Come crescere un bambino sicuro di sé?

Questo è un dilemma per tutti i genitori che -naturalmente- desiderano il meglio per il loro figlio…Purtroppo nessuno è in grado di infondere magicamente sicurezza e serenità nei bambini, ma senz’altro ci sono comportamenti da parte degli adulti che possono contribuire a favorire una crescita sana ed equilibrata. Se mamma e papà sono sicuri, fiduciosi e ottimisti per primi, il figlio non può che risentirne positivamente, ad esempio. Infatti fin dai primissimi giorni di vita i bambini assorbono il clima emotivo in casa e le relazioni fra gli adulti che lo circondano, facendole proprie. Inoltre i piccoli si specchiano nel viso della mamma- in particolare- per sapere come interpretare una situazione, quindi, a seconda dell’espressione materna, il bambino avrà una certa reazione piuttosto che un’altra. Infine, più che le parole d’affetto (importanti, naturalmente), contano i gesti, le espressioni, il contatto fisico. Le coccole e gli abbracci contengono fisicamente il bambino, lo rassicurano e lo fanno sentire accolto e importante. Ad una prima lettura tutto questo può sembrare facile, ma non lo è perché i genitori sono esseri umani, compiono degli errori, hanno mille motivi per essere arrabbiati, delusi, frustrati e tristi e non sempre riescono ad essere teneri e calorosi (anche perché in alcuni casi da bambini non hanno ricevuto questi gesti e non sanno ora come metterli in atto). Ci vuole pazienza, poche pretese da sé, ma è necessario essere sempre pronti ad interrogarsi e mettersi in discussione.. ricordiamoci tuttavia che i figli sanno essere molto indulgenti con i genitori imperfetti e continuano ad amarli e idealizzarli.

“Noi ci vogliamo bene” di Marco Bianchi..

Questa mattina in occasione della Moms Week promossa da Fattore Mamma e Periodo Fertile  presso il Westin Palace di Milano abbiamo parlato e discusso di varie tematiche dal nostro punto di vista psicopedagogico. Abbiamo avuto il piacere di conoscere anche l’autore di “Noi ci vogliamo bene” – Ed. Mondadori Marco Bianchi (divulgatore scientifico del team di U.Veronesi).

Perchè ci piace: abbiamo apprezzato il libro (stile fresco e piacevole da leggere!) perchè tratta di temi a noi molto cari (la funzione del cibo e del nutrimento come atto d’amore dal periodo della gravidanza allo svezzamento e oltre). Il libro parte dal racconto autobiografico dell’autore (la ricerca di un figlio, il concepimento e la gravidanza) con una serie di spunti e inserti tecnici e una parte di ricette finali che crediamo siano un valido strumento a livello pratico per tutte le mamme e i papà in azione!

Perchè ne parliamo: ne parliamo con piacere poichè abbiamo ascoltato il suo racconto e la sua testimonianza dal vivo e ci piace l’idea di condividerla con tutti voi. Utilizzare un tipo di alimentazione sana e consapevole crediamo sia il primo vero passo per volersi e volere bene davvero. Imparare a concentrarsi su quello che mangiamo, facendo delle scelte e privilegiando alcuni alimenti è un’azione fondamentale da trasmettere anche ai bambini che fin da piccoli imparano proprio dai nostri gesti.

p.s. MammeChefatica per la cena di domani sera proverà la “Crema di cavolfiore e riso basmati” che trovate a pag. 192 del libro di Marco!

Una piacevole lettura a tutti!

 

Mamma e Papà si separano…

conflitti in famigliaPuò capitare purtroppo che le storie d’amore finiscano, che l’illusione di aver creato la “famiglia perfetta” svanisca per svariate ragioni…Le emozioni coinvolte sono sempre molte, anche opposte fra loro e talvolta prendono il sopravvento facendo dimenticare ai grandi che anche i bambini subiscono questi cambiamenti. Vediamo in estrema sintesi cosa è meglio evitare in queste situazioni complicate:

-mai accusare il partner davanti al bambino, screditarlo o sminuirlo

-mai litigare aspramente

-mai usare i figli per avere un vantaggio personale

-mai far scegliere i bambini con chi preferiscono stare, nè metterli contro l’altro

-mai fare finta di niente e parlare in modo disonesto anche con i più piccoli “perchè tanto non capiscono e non soffrono”

-mai trascinare una storia ormai conclusa “per il bene dei bambini”

Piuttosto ricordiamo loro che in ogni caso l’affetto della mamma e del papà nei loro confronti non cambierà e che non hanno alcuna colpa per quello che sta succedendo.

Sappiamo che avete tutte le carte in regola per affrontare questi momenti bui. Forza!

Sua Maestà..mio figlio!

bambino sovranoSpesso le famiglie di oggi sono caratterizzate dalla centralità della figura del figlio o figlia che talvolta sembra assumere il ruolo di “capo famiglia” in grado di fare scelte, prendere decisioni e comandare in modo incontrastato Mamma e Papà.

Perchè succede? Perchè si tende a fare figli sempre più tardi, costretti dalla necessità di raggiungere prima un certo livello di indipendenza economica. I figli sono attesi con grande partecipazione e desiderio e, una volta nati, non si vuole dar loro nemmeno la minima frustrazione per evitare di creare dispiaceri. In questo modo il bambino non sviluppa la capacità di tollerare le frustrazioni e fa molta fatica ad interagire con gli altri in modo equilibrato. Come evitare quindi che un bambino si trasformi in un piccolo despota egoista? Insegnandogli da subito l’importanza del rispetto delle regole e dei ruoli, a partire dal proprio comportamento (l’imitazione è un canale di apprendimento fondamentale per i piccoli). I bambini non misurano l’amore di un genitore verso di loro sulla base dei regali o delle concessioni ricevute (è sempre molto confusivo chiedere ad un bambino di compiere certe scelte), ma a partire dal contenimento affettivo che ricevono. Il contenimento si trasmette anche attrverso regole, limiti e “No” che educano.

Affidare e fidarsi…

corso-baby-sitterQuando un genitore è costretto a cercare una persona che si possa prendere cura del proprio figlio compie una scelta molto delicata. Non solo, infatti, deve affidare a questa persona, il “bene” più prezioso che ha, ma per farlo deve anche fidarsi. La fiducia è infatti un elemento fondamentale nella scelta di una bay-sitter o di una tata, è un qualcosa che si costruisce con il tempo, ma è anche una sensazione “a pelle” che scatta subito (o non scatta) al primo incontro. Una mamma e un papà colgono da semplici gesti, sguardi ancora prima delle parole, se la candidata può avere un buon feeling con il proprio figlio, (qualunque sia l’età) e di conseguenza con loro. Avere un buon rapporto con i genitori è un altro elemento essenziale per svolgere un buon lavoro con professionalità, empatia e passione. Spesso però le ragazze o le signore che fanno questo mestiere fanno molta fatica a trovare il giusto equilibrio tra l’affetto nato nei confronti del bambino e la gestione dell’aspetto economico che riconosce il lavoro svolto. Di questi e altri temi importanti MammeCheFatica parla nel Corso di formazione psicopedagogica “La Tata perfetta” organizzato in collaborazione con Mamma&Lavoro. Suggeriamo a tutti i genitori che ci seguono di offrire questo corso alla propria Tata o Baby-sitter perchè lavorare con i bambini comporta delle competenze e delle qualità che non tutti possiedono. Offrire un’occasione formativa di qualità basata sulla teoria, ma anche sulla pratica significa avere poi un ritorno positivo anche sulla crescita e sull’educazione del proprio bambino.

Il prossimo incontro è fissato per Sabato 17 Aprile ore 9,30-13,00 c/o Cobaby di Piano C a Milano. Per info: formazione@mammaelavoro.it.

Perchè il mio amico ha due papà? Come spiegare ad un bambino le famiglie arcobaleno

 

Come sempre MammeCheFatica risponde ai dubbi dei genitori e degli adulti che si occupano di bambini proponendo una lettura condivisa di un libro pedagogico. Per spiegare ad un bambino cosa siano le famiglie arcobaleno, quelle cioè composte da due mamme o due papà, suggeriamo quindi la lettura di questi libri:

Piccola storia di una famiglia. Perchè hai due mamme?, di Francesca Pardi. Ed. Lo stampatello

Più ricche di un re, di Cinzia Barbero. Ed.

Entrambi con immagini e parole molto semplici spiegano ai bambini dai 6 anni in su come nasce una famiglia con due genitori dello stesso. L’affetto per il nuovo arrivato non cambia benchè ci sia affidati alla procreazione assistita. Questi libri aiutano anche i piccoli lettori a riflettere sul ruolo degli amici e sulle possibili discriminazioni esterne.

Covers dei due libri consigliati

Imparare a leggere e a scrivere prima del dovuto..

..non sempre è qualcosa di utile al bambino. Ragioniamo onestamente: non fa forse più piacere ai genitori poter inorgoglirsi delle doti precoci dei propri bambini? Tuttavia al figlio cambia qualcosa saper contare fino a 50 già a 4 anni? No, se non a distanziarsi dagli altri amici erigendosi a “bambino super intelligente”, proprio come lo fanno sentire il papà e la mamma. E’ chiaro che non bisogna vergognarsi del QI alto dei propri figli, ma neanche puntare solo su quello, per non rischiare di investire eccessivamente su aspetti cognitivi e dimenticarsi quelli emotivi, altrettanto importanti. Ci penseranno le insegnanti della Scuola d’Infanzia ad introdurre gradualmente e al momento opportuno i primi concetti basilari utili ai fini dell’apprendimento scolastico..noi pensiamo a farli stare sereni e a dar loro tanto affetto!!

Il gioco (parte I)

Cos’è il gioco? Per i bambini è tutto. Rappresenta una modalità di apprendimento, di sviluppo della fantasia e della creatività, ma favorisce anche le relazioni. Certamente un bambino può giocare da solo, ma se in compagnia di un adulto può sfruttare l’occasione per sperimentare nuovi ruoli, soluzioni ai conflitti e modi di comunicare con gli altri. Inoltre il momento del gioco costituisce anche uno scambio affettivo, motivo per cui si sente spesso dire che non importa la quantità di tempo di un genitore dedicata al gioco, ma la qualità del tempo stesso. MammeCheFatica è d’accordo con questa affermazione, purchè non si sminuiscano le esigenze di base di ogni bambino di poter trascorrere qualche ora con i propri genitori, lavoro permettendo. Come può comportarsi un adulto? Le uniche regole da rispettare sono:

  • ricordarsi delle emozioni infantili
  • lasciarsi trasportare dalla fantasia
  • divertirsi autenticamente condividendone la gioia (i bambini se ne accorgono se non siete coinvolti dal gioco e vi state annoiando!)

Ci si deve preoccupare della gelosia tra fratelli?

 

MammeCheFatica consiglia ai genitori di stare attenti quando il figlio maggiore si mostra troppo premuroso nei confronti del piccolino. Quando, ad esempio, accorre per consolarlo prima della mamma o se chiede con insistenza di tenerlo in braccio e coccolarlo: questi sono sì moti di affetto, ma che celano una certa gelosia (basti notare i denti stretti del bambino mentre fanno i “mammi”!). Attenzione quindi ai morsi, alle cadute intenzionali e ai vari piccoli dispetti che possono mettere in atto. Con questo non vogliamo spaventare nessuno: la gelosia è un’emozione assolutamente normale, che non deve essere punita. Sgridando il bambino in modo eccessivo, infatti, non si fa altro che aumentarla. E’ importante invece che la possa esprimere a parole o nei giochi senza che sia repressa. Lasciamogli la libertà di maltrattare il suo orsacchiotto/bambolotto, strattonarlo e sgridarlo, basta che non faccia lo stesso con il piccolino ancora così indifeso! Cerchiamo di comprendere la sua sofferenza e non consideriamo la gelosia come un difetto da correggere. Infine non pretendiamo che voglia bene al nuovo arrivato, ma piuttosto confermiamogli il nostro affetto per lui. Il più grande deve capire che il legame con i genitori non è svanito, ma che la tenerezza e l’amore sono rimasti intatti.

 

Gelosia del fratellino

 

Talvolta i bambini chiedono insistentemente ai genitori di avere un fratellino, lo desiderano come fosse un giocattolo nuovo. Non appena il piccolo nasce, però, le cose cambiano drasticamente. La gelosia infuria: c’è chi la esprime verbalmente (“Ma com’è brutto! Piange troppo e fa sempre la cacca!”) e chi attraverso un comportamento controllante e minaccioso. Di fronte alla cruda realtà di un bambino in carne ed ossa il desiderio forte di prima dunque svanisce. Il figlio maggiore si accorge che il fratellino non è di sua proprietà, ma “appartiene” ai genitori e la mamma vi si dedica totalmente. Viene visto come un nemico da eliminare perciò mette in atto una serie di comportamenti aggressivi e a volte violenti. L’odio però, essendo l’altra faccia dell’amore, lascia spazio anche alle preoccupazioni e al benessere del nuovo arrivato. Spesso i bambini più grandi sono in ansia se il piccolo si ammala o se piange disperatamente. Non solo perché si sente in colpa del fatto che i suoi desideri inconsci di “farlo fuori” si stiano avverando, ma anche perché si accorge di nutrire nei suoi confronti anche sentimenti di amore e affetto.