Come comunicare con i bambini? Ecco cinque consigli da seguire

Sembra facile, ma non lo è per niente. Comunicare con i bambini al fine di educarli, crescerli nel migliore dei modi senza ledere la loro autostima e intensificando il legame relazionale è molto faticoso. Vediamo insieme cinque consigli basici molto utili:

  1. Dire sempre la verità, con parole semplici e adatte, ma autentiche e sincere.
  2. Evitare di dare troppe regole e divieti. Meglio usare la frase in senso positivo piuttosto che girarla in negativo (“Non fare così…”)
  3. Essere coerenti tra quello che si dice e quello che si fa per evitare di confonderli
  4. Non negare le proprie emozioni, ma esprimerle
  5. Non buttare addosso i propri problemi trattandoli da adulti confidenti

Cosa ne pensate? Riuscite a mettere in pratica i nostri suggerimenti? Quali sono le fatiche maggiori che riscontrate?

Bravo,anzi bravissimo…?!

mamma batte maniLa domanda di oggi è: perché quando ci rivolgiamo ad un bambino abbiamo sempre bisogno di rinforzare e sostenere le sue azioni esclamando: “Bravo,Bravissimo”! anche senza una reale motivazione?

Dal nostro punto di vista psicopedagogico questa attitudine è controproducente poiché induce il bambino a credere sempre di fare cose importanti e fondamentali anche quando magari non è così. Proviamo a diminuire le lodi e a utilizzarle solo quando veramente necessario. Così facendo,il bambino apprezzerà anche maggiormente il valore della lode stessa e del complimento. Il continuo bisogno di esclamare e verbalizzare espressioni positive nei confronti del bambino è solo un bisogno dell’adulto che cerca invano di assecondare il bambino perdendo di vista il suo ruolo di guida in grado di contenere e limitare e saper dire di no se è il caso.

Proviamo, anche se i bambini sono piccoli, a fare loro i complimenti quando veramente li meritano. Non si tratta di essere severi o cattivi, ma di ridimensionare semplicemente le nostre attenzioni ed espressioni per favorire una autostima ed una crescita sana.

 

 

 

 

Famiglie arcobaleno e benessere

 

MammeCheFatica oggi si vuole occupare dei bambini nati all’interno delle “famiglie arcobaleno”, composte cioè da due mamme o due papà. Uno studio australiano (The Australian Study of Child Health in Same-Sex familyACHESS) dimostra come i soggetti studiati (500 tra bambini e ragazzi fino ai 17 anni) abbiano un alto grado di salute in generale e di coesione familiare. Nonostante le continue discriminazioni ricevute -a causa dell’orientamento sessuale dei loro genitori- sembra che i bambini abbiano un buon livello di autostima che permetta loro di fronteggiare atti di bullismo e offese. Dunque questi risultati sembrano affermare che l’omogenitorialità non influisce negativamente sul benessere psicologico dei figli, nè sui legami familiari. A quando ricerche anche in Italia??

Disegno di una bimba con due mamme

Come capire se mio figlio è iperattivo? (parte I)

 

La diagnosi di iperattività, emessa non prima dei 7 anni, naturalmente tocca ad un esperto (psicologo o neuropsichiatra infantile). Il genitore tuttavia può capire se i suoi timori sono fondati o no e dunque procedere con una valutazione psicodiagnostica affidando il proprio bambino nelle mani di un professionista. L’iperattività non è solo una questione di vivacità, ma è un disturbo dall’esordio precoce (intorno ai 5 anni) caratterizzato da una tendenza a cambiare di continuo attività senza terminarla mostrando quindi un’incapacità a perseverare in quei compiti che implicano un impegno cognitivo. I bambini iperattivi inoltre spesso mettono in atto azioni poco regolate ed organizzate caratterizzate da impulsività e imprudenza. Più che disobbedienti si può dire che non si soffermino abbastanza prima di commettere una qualche infrazione perciò vengono spesso ripresi. Per queste caratteristiche vengono talvolta isolati dai loro coetanei, cosa che non fa che peggiorare la loro giò scarsa autostima.

 

Mammechefatica parla di..Homeschooling..

 

Quest’oggi Mammechefatica parla di Homeschooling…ecco i nostri pareri a riguardo.

La psicologa sostiene che i bambini apprendano meglio a scuola, a contatto con i coetanei e con un’ insegnante che svolge questo ruolo di professione ed è dunque a conoscenza de metodi didattici più efficaci. Inoltre spesso genitori e figli, indipendentemente dal buon rapporto che li lega, discutono fra loro facendo aumentare l’ansia da prestazione nel bambino. Permettendo invece a qualcun altro di svolgere il ruolo di insegnante e riappropriandosi così di quello di madre o padre, si aumenta l’autostima e la motivazione nel figlio.

La pedagogista afferma che i bambini hanno bisogno di instaurare nuove relazioni e di socializzazione al di fuori del contesto familiare. Ridurre e limitare queste forme significa limitarne l’autonomia e l’indipendenza del bambino stesso. Inoltre nell’Home Schooling nella maggior parte dei casi è il genitore che chiede al bambino cosa fare e che argomento privilegiare. Si tratta di un atteggiamento adulto di tipo insicuro che al contrario deve saper porre dei limiti e trasmettere l’uso delle regole all’interno  della società- la scuola- appunto.

Un aspetto positivo è invece il maggior contatto con la natura, e i tempi più dilatati incentrati sulle necessità reali del bambino stesso. Ma riteniamo comunque che l’esperienza altamente socializzante della Scuola e il contatto umano con realtà differenti (non solo i fratelli o le sorelle) siano fondamentali per il bambino come approccio alla vita.

E voi mamme e papà cosa ne pensate? Ci interessa il vostro punto di vista da genitori…

Come far crescere il proprio bambino con un buon livello di autostima?

 

Essenziale, innanzitutto, è il modello che il genitore trasmette, anche inconsapevolmente, al figlio. Provate a ragionare se dal vostro comportamento emerge insicurezza, eccessiva competizione e richieste di performance troppo elevate. In secondo luogo cercate di evitare il più possibile frasi che trasmettono involontariamente un messaggio negativo al bambino e che, se ripetute numerose volte nel corso della crescita, gli comunicano un senso di inadeguatezza ed insicurezza. Facili esempi potrebbero essere:

-“Lo sapevo che sarebbe finita così”!

– “Sei un disastro”!

-“Ma non riesci mai a combinare qualcosa di giusto”?

-“Lascia fare a me, che tu…”

-“Sei sempre il solito”!