crescita del nostro bambino come una possibilità di crescita interiore anche per noi!

Ecco il nostro parere sincero!

 

Le prime regole…

 

I bambini di oggi hanno meno regole rispetto a quelle che abbiamo avuto dai nostri genitori. Ma non si tratta di una critica, piuttosto di un dato di fatto e di una serie di osservazioni. Vivendo da anni ormai, a stretto contatto con mamme e bambini piccoli, sappiamo bene quali siano le maggiori difficoltà nel dare le regole, nel farle rispettare e conosciamo il senso di colpa che si prova poi se il bambino piange perché ci si è innervositi. Nonostante tutto notiamo una forte resistenza nel dare le regole e dei limiti in generale.

Come mai? di cosa hanno paura i Grandi?

Le regole sono importanti perché ci aiutano ad avere dei limiti. Ci fanno capire fino a che punto possiamo arrivare e ristabiliscono quella gerarchia giusta tra adulto e bambino che putroppo è andata persa…

Un esempio? Può un bambino di 2 o 3 anni accendere la tv quando vuole? E magari arrabbiarsi e fare capricci se qualcuno osa contrastarlo?

Può un genitore o un adulto in generale accettare questa modalità?

Secondo noi non è il bambino a decidere cosa e come fare le cose. Non è il bambino il solo centro del mondo e l’unico padrone di casa. Il bambino piccolo va guidato e portato a ragionare sulle cose e gli eventi intorno a lui. Occorre spiegargli bene che è possibile guardare un po’ di tv, ma non troppa, perché spegne la fantasia! E’ tanto bello anche stare a giocare in cameretta!

Occorre essere determinati e decisi quando si danno le prime regole e i primi limiti e ricordarsi che il buon esempio è fondamentale! Quindi bisogna impegnarsi, essere coerenti e farsi forza l’uno con l’altro, senza creare contrasti all’interno della coppia.(“Perché gli hai fatto fare questo? non si fa, si deve fare così..etc). L’aspetto importante consiste proprio nel sottolineare frasi come: “La mamma ha ragione, ha fatto bene a dirti di no, ora facciamo un’altra cosa” che fanno capire una forte alleanza e coerenza tra la mamma e il papà.

Non è facile stabilire i primi limiti, dire i primi “No” seri, ma sono anche necessari per crescere e confrontarsi.

 

Bambini in vacanza con i nonni

Se avete la possibilità di mandare i vostri figli in vacanza con i nonni siete proprio fortunati. Cogliete al volo questa opportunità e vedrete che otterrete molti vantaggi: non solo i costi si dimezzano, ma la fiducia in loro è senz’altro alta, inoltre sono figure già note ai bambini a cui saranno anche molto affezionati. Infatti non temete, cari genitori, che stando una o due settimane con i nonni, i vostri piccoli siano soltanto viziati e coccolati come non mai. Sicuramente il ruolo dei nonni è anche un po’ questo, venir meno a regole diverse da quelle quotidianamente insegnate dai genitori, ma è chiaro che i “principi base” da cui non si può prescindere dovranno essere condivisi con voi genitori. Per il resto sappiate che i nonni in genere sanno essere molto creativi e propositivi: insegnano cose originali e permettono ai bambini di fare esperienze che ai genitori, giustamente presi da mille impegni lavorativi e non, non vengono nemmeno in mente. Dunque fidiamoci, condividiamo alcune decisioni, ma viviamoci serenamente la casa libera.. Evviva i nonni!!