Allattamento: quando smettere?

Premesso che la decisione se smettere o continuare ad allattare va condivisa con il pediatra di riferimento che conosce il bambino e la relativa madre, noi possiamo solo dare una spiegazione dal punto di vista psicopedagogico alle diverse mamme che talvolta ci chiedono: “Come faccio a smettere di allattare?”. Solitamente tendiamo a rassicurarle dicendo che il momento giusto è quello in cui si è convinte che è arrivato il tempo di accettare il distacco dal proprio bambino e iniziare un nuovo modo di relazionarsi. Occorre far capire che può iniziare una nuova modalità di amare, non meno intensa. L’importante è aspettare il tempo giusto poiché non deve essere un obbligo, deve essere un gesto il piu possibile naturale che non toglie ma casomai rinforza il legame madre-figlio. Questo tipo di cambiamento di prospettiva va prima accettato ed elaborato dalla figura materna e poi di conseguenza viene trasmesso al piccolo. Per questo motivo  insistiamo sul fatto che ogni madre ha il suo tempo all’interno del quale deve essere supportata anche dalla figura paterna per un nuovo tipo di relazione. Ci teniamo a sottolineare che la madre non deve avere la sensazione di perdere il proprio piccolo, anzi il distacco dal seno deve rinforzare il legame già esistente ed unico che ogni madre ha con il proprio figlio.

Si tratta di uno dei primi distacchi che segna la crescita del proprio bambino che  scatena emozioni molto importanti.

Quando si aspetta il secondo..

secondo-figlioMammeCheFatica dedica questo post alle mamme in attesa del loro secondo figlio/a. Se da una parte vi è più consapevolezza (“so bene quello che mi aspetta”) dall’altra vi è una forte preoccupazione: quella di non riuscire a dare il senso di unicità al figlio maggiore e di doversi dividere tra i due fratelli. Come fare quindi a gestire il nuovo mènage familiare? Col tempo si verrà a creare un nuovo equilibrio che però è bene provare a definire (almeno in parte) nel periodo della gravidanza per preparare il fratello maggiore al grande cambiamento facendo in modo che possa accettare il nuovo nato senza troppe forme di gelosia e sofferenze di varia natura.

In questo fase di transizione è fondamentale il ruolo attivo del papà che con la sua presenza è in grado di occuparsi del primogenito, rassicurarlo e infondergli fiducia. Troviamo sia giusto condividere un libretto che affronta questi temi e parlarne senza aggiungere troppo stress o ansia però. Preparare insieme dei giochini o un disegno per l’arrivo del fratellino o della sorellina è un gesto importante e utile non solo per il bambino ma anche per gli adulti coinvolti emotivamente. Sarà una nuova avventura per tutti da vivere e scoprire giorno dopo giorno tra prove ed errori.

 

Si, viaggiare fin da piccoli…

famiglia in viaggio“Si, viaggiare” intonava il buon Lucio Battisti. Viaggiare con dei bebe’ o dei bambini piccoli della fascia di eta’ compresa tra i due mesi e i 36 mesi e’ possibile ovviamente tenendo in considerazione alcuni punti fondamentali.

– se si sceglie una meta lontana informarsi prima di partire sulla situazione sanitaria del paese ospitante.

– individuare come primo viaggio una destinazione piuttosto easy e comoda sia per la mamma che per la gestione del piccolo

– avere cura di non esagerare e sconvolgere troppo gli orari sonno/veglia. Anche se apparentemente non sembra, ma i neonati sono molto sensibili ai cambiamenti

– solitamente se la madre e il padre sono tranquilli e poco ansiogeni di conseguenza il piccolo sara’ piu’ disteso e rilassato e in grado di accettare in modo positivo i cambiamenti

– portate con voi lo stretto indispensabile ed eliminate il superfluo. Il vero viaggiatore e’ fatto cosi’!

Infine: Si,vViaggiate! Se ve la sentite, se potete, poiche’, se si abituano fin da piccoli, da grandi avranno delle risorse in piu’: una maggiore capacita’ di adattamento all’ ambiente, una migliore capacita’ di problem solving e sicuramente una maggiore predisposizione alla socializzazione e alla condivisione. Last but not least, avranno l’occasione di assaggiare cibi nuovi e impareranno a mantenere una certa curiosita’ verso tutti i cibi e non solo quelli della propria mamma!!!!!

Tutti valori fondamentali dal nostro punto di vista, non solo psicopedagogico, ma anche umano.

Viaggiate veramente perche’ come sosteniamo noi  di MammeCheFatica: “Viaggiare e’ vivere due volte”!

Poter conoscere posti nuovi e poter esplorare nuove mete sono occasioni uniche che verranno ricordate anche da grandi.

Buon Viaggio!

Oggetti transizionali

linusForse qualcuno di voi ha sentito più volte il termine: “oggetto transizionale”, ma davvero sappiamo cosa significhi? Si tratta della famosa copertina di Linus, un oggetto, non necessariamente bello, ma con un valore simbolico importante. Un orsacchiotto, una pezza, una bambolina o un ciuccio hanno infatti il significato di rappresentare la figura primaria. Il pediatra e psicoanalista inglese D. Winnicott ha teorizzato questo fenomeno tipico della prima infanzia per cui i bambini considerano quell’oggetto concreto inanimato come un simbolo del rapporto con la madre, quindi ricco di affetti. Per questo motivo possiamo comprendere l’importanza attribuita a tali oggetti dai bambini; proviamo ad empatizzare con la loro reazione che a noi può parere esagerata quando l’ oggetto si rompe, o si è perso o la mamma ha deciso di metterlo in lavatrice! Rispettiamo il significato che viene attribuito a questi oggetti, e, anzi, valorizziamoli al fine di rendere i bambini gradualmente più autonomi dagli adulti.

I papà sono indispensabili!

papàInnanzitutto tanti auguri a tutti i Papà! Che spesso vengono poco valorizzati perchè adombrati dalla figura delle Mamme. E invece, MammeCheFatica lo sostiene da sempre, hanno un ruolo importantissimo in famiglia da sempre. Quando il figlio è piccolo, sostengono la madre e il suo percorso di conoscenza del neonato, ricordandole contemporanemente di non essere solo madre, ma anche donna/moglie/compagna.

Quando il figlio cresce sono dei fantastici compagni di gioco che spronano alla fantasia, al movimento e all’esplorazione (al contrario della figura materna che invece tende di più a contenere e accudire). Ciò non significa che i Papà non possano essere “coccoloni” e sensibili, ovviamente. Ben vengano papà anche con queste risorse! Ma ricordiamoci che hanno anche un ruolo normativo essenziale: pongono i limiti e le regole che favoriscono una crescita sana del piccolo fino all’adolescenza, altro momento in cui i papà sono fondamentali.

W i Papà!

Iniziamo la settimana con…

libroIniziamo la settimana con un bel libro, quello di Valeria Parrella, intitolato Tempo di Imparare“, (ed. Einaudi, 136 pagine,17 euro).

Perché ne parliamo: è un libro che parla del rapporto di una madre con un figlio disabile, un tema delicato e sottile spesso ignorato e dimenticato. Si tratta di un lungo e faticoso percorso (ad ostacoli) di una madre che lentamente accetta e metabolizza un figlio che è appunto diverso. “Le 12 fatiche d’Ercole che la madre di un bambino disabile deve affrontare”.

Ci è piaciuto perché: Perché ci è piaciuto questo libro? Perché ribalta completamente il concetto generale genitori-figli. Solitamente siamo abituati a pensare che i figli sono coloro che imparano, mentre invece i genitori sono coloro che insegnano; Invece nel mondo delicato della disabilità questo stereotipo viene capovolto: è la madre che deve imparare del figlio, assorbirne i ritmi, accettare i limiti, avere una nuova concezione del tempo.

Se siete sensibili all’argomento, vi invitiamo a leggerlo.

 

Mammechefatica parla di..Homeschooling..

 

Quest’oggi Mammechefatica parla di Homeschooling…ecco i nostri pareri a riguardo.

La psicologa sostiene che i bambini apprendano meglio a scuola, a contatto con i coetanei e con un’ insegnante che svolge questo ruolo di professione ed è dunque a conoscenza de metodi didattici più efficaci. Inoltre spesso genitori e figli, indipendentemente dal buon rapporto che li lega, discutono fra loro facendo aumentare l’ansia da prestazione nel bambino. Permettendo invece a qualcun altro di svolgere il ruolo di insegnante e riappropriandosi così di quello di madre o padre, si aumenta l’autostima e la motivazione nel figlio.

La pedagogista afferma che i bambini hanno bisogno di instaurare nuove relazioni e di socializzazione al di fuori del contesto familiare. Ridurre e limitare queste forme significa limitarne l’autonomia e l’indipendenza del bambino stesso. Inoltre nell’Home Schooling nella maggior parte dei casi è il genitore che chiede al bambino cosa fare e che argomento privilegiare. Si tratta di un atteggiamento adulto di tipo insicuro che al contrario deve saper porre dei limiti e trasmettere l’uso delle regole all’interno  della società- la scuola- appunto.

Un aspetto positivo è invece il maggior contatto con la natura, e i tempi più dilatati incentrati sulle necessità reali del bambino stesso. Ma riteniamo comunque che l’esperienza altamente socializzante della Scuola e il contatto umano con realtà differenti (non solo i fratelli o le sorelle) siano fondamentali per il bambino come approccio alla vita.

E voi mamme e papà cosa ne pensate? Ci interessa il vostro punto di vista da genitori…

Mio figlio sta crescendo bene?

 

Nessuno può dire quando la crescita fisica di un bambino sia normale o no innanzitutto perchè questo è un termine molto arbitrario. Il pediatra utilizza le curve di crescita per capire quanto il piccolo sia nella media della maggior parte dei bambini. La crescita, elemento di forte ansia per ogni madre, è il risultato di molto interazioni fra alimentazione, fattori genetici, fattori ambientali, influenze ormonali, benessere psicologico ecc..Non è da sottovalutare infatti che alcune situazioni stressanti di infelicità, solitudine, ansia e paura che sorgono, ad esempio, in seguito a tensioni familiari, possono influenzare negativamente anche la crescita corporea. Per comprendere se questi elementi di stress siano responsabili di un rallentamento della crescita si deve tuttavia attendere il momento in cui la crescita stessa recupera dopo aver superato la difficoltà in questione.

Il coraggio dei padri: crescere un figlio autistico

 

Da poco è uscito il libro di Gianluca Nicoletti, dal titolo: “Una notte ho sognato che parlavi. Così ho imparato a fare il padre di mio figlio autistico“, edito da Mondadori, (14,03€).

Di cosa tratta: della vita quotidiana di Tommy, un adolescente autistico e di suo padre, un uomo coraggioso che ha avuto la forza di sostenerlo e prendersi davvero cura di lui.

Perchè ne parliamo: è la storia vera raccontata da chi vive ogni giorno lo sforzo, la difficoltà, la disperazione e la sofferenza. Gianluca racconta onestamente le fatiche incontrate riguardanti la sessualità, la pubertà di Tommy e del cambiamento del loro rapporto con il tempo.

MammeCheFatica lo consiglia perchè: nonostante ci siano moltissimi scritti su questo tema, si parla ancora troppo poco delle difficoltà che si incontrano con il passaggio all’adolescenza di questi bambini così silenziosi, incomprensibilmente attratti dagli oggetti. Quanto possiamo imparare ancora da Tommy e da suo padre?

Commovente: si legge tutto d’un fiato.

Intervista a Loredana Lipperini

 

MammeCheFatica è lieta di intervistare Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice e autrice, in occasione dell’uscita del suo nuovo libro Di mamme ce nè più d’una (ed. Feltrinelli, 15€)

MammeCheFatica intervista Loredana Lipperini

Perchè questo libro, e perchè proprio in questo periodo storico? Perché, dopo essermi occupata di bambine e di vecchie, sentivo il bisogno di occuparmi di madri, in un momento in cui l’icona del materno sembra essere tornata fortissima. Per icona del materno intendo una vera e propria virata dell’immaginario verso la maternità come destino e non come scelta, e la reiterazione di due soli modelli di madre: quella ad altissimo contatto che rinuncia a tutto per sacrificarsi al figlio, e la madre acrobata che concilia lavoro e famiglia col sorriso sulle labbra. Ne esistono migliaia, non due.

“Ma invece di unirsi le donne si spaccano”..come fare a restituire alle donne (madri e non) una sensazione di far parte della stessa collettività, con le stesse esigenze e gli stessi desideri? Parlandone. Negli Stati Uniti il dibattito sulla maternità e sulle childfree è molto più avanzato rispetto all’Italia, dove i due schieramenti materni (naturialiste versus madri acrobate) si fronteggiano all’arma bianca su forum e blog. E chiedendo, insieme, i diritti di cui tutte devono poter usufruire. Solo in una società dove ci siano asili nido, possibilità di ottenere gratuitamente sia il parto in casa sia l’anestesia epidurale, e dove l’accesso al lavoro per le madri non sia un percorso a ostacoli, si può scegliere davvero liberamente.

Come fare a superare lo stereotipo della donna ‘madre per forza e a tutti i costi’? Smontando gli stereotipi ogni volta che se ne ha uno davanti.

Grazie Loredana, alla prossima!

N.B. vi ricordiamo che abbiamo recensito il nuovo libro dell’autrice qui.