Parlate di Willy e della violenza ai bambini e ai pradolescenti

In questi giorni la cronaca ci riporta ad un fatto che ci sta facendo riflettere: la morte del giovane Willy di Colleferro (in provincia di Roma) che ha cercato di intervenire in una rissa violenta…sentendo il bisogno di proteggere e difendere un suo amico, che davanti ai suoi occhi stava subendo un’aggressione.

  • Crediamo sia fondamentale commentare insieme ai bambini e ai ragazzi questa vicenda perché la violenza va spiegata e raccontata a parole senza timori, gli va data una forma e un significato preciso per evitare di desiderarla e  tantomeno subirla. 
  • Deve essere un pretesto per capire e cercare risposte del perché tutta quella ferocia e cattiveria da parte del branco
  •  “E tu, ti sei mai sentito con tutta quella rabbia addosso? Cosa avresti fatto se..?” 
  • Farsi delle domande è sempre un gesto importante per cercare di capire ma soprattutto per permettere agli adolescenti di immedesimarsi: “se fosse successo a me magari avrei..”
  • deve essere un invito a farsi un’ idea, un’immagine più concreta della violenza che circola e che talvolta esplode in modo incontenibile sia individualmente che in branco
  • parlatene e parliamone, perché più la si affronta sul piano verbale e comunicativo la si gestisce meglio anche sul piano emotivo
  • ma soprattutto più se ne parla fin da piccoli più si avranno a disposizione gli strumenti utili per crescere degli uomini e delle donne migliori che non hanno bisogno di ricorrere a certi gesti disumani per trovare la loro grandezza

“Piccoli bulli e cyberbulli crescono”

MammeCheFatica sente il bisogno sempre attuale di tornare a parlare di bullismo e dei suoi atteggiamenti violenti attraverso un libro: “Piccoli bulli e cyberbulli crescono” di Anna Oliviero Ferraris,( ed. Bur Rizzoli) nota psicologa e psicoterapeuta che con i suoi saggi offre da anni un ottimo contributo all’interno del panorama psicopedagogico italiano.

Ci piace perché: offre uno strumento valido e concreto agli adulti genitori e insegnanti per capire la dimensione reale in cui vivono certi bambini e adolescenti che sono vittime di atti di violenza e aggressività, non solo fisica, ma anche virtuale. Nel libro vengono descritti numerosi esempi e testimonianze che sono, a nostro avviso, fondamentali per capire e analizzare il contenuto di certe azioni anche violente. Interessante è il capitolo sulla Prevenzione che appunto inizia in Famiglia. L’autrice spiega quanto sia importante attivare una comunicazione autentica e un dialogo costante con i propri figli fin da piccoli. “Un clima rigidamente gerarchico e autoritario dove il controllo viene esercitato con dure punizioni fisiche, così come all’opposto, la mancanza di limiti e regole, produce facilmente bambini con scarse capacità relazionali e sociali che si lasciano guidare da reazioni causali e comportamenti antisociali”.

Vi invitiamo a leggere il libro e a condividere anche se i figli sono ancora piccoli e pensate che “non sia ancora giunto il momento”. Il tempo aiuta ad iniziare a pensare a come affrontare il problema.

 

Non dimentichiamoci dei bambini

untitledIn questi giorni giustamente si parla di violenza contro le donne, un fenomeno inaccettabile, disumano e ancora troppo diffuso. Ma purtroppo ci sono anche tante altre vittime da ricordare e proteggere: sono i bambini che imparano presto a convivere con la violenza del papà o del compagno della madre. Il termine tecnico è violenza assistita intrafamiliare ed è un aggravante molto pesante per chi compie il reato, nonchè un trauma sconvolgente per il figlio, che lascia delle tracce evidenti nella psiche. Anche se il figlio (qualunque sia l’età) non assiste direttamente ai comportamenti violenti sulla madre, ma sente i rumori, le grida, le botte, ne vede i segni, le modalità ricattatorie, disprezzanti e i maltrattamenti psicologici, è comunque una vittima da riconoscere e aiutare.

Come? Con la denuncia si attivano i Servizi Sociali e dunque dei professionisti capaci di aiutare i bambini: psicologi, assistenti sociali e pedagogisti.

Che conseguenze psichiche ha la violenza assistita? Paure e angosce, ipercontrollo, depressione, ansia, disturbi del comportamento alimentare, del sonno, della condotta ecc.. Infine, benché non ci sia una causalità diretta, molto spesso i bambini vissuti in famiglie dove la conflittualità sfocia in violenza, tendono spesso ad assumere loro stessi il ruolo di carnefice su altre vittime, avendo imparato che è l’unico modo di relazionarsi con gli altri. Non dimentichiamoci quindi anche dei bambini.

Cosa raccontare ai bambini di questo periodo difficile…

Cosa raccontare ai bambini di questo tragico luglio? Non è troppo presto parlare di atti terroristici, rabbia e violenza? A seconda dell’età, spiegate ai bambini ciò che sta succedendo mantendo un tono rassicurante che infonda fiducia. I bambini avvertono per primi le nostre ansie e le nostre paure. Evitate di far vedere loro il telegiornale e se sono grandi invece commentate i fatti insieme: rappresenta un ottimo modo per condividere anche le immagini più forti e strazianti. Cerchiamo sempre di offrire delle spiegazioni concrete e realiste utilizzando parole semplici e chiare. E offriamo loro considerazioni che possano far germogliare un senso critico verso la società di cui facciamo parte. Non parlarne in casa può  essere una scelta, ma crediamo sia più giusto che possano apprendere le notizie e le informazioni (soprattutto le più brutte) proprio dai genitori e non in modo indiretto dalla scuola e dai compagni. I genitori hanno il compito di rassicurare in questi casi e di restituire al proprio figlio la serenità perduta e trasmettere il più possibile il senso di civiltà partendo dalle piccole cose. È importante capire piuttosto che giudicare. È importante attivare un atteggiamento di tipo empatico e “mettersi nei panni di” piuttosto che ignorare la realtà che ci circonda.

Potrebbe essere un ottimo strumento per i futuri cittadini del mondo che stiamo crescendo. 

 

 

“Un bacio”, un film sul bullismo e l’omofobia

un-bacio-poster-ufficialeIl 31 Marzo esce nelle sale il film “Un bacio” di Ivan Cotroneo, tratto dal suo libro edito da Bompiani. Si tratta di un film sull’adolescenza, un’età di passaggio, critica, ma allo stesso tempo meravigliosa. In questa fase evolutiva i ragazzi fanno molte esperienze positive e negative e l’amicizia è l’ancora di salvezza per molti. Un film che dà speranza, che aiuta i tanti ragazzi vittime di coetanei bulli ed omofobi ad uscire dalla solitudine, chiedere aiuto e reagire alle violenze fisiche e psicologiche. In questi giorni il film è visto in anteprima da molti ragazzi, i veri destinatari della pellicola, che ne stanno commentando positivamente il messaggio ottimista. Non vediamo l’ora di vederlo anche noi, che, in consultazione, incontriamo spesso ragazzi emarginati, fragili e famiglie impotenti, bisognose di aiuto.

Cari Genitori, la migliore arma contro le ingiustizie è la prevenzione e la cultura del rispetto e della tolleranza delle “diversità”: fate vedere il film ai vostri figli!

p.s. La colonna sonora è di Mika! 🙂

La violenza sui minori: come prevenirla?

affettoPurtroppo spesso per lavoro veniamo a conoscenza di storie di violenza sui bambini e ci stringe il cuore sentirci impotenti di fronte ai fatti compiuti. Non ci sono parole per descrivere il dramma che molti minori hanno subito e subiscono quotidianamente.E’ un tema delicato, ma è giusto affrontarlo e non negarlo.

In realtà non siamo inermi, tutti noi possiamo fare qualcosa per contrastare la violenza, possiamo ascoltare, possiamo intervenire e soprattutto pre-venire. La prevenzione è sempre lo strumento migliore per una vita più serena (per tutti). Noi adulti infatti, non solo come operatori dell’infanzia o genitori, abbiamo il compito e la responsabilità di agire e arginare questi comportamenti abusanti e minanti uno sviluppo sano. In che modo? Senz’altro promuovendo sin da piccolissimi il rispetto, la tolleranza dell’altro, le differenze (esempio nel corpo dei maschietti e delle feminucce), l’affetto e i sentimenti. Inoltre è importante favorire sempre una buona comunicazione, in particolare sul tema delle emozioni. Non sempre è facile per noi adulti, ma dobbiamo sforzarci di trasmettere un’assoluta tranquillità ai più piccoli rispetto ad un’adeguata espressione delle emozioni, anche di quelle negative.

Infine è fondamentale insegnare ai bambini come distinguere un avvicinamento e un contatto da parte degli adulti adeguato e uno non adeguato, formandoli su come e quando chiedere aiuto.
Se ognuno, nel suo piccolo, si attivasse verso questa direzione, limiteremmo di molto questo fenomeno assurdo e ingiusto.

25 Novembre: una giornata importante per tutti

no alla violenza contro le donneCome sapete il 25 Novembre è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Ne parliamo anche noi poichè lavoriamo a stretto contatto con donne fragili, sole e famiglie difficili e vediamo quotidianamente le conseguenze di questi maltrattamenti e abusi, purtroppo anche sui bambini.

Come sempre riteniamo sia importante fare prevenzione già con i bambini piccoli per evitare comportamenti violenti e aggressivi da adulti. Sappiamo che il buon esempio è fondamentale per trasmettere valori di rispetto, parità, uguaglianza e tolleranza, ma i primi a crederci davvero dobbiamo essere noi, donne  uomini, uniti.

A questo proposito vi suggeriamo una bella iniziativa promossa dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia prevista per il 23/11 alle ore 20,30 presso la Casa della Psicologia in Piazza Castello, 2 a Milano. Durante la serata verrà presentato il libro della Psicologa Monica Bonsangue, dal titolo: “La violenza psicologica nella coppia. Cosa c’è prima di un femminicidio”. La serata è gratuita e aperta a tutti, basta prenotarsi alla mail: libi@opl.it.

Bambini e aggressività (parte I)

litigio1Tutti gli esseri umani nascono con una dose di aggressività utile dal punto di vista evolutivo come difesa.

Spesso noi adulti ci spaventiamo di fronte a comportamenti aggressivi dei nostri figli, specie se piccoli, e vorremmo insegnar loro a difendersi e reagire. In realtà certi atteggiamenti (rubare giochi, spingere ecc) fanno parte dell’essere bambino e hanno il significato di autoaffermarsi. E’ importante che i bambini imparino fra di loro a gestire i piccoli conflitti senza l’intervento dei grandi che risulta spesso invadente e iperprotettivo. Cercare di trovare, invece, tra coetanei o tra fratelli, la giusta soluzione ai litigi, porta ad una maggiore auto efficacia (cioè ad una sensazione di essere in grado di fare le cose) .

Proibire certi impulsi aggressivi, dunque, non significa estirparli, ma impedire di elaborare l’angoscia provocata da varie situazioni (ad esempio essere esposti ad immagini di guerra o di violenza)… (continua)